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Attualità Magazine Lunedì 15 maggio 2006

W i Presidenti!

Magazine - Ci eravamo lasciati con l’eco delle polemiche infantili di una classe dirigente, e ci ritroviamo più o meno nella medesima situazione. Di diverso ci sono solamente i presidenti delle tre più alte cariche dello Stato: Repubblica, Senato e Camera, che li scrivo in maiuscolo per rispetto di questi famosi padri costituenti di cui tutti parlano senza capire di chi, e soprattutto di cosa parlano.
Purtroppo le cariche istituzionali da assegnare erano solamente tre, anche perché quei "somari" che scrissero la Costituzione non previdero un futuro avido di ambizioni personali ed arido di interessi comuni. A seguito di tale infausta scelta - imperdonabile non aver previsto quanto meno un turn-over - alcuni autorevolissimi esponenti politici rappresentanti dell'1 o del 2% del popolo italiano, più o meno parenti ed amici e nemmeno tutti, dovranno accontentarsi di qualche ministero anche perché, in caso contrario, l’urlo “Tutti a casa” potrebbe risuonare in modo assordante.

Come in una escalation stile lotteria di paese, con tanto di finta suspance, al terzo posto, ovvero medaglia di bronzo, leggasi presidenza della Camera, Fausto Bertinotti! Applausi e fischi come da copione all’annuncio di un vero Komunista eletto ad arbitro degli illustri colleghi. In realtà al fatto di essere la versione mediterranea di Lenin non crede nemmeno lui, ma tutto quanto fa folklore. Di interessante va rilevato che Montecitorio, dopo essere stato per cinque anni nelle mani del giovanissimo cinquantenne Casini, è ritornato nelle mani di un over-sessanta.
Al secondo posto, quindi medaglia d’argento e Senato italiano, Franco Marini (per qualche burlone Francesco), che in volata stacca il sempreverde Giulio Andreotti. Uno tosto, quest’ultimo, uno che è nato ai tempi del treno a vapore, uno che nella vita ha quasi sempre preso i treni giusti, uno che quando non è riuscito a prenderli, i treni sono deragliati trascinando nella catastrofe chi vi era salito al posto suo. Se fossi nel nuovo Presidente di Palazzo Madama, mi amputerei una mano e la legherei stretta ai coglioni, ovviamente i miei, non quelli degli elettori dell’Unione.

Al primo posto, medaglia d’oro e poltrona d’onore al Quirinale, Giorgio Napolitano, e possano squillare i tamburi. Compreso quello del baffetto più silurato d’Italia, quel Massimo D’Alema unico tra tutti i vincenti a scendere dalla giostra con le ossa rotte. Universalmente considerato il più intelligente del lotto, e ripetutamente sconfitto nel corso degli anni, al punto che viene da chiedersi se lo prendono tutti per il culo quando gli dicono che è il migliore, oppure se per caso, in un mondo vuoto come un fotoromanzo, l’intelletto non diventi un handicap. Si rifarà anche lui con la Presidenza degli esteri che, a ben pensarci, gli darà la possibilità di viaggiare molto senza doversi incontrare o scontrare con furbetti del quartierino di ogni risma e parrocchia.

Restano nelle orecchie i lamenti di un’opposizione che grida al regime e che minaccia serrate, ben sapendo che a posizioni invertite avrebbe agito nella stessa maniera. Ed è proprio per questo motivo che dietro i lamenti già si odono i suoni sinuosi degli ammiccamenti.

Andrea Comparini aka Josef

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