Concerti Magazine Giovedì 22 febbraio 2001

Tolof Tolof

Magazine - Africa. Africa. Africa.
Quella che viviamo ogni giorno per le strade, sulla faccia nera di sconosciuti.
Quella che leggiamo sui giornali, che vediamo in fila davanti alle questure. Quella che ci vende ombrelli o fazzoletti. Quella che si fa Italia.
Ho voglia di Africa: di deserti, di cibi, di ritmi, di odori, di gente.

Al 262 c’è il Senegal. E io ci vado.
Mi accolgono suoni di tamburi, Federica e Assane.
Assane è sorridente e ha voglia di parlare del suo paese. Quando arrivo è la danza al centro del discorso: "I senegalesi ballano con l’intento di volare. Mentre nei paesi più a sud, in Costa d’Avorio o in Nigeria, la danza si sviluppa attraverso l’osservazione e l’imitazione dei movimenti degli animali.” E la musica? – gli chiedo - “La musica è la stessa da secoli, non ha subito l’influenza della modernità”. E Di cosa parlano i testi delle vostre canzoni? “Molte parlano della lotta contro la dominazione francese, altre d’amore…”.
Ma ecco che davanti a me si materializza Marr, che incomincia a cantare con la sua lingua sonora, costruita vocale dopo vocale. La voce, piena, racconta la storia di un emigrato, che dopo essere stato anni senza tornare al villaggio, fa ritorno e trova tutto cambiato: i suoi genitori sono morti e anche sua moglie non c’è più. Ma Butuelé non si scoraggia e inizia così a vagare per i boschi, urlando il nome di sua moglie. L’urlo presto si trasforma in canto, in litania, e dopo giorni o forse mesi di ricerca, una voce risponde a quel richiamo. “Eccomi”, canta la donna. E i due amanti si ritrovano.
Grazie. E Marr va a cambiarsi. Io lo seguo su per le scale, voglio vedere un po’ cosa succede dalle parti del concerto e poi mi hanno detto che si mangia…
Gente non ne trovo molta, ma in un angolo vedo due giovani che distribuiscono Jassa, piatto tipico senegalese a base di riso, pollo, carote, sedano, cipolle, patate e olive. La bevanda rossa che pensavo fosse vino è invece Karkadé e mentre lo bevo penso che le tisane Pompadour sono una fregatura.
Non ho ancora finito di bere quando mi accorgo che il concerto sta per iniziare. La gente si accalca davanti al palco, i musicisti entrano in scena tutti insieme, mentre un tamburo annuncia ciò che sta per accadere, con suoni decisi e potenti. La musica è travolgente: tutti ballano. Ed è una danza felice per corpi liberi, che sudano, che scuotono, che odorano. Alla faccia di tutta la disco dance del mondo e al suo erotismo da Super Market.

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