Vecchi e nuovi media a confronto - Magazine

Attualità Magazine Martedì 16 maggio 2006

Vecchi e nuovi media a confronto

Nella foto in alto, in primo piano, sulla destra, Fabio Ginnetti accanto a lui Franco Carlini, Giuliano Galletta, Lanfranco Vaccari e Marco Formento

Magazine - Genova. La carta stampata trema. Trema per via del vento, trema per via che la si legge in treno, in bus, camminando. L’internet invece va avanti spavaldo dall’alto dei nostri monitor, che non di rado riluccicano e ci stancano la vista. Chi avrà la meglio? È la domanda che purtroppo ancora in molti si pongono, ma che per fortuna gli esperti hanno già superato, parlando di complemetarietà dei media e di convivenza e interazione reciproca proficua. Di questo si è parlato nel tardo pomeriggio di mercoledì 17 maggio 2006, nella Sala del Minor Consiglio, a Palazzo Ducale, in un nuovo approfondimento, dal titolo L’informazione diffusa. La mutazione dei media nell'era di internet, creato per i centoventi anni di storia de “Il Secolo XIX”, accanto alla mostra , allestita nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, fino al 26 maggio (ingresso gratuito). Una tavola rotonda a cui hanno partecipato personalità della comunicazione e dei media moderate dal giornalista de "Il Secolo XIX" Giuliano Galletta: Franco Carlini, guru dell’internet e direttore di Monthly Vision; Marco Formento, amministratore delegato “EpWeb”; Fabio Ginnetti, direttore relazioni istituzionali territoriali “Fastweb”; Lanfranco Vaccari, direttore de "Il Secolo XIX". Solo non si è visto il massmediologo Carlo Freccero, in altre faccende trattenuto.

«Un titolo – esordisce Giuliano Galletta – che è un po’ come dire “il mondo istruzioni per l’uso”. Discutere di come cambiano i media nell’era dell’internet significa dirsi come va il mondo». Galletta lancia un primo distinguo: «esiste l’informazione-diffusa e l’informazione-spettacolo. La prima nasce proprio dalla rete e dà la possibilità a chiunque di diventare protagonista, lo vediamo con i blog, i siti individuali ecc. Dall’altro c’è l’informazione che fa spettacolo, una questione piuttosto delicata che riguarda soprattutto la TV». Secondo Galletta quello a cui stiamo assistendo è un cambiamento lento, un’ibridazione, non una rivoluzione, in cui «tutti i media si amalgamano», in un modo che in fondo non è tanto lontano da ciò che è già accaduto in passato e che si può far risalire alla competizione tra fotografia e pittura. Ma dov’è la notizia? E sono ancora protagonisti della comunicazione i giornalisti? Secondo Galletta le notizie sono nelle mani delle grandi agenzie di stampa e dei network televisivi. Questi però non danno garanzie rispetto a quanta parte delle informazioni divulgheranno. Se quindi i media tradizionali restano fonti più certe e verificabili, dall’altra parte l’internet concede maggior spazio anche a informazioni che potrebbero essere state cestinate o addirittura censurate.

La parola passa all’esperto, Franco Carlini che, cogliendo tra il pubblico, qualcuno con il portatile accesso e intento a prendere appunti parte di slancio in medias res e ci mette a confronto con l’attualità che viviamo e che 15 anni fa era impensabile. «1 abitante su tre al mondo naviga in rete. E come tutti i terremoti, l’internet ha provocato molte ansietà, specie là dove c’era un modello consolidato di organizzazione». E ci viene da dire meno male che è arrivato l’internet a rompere le file gerarchiche di una comunicazione divenuta autoreferenziale fino agli eccessi, quasi non-vedente, indifferente rispetto ai bisogni e al sentire del lettore, totalmente chiusa su stessa e a volte così macerata nella competizione intestina fra testate, addirittura meschinamente invidiosa, fino a risultare superata e non necessaria, perché incapace di guardare stando dentro la società, collocata com’è in un suo altrove. L’effetto distruttivo provocato dall’internet, prosegue Carlini, «è quello di qualcosa che irrompe e destruttura. Ma è anche una tecnologia abilitante, per esempio nella frequentazione dei propri simili» per stringere nuove amicizie, fare affari, o semplicemente socializzare l’internet e l’email ci hanno reso la vita un messaggio atteso e la buca della posta, quella vecchia, è diventata solo ricettacolo di spam e bollette, tasse da pagare o azioni minatorie (forse esagero?).

Carlini oltre a essere un esperto di nuove tecnologie è anche un raffinato pensatore e come tale propone osservazioni che paiono scontate, ma risultano profonde: «Il processo di trasformazione non è un processo così tranquillo. C’è di fondo un problema di linguaggio. Davanti al computer ci si protende, davanti alla TV ci si distende. Ogni modalità richiede dei formati diversi» e noi ci impadroniamo del nuovo, rendendolo funzionale a nuovi atteggiamenti». Fino alle payTV, tutto era passivo, ora meno (come ha osservato Ginnetti, sottolineando però che questa è una pratica mutuata proprio dall’internet). C’è bisogno di guide è questo in sintesi il messaggio di Carlini, «abbiamo bisogno di intermediari della comunicazione», qualcuno che recuperi il sapore e l’atmosfera dei diversi contesti, rispettando la località sulla globalità. L’apologia è verso le pagine locali, in un media generalisti, dove la comunità può ritrovarsi e riconoscere il proprio tessuto civico-sociale. «Dobbiamo dare di più», conclude Carlini «aiutando la gente a dare un senso alle cose, collocandole nel giusto contesto».

Formento e Ginnetti fanno il punto dell’innovazione. Se Formento saluta il binomio quotidiano cartaceo e online, impensabile fino a pochi anni fa, sollecita un’armonizzazione e differenziazione dei diversi canali, cogliendo i grandi trend del cambiamento. Ginnetti punta il dito sui processi di proliferazione e di concentrazione, che si susseguono in coincidenza di ogni grande innovazione tecnologica. Lanfranco Vaccari, a cui Galletta sollecita una conclusione, decide di concentrarsi sui quotidiani e sul loro stato di salute, non proprio florido. «Hanno perso l’esclusiva dell’informazione – dice- e anche quella della conoscenza. Una volta erano tramiti necessari tra lettori e mondo». Insomma come l’autore ha perso autorità con Roland Barthes, così i quotidiani devono rassegnarsi alla perdita di autorevolezza. E cosa sarà mai? Quello che è certo è che i giornalisti devono evolvere verso il pensiero critico e proporre chiavi di lettura e raccordi storico-culturali che superino la notizia e la ricollochino nel giusto quadro d’insieme.

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