La famiglia secondo Kim Rossi Stuart - Magazine

Cinema Magazine Giovedì 18 maggio 2006

La famiglia secondo Kim Rossi Stuart

Nelle foto, Kim Rossi Stuart @ Genova

Magazine - «Ciao, sono davanti al cinema Sivori. Non crederai mai insieme a chi…». Cellulare alla mano, una ragazza commentava così l’inaspettato incontro con . Lui, abbronzato e disponibile, ha risposto alle domande dei giornalisti e non si è sottratto al piccolo bagno di folla.
L’ex ragazzo dal kimono d’oro era oggi, giovedì 18 maggio, a Genova nell’inedita veste di regista cinematografico. La sua opera prima, Anche libero va bene, prenderà parte alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2006: «per me è un’esperienza nuova, pur avendo già partecipato al Festival nel ’94 come interprete del film Senza pelle. Questa volta l'atmosfera sarà diversa: vado in Francia tranquillo e molto felice per il coronamento di un sogno».

Anche libero va bene è un film che non può lasciare indifferenti. Renato, interpretato da Rossi Stuart, è un padre single: la moglie Stefania (una toccante Barbora Bobulova) è una donna caduta vittima delle proprie fragilità. Sceglie infatti la strada della fuga lasciando soli marito e figli. L’adolescente Viola e il piccolo Tommi si ritrovano a dover condividere gioie e problemi - tanti - con un padre che li ama disperatamente.
«Ho raccontato questa storia a modo mio», ha spiegato Kim, «in modo scarno e realistico. Renato e Stefania non sono due genitori modello e l’infanzia non è un periodo semplice da vivere: credo che chiunque ritrovi qualcosa di sé nei personaggi del film». Uno dei messaggi che Kim Rossi Stuart ha voluto trasmettere è che «i figli devono essere accolti più che forgiati». Il ruolo della madre è poi fondamentale: «Stefania ama i suoi figli, ma l’urgenza di fuggire da sé stessa è più forte. Ho scelto Barbora perché perfetta per quel ruolo. Ho scoperto in lei una levità che mi ha affascinato».

Ma il vero protagonista di Anche libero va bene è Tommi, interpretato da Alessandro Morace: è attraverso i suoi occhi che lo spettatore vede il mondo, con le sue brutture e le speranze che accompagnano l’infanzia. «Ricorderò sempre l’incontro con Alessandro: non si faceva notare perché non ama stare al centro dell’attenzione. Mi ha incuriosito il suo sguardo e quella piega che compare ai lati della sua bocca quando sorride… ma davanti alla telecamera si sentiva a proprio agio perché libero di esprimersi». Così, nel corso delle riprese, tra regista e attore è nato un legame forte, «burrascoso, anche», ha sottolineato Rossi Stuart. Per i giovani interpreti non esisteva un copione: «non volevo che ne fossero influenzati. Ho preferito che assimilassero il percorso del loro personaggio».

Kim ha sempre desiderato cimentarsi nel ruolo di regista: «da almeno 20 anni scrivo monologhi e storie brevi, ma non è stato facile trasformare un’ambizione in realtà». Rossi Stuart è stato diretto da registi del calibro di Gianni Amelio, Michelangelo Antonioni e Wim Wenders; questo gli ha certamente permesso di captare i segreti della difficile arte della regia: «ho cercato di “rubare” il più possibile ai maestri con i quali ho lavorato. Ho dovuto imparare ad organizzarmi e ad agire senza pensare troppo: il tempo sul set è sempre troppo poco…».
Sono insomma passati i tempi del Kim Rossi Stuart idolo indiscusso delle teen-ager italiane. Oggi l'attore romano si districa agilmente tra cinema, teatro e televisione. Ma lui, ripensando a quei tempi, sorride sornione: «allora tendevo a scappare… in realtà è stata un'esperienza divertente».

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