Magazine Martedì 16 maggio 2006

Baci e abbracci, Claudia



Discorsi da spogliatoio?
Premetto che questa settimana ho voglia di rivolgermi soprattutto alle donne. Anche agli uomini, per carità, ma come diceva una volta la Carla Lonzi, una femminista piuttosto famosa: queste sono cose da donne. Gli uomini stiano fuori. Invochiamo ancora per una volta, solo per questa, il separatismo.

Tempo fa mi trovavo a fare uno di quei periodi di palestra che per me durano massimo due mesi. Lezioni di aerobica. Che poi adesso le lezioni non si chiamano mica più solo “aerobica”. High impact total body, slide, spinning, step, tone up, total body work out, ultra abdominal. Questa ultima roba dal nome inquietante non è altro che fare addominali fino a che schiatti mischiata ad esercizi di allungamento per migliorare la postura. Ci vuole un glossario o qualcosa che ti spieghi che diavolo vogliano dire tutte quelle cose.

Intanto entri e ti fanno una specie di indagine che si chiama valutazione funzionale. Una sorta di esame delle tue qualità fisiche che permette di fissare degli obiettivi. Ti valutano in base alla tua capacità aerobica, flessibilità, agilità, mobilità articolare, forza, resistenza muscolare. Dopo tale verifica normalmente mi sentivo particolarmente frustrata. Ma stringi i denti e cominci. C’è anche il periodo in cui inizi a ingranare e allora ti gasi e per un po’ ti senti una strafiga perché la pancia ti è scesa di un centimetro, i fianchi anche, le scale le fai senza il fiatone e hai pure calato il numero di sigarette. Poi, almeno per me, subentra quel periodo in cui proprio non ne posso più. È quando comincio a farmi delle domande del tipo, ma che è, mi pagano? No, io pago loro. E allora smetto.

Ricordo di una sera, in cui mi sono trascinata nello spogliatoio talmente stanca da avere le visioni, dopo una faticossissima lezione di non so più che. Di quelle che ti massacrano, per intenderci. Ero così stanca che non riuscivo neanche ad arrivare alle docce. Per cui mi sono seduta su una panca per riprendermi e ascoltavo i discorsi delle altre più pimpanti compagne di corso. E cosa si fa in uno spogliatoio? Ci si mette a nudo. E di che si parla? Di uomini, tanto per cambiare. C’era una che raccontava del suo ultimo fidanzato. Vi assicuro che non era una ragazzina. I suoi primi anta li aveva tutti.

È troppo buono, diceva. Capisci, lui è molto disponibile e mi fa un sacco di regali.
Ma vaaa?, facevano coro le altre.
Sì, e poi è così fastidioso, sempre con gli occhi su di me. Non fa mai niente per farmi incazzare. Tutto ciò mi irrita. Beh, hai ragione, quando sono così è la morte civile!
Certo. In fondo io l’ho capito. Se non sono stronzi, io non li voglio.
Hai ragione. Anche io ho bisogno di rincorrerlo un uomo. Se non mi fa soffrire almeno un po’, non mi interessa.

Ero allibita. Confusa. Quasi sconvolta. Ma è davvero così? Le donne sono ancora a questo punto? Si è ancora in cerca del macho cacciatore che ci tratti malissimo, che ci trascuri e ci faccia sentire fragili e inermi, ma al quale in fondo poi si perdona tutto purchè alla fine ritorni? Se davvero siamo ancora in questa posizione, praticamente a pecora, non è che abbiamo fatto tanta strada.
Il mio compagno mi ha detto. Ma Claudia, eddai, non è proprio così. Ci sono anche uomini che corrono dietro a donne terribili, quando la loro parte femminile prevale con l’innamoramento. È vero. Ci sono anche uomini, qualcuno lo conosco, che si comportano in questo modo. Ma diciamolo, sono una minoranza.

E allora, comunque, io mi domando due cose:
perché la parte femminile, nel 2006, deve ancora rimanere legata a canoni culturali e sociali per cui viene identificata con la donna che buona buona se ne sta a casa ad aspettare, a comprendere e a tutto perdonare?
Siamo forse tornate indietro? Le ragazze degli anni sessanta/settanta non hanno forse combattuto per un’identità femminile più consapevole e forte?

No, io non credo che siamo a pecora. Forse alcune donne devono fare ancora un po’ di strada. Ma io sono un’inguaribile ottimista. Di quelle che pensano che le donne hanno sempre una marcia in più ed energie da vendere. L’importante è dirigerle nella maniera giusta.
Non credete, amiche?

Claudia Priano
di Daniele Miggino

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