Concerti Magazine Venerdì 19 maggio 2006

Discriminazioni nel locale?

Vorrei rendere noto un episodio di discriminazione razziale avvenuto la sera di sabato 13 maggio all’ingresso del locale .
Io e un gruppo di amici stavamo entrando quando uno di noi, Mamadou, di origine senegalese, del tutto sobrio e vestito in modo assolutamente normale, è stato fermato dal buttafuori con un brusco tu non puoi entrare. Alla sua richiesta di spiegazioni il buttafuori ha risposto che non poteva andare dentro perché non lo conosceva.

Qualche secondo prima, però, aveva lasciato entrare un’altra nostra amica (bianca e italiana), che è tornata indietro facendogli notare che neanche lei era conosciuta, ma che l’aveva lasciata passare tranquillamente! Di fronte a questa vistosa differenza di trattamento io e i miei amici abbiamo domandato il perché e il buttafuori ha risposto che Mamadou era uno di loro e che doveva conoscerlo per farlo entrare.
Alle nostre richieste di che cosa volesse intendere con "loro" (stranieri, immigrati, negri?) il buttafuori si è trincerato dietro al silenzio, come ha fatto quando gli abbiamo chiesto il suo nome e il cognome, comportamento di certo non troppo coerente con la sua convinzione di non aver fatto nulla di sbagliato.

Ma alla fine poco importa sapere il nome del singolo, visto che è stato spalleggiato e difeso da un’équipe di altri tre buttafuori che hanno tollerato e sostenuto il suo gesto discriminante barricandosi dietro a “ordini superiori”, o con affermazioni di scherno come “ma siete tutti della bottega solidale?” o ancora basandosi sul fatto che un gruppo di “loro” avesse sfasciato il locale la stagione precedente.

Alla situazione già vergognosa di per sé, si aggiunge il particolare al limite del tragicomico che Mamadou è una delle persone più pacifiche e meno interessate alle risse che noi conosciamo, come sicuramente sono convinti i numerosi compagni di filosofia con cui frequenta il terzo anno e gli ambienti culturali e associativi in cui è attivo da parecchio tempo.

Dopo aver domandato ripetutamente ai buttafuori un incontro con i gestori, che ci indicavano come i responsabili di questa politica di selezione all’entrata in base al colore della pelle, non ne abbiamo ricavato neanche i nomi. Per fortuna, però, un ragazzo che era uscito con noi ne conosceva uno ed è entrato a chiamarlo.
Il responsabile dapprima ha creduto molto superficialmente di chiudere la questione permettendoci di entrare; quando poi ha capito che ci aspettavamo qualcosa di ben diverso, si è avvicinato a Mamadou e si è scusato del comportamento del buttafuori (che invece è rimasto lontano e irraggiungibile, attorniato dai suoi colleghi) negando ogni minimo incoraggiamento a fare cernite sugli avventori del locale in base alla provenienza geografica o al colore della pelle, cosa che comunque non lo solleva dalla responsabilità di avere assunto un gruppo di persone razziste.

Oltre a voler testimoniare la vergogna e l’amarezza che mi provoca il fatto di assistere ad odiosi episodi del genere in una città come Genova, che per tradizione è sempre stata lontana dalle discriminazioni e dagli atti di razzismo, vorrei comunque che si conoscesse questo comportamento dello staff del Banano Tsunami, dove io e i miei amici non metteremo sicuramente più piede.

Maria Elisabetta Pisaturo

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