Concerti Magazine Teatro Carlo Felice Venerdì 12 maggio 2006

Dodecafonica d'artista

Magazine - «Un artista è come un melo: quando è giunta la stagione comincia a sbocciare e poi a produrre mele. E come un melo non si pone il problema del valore che verrà attribuito ai suoi frutti dagli esperti di mercato, così il vero compositore non si pone il problema se i suoi prodotti piacciano o meno agli esperti. Sente che deve esprimere qualcosa e l’esprime: ecco tutto». Così scriveva Arnold Schönberg (Vienna 1874 – New York 1951), noto come il padre della dodecafonìa. Che, in altre parole, significa esprimere le stesse cose che esprimono gli altri ma con un altro sistema, abbandonando quello usato ormai da secoli: basandosi cioè su una sequenza di dodici suoni. Di Schönberg, se volete, potete ascoltare proprio il primo vero lavoro in stile dodecafonico: basta andare al Carlo Felice, lunedì prossimo, 15 maggio, alle 21, perché la ospita per la sua stagione il Quintetto Avant-Garde, da anni ormai accreditato come uno dei più promettenti complessi di strumenti a fiato.

In apertura di concerto ascolteremo infatti il Quintetto per fiati op. 26, scritto da Schönberg nel 1924. Siamo di fronte a un compositore che, proprio come un melo, si pone sulla scena dell’Europa del primo Novecento e subito segnata dalla guerra come un doloroso testimone, e che per farlo volta le spalle all’armonia tradizionale attuando l’assoluta parità, che qualcuno ebbe a definire “comunismo”, di dodici suoni. Era nata la scuola atonale viennese”, in cui la liberazione totale della dissonanza non dà ancora luogo ad altri principi e vincoli compositivi che sostituiscono quelli, ormai distrutti, dell’armonia tradizionale. È il momento dell’assoluta libertà, della sovversione totale, corrispondente allo stato d’animo di radicale liquefazione di un passato distrutto, imperante durante il primo dopoguerra nei paesi sconfitti dell’Europa centrale.

Ma non è tutto: perché, dopo alcuni esperimenti, è proprio nella composizione del Quintetto che è possibile ravvisare, nel marasma generale, i primi accenni di quel metodo di composizione per mezzo di dodici suoni in relazione unicamente tra loro, che afferma un nuovo principio di costruzione musicale, grazie ai più sottili artifici del contrappunto applicati alla serie delle dodici note.

Il concerto prevede poi due brani di Ludwig Van Beethoven (1770 – 1827): il Quintetto per fiati e pianoforte op. 16 e la monumentale Sonata per pianoforte op. 110 (solista . Due composizioni profondamente distanti, quasi un’alfa e un’omega del genio beethoveniano: si passa dal giovanile omaggio a Mozart (autore di un Quintetto per piano e fiati che Beethoven aveva appena ascoltato), fresco e senza troppe pretese, a un’opera estrema, scritta da un uomo solo, misantropo, completamente sordo, che Vienna stava “tradendo” a vantaggio di un italiano appena giunto in città, che stava spopolando con le sue opere, frizzanti come champagne: Gioacchino Rossini (ne riparleremo presto perché dal 19 maggio va in scena la sua Cenerentola!). È però un Beethoven che scrive musica per arrivare al cervello, ma a differenza di Schönberg, passando per il cuore e l’orecchio, degli uomini.

Il pianista Pietro De Maria ed il Quintetto Avant-Garde sono i protagonisti, sempre lunedì 15 maggio, anche di un appuntamento alle ore 18.00 alla Casa Paganini in un concerto della nuova serie – ad ingresso gratuito - Allegro con moto – ossia la parola agli esecutori.




Stagione Concertistica 2005 – 2006
Lunedì 15 maggio 2006, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice
Pietro De Maria, pianoforte
Quintetto Avant-Garde - Marco Zoni, flauto; Gianfranco Bortolato, oboe; Enrico Maria Baroni, clarinetto; Claudio Martini, corno; Guido Giannuzzi, fagotto
Arnold Schönberg (1874 – 1951)
Quintetto per fiati op. 26
Ludwig Van Beethoven (1770 – 1827)
Sonata per pianoforte in la bemolle maggiore op. 110
Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore op. 16
Biglietti da € 15 € 25, giovani € 10

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