AAA Coinquilino Cercasi - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 10 maggio 2006

AAA Coinquilino Cercasi

Magazine - Sto aspettando Cristina.
Appuntamento alle 7.30.
Le ho spiegato come arrivare fino a casa con dovizia e precisione come ho fatto per tutti gli altri.
Cristina e gli altri sono gli aspiranti nuovi coinquilini della mia famiglia milanese.
Da qualche giorno siamo rimasti orfani di Angelo che dopo 4 anni di condivisione è entrato a far parte della grande famiglia del mutuo a carico e ora si gode i suoi 120 mq di casa nuova a rate mensili.
Io e Stefano siamo quindi tornati a caccia, a caccia, come dice l’annuncio pubblicato online di un…

ragazzo/ragazza lavoratore
non fumatore/fumatrice
con cui condividere grazioso appartamento zona Loreto.
Telefonare ore pasti.


Tradotto, significa che cerchiamo una persona carina, carina che arrivi a casa stanca come noi la sera, che abbia voglia di mangiare qualcosa insieme e magari fare quattro chiacchiere. Qualcuno con cui condividere i biscotti per la colazione, il detersivo per i piatti, la lavatrice e il phon.

In questi giorni ho cercato di sistemare la casa al meglio dopo un trasloco che l’ha riempita di scatoloni e polvere, ho sistemato quella che era la camera di Angelo e che ora è solo uno spazio vuoto, lasciando aperta la finestra sul piccolo balcone per riempirla almeno di luce.
Cristina non è ancora arrivata, è un po’in ritardo e mi chiedo se lo sarà anche quando dovremo pagare le bollette o portare in cortile la spazzatura… non la conosco ancora ma comincio già a figurarmi una vita insieme.

D’altronde come si valuta un aspirante coinquilino? Sì e no si vede una persona per una ventina di minuti, mezz’ora al massimo. Si rispondono alle domande di rito sui costi delle bollette, sulla zona, sulle nostre e sue abitudini, si mostra la stanza da affittare bianca e vuota cercando di solleticare la fantasia di chi la sta guardando fermo sulla porta, blaterando di tende colorate, quadri alle pareti e magari un bel copriletto allegro.
Se la camera piace, ci si scambiano nuovamente i numeri di telefono e ci si saluta sulla porta con il più classico dei “Ti faremo sapere”. Quando la porta si chiude, un rapido scambio di sguardi con Stefano mi fa capire subito se la persona che è appena uscita sarà il nostro nuovo coinquilino o meno.

Stefano è arrivato quasi un anno e mezzo fa. Io e Angelo lo abbiamo scelto in maniera fortunosa. Ricordo che quando l’annuncio fu pubblicato ci tempestarono di richieste. Ci fu un viavai di studenti, lavoratori, studenti/lavoratori per più di una settimana. Eppoi la scelta ricadde su Stefano. Quando lo conoscemmo non ci sembrò né particolarmente simpatico né particolarmente loquace, ma ci colpì una sua domanda, qualcosa che nessuno ci aveva ancora chiesto. "Ma voi mangiate insieme la sera? Vi aspettate? Sapete… io cerco qualcuno con cui condividere non solo le bollette ma anche un piatto di pasta”.
E Stefano fu.


Era appena arrivato a Milano e aveva quello smarrimento tipico di chi si trova catapultato in una città nuova, con un lavoro nuovo e nessun posto dove stare, lo stesso smarrimento che avevo io la prima volta che misi il naso fuori dalla Stazione Centrale.
In pochi giorni fece un trasloco che era poco più che trasferire una valigia di vestiti da una pensioncina in cui si era momentaneamente sistemato nella sua nuova casa. E per quasi una anno e mezzo fummo: un calabrese, un sardo e una genovese, proprio come l’incipit di una barzelletta con il mio immancabile cucchiaio di pesto nel minestrone, l’insostituibile peperoncino di Soverato anche nel caffè e una bottiglia di mirto gelata nel frigorifero. E Cristina è sempre più in ritardo.

Stefano sta lavorando al PC. Ascolta piano una canzone che non riconosco ma ha un bel ritmo. Io resto seduta in cucina ad aspettare il richiamo del citofono e mi guardo intorno, guardo questa cucina che è una accozzaglia di mobili di qualcun altro, ma che è comunque anche la mia cucina. Guardo le tende che ha comprato Angelo, lo scolapiatti Ikea che ho portato io, le riviste di cucina che ispirano a Stefano le sue sperimentazioni culinarie del fine settimana. Guardo il tavolo da pranzo bianco smontato e appoggiato contro la parete. Io e Angelo lo abbiamo rilevato da una coppia di amici quando hanno traslocato e non siamo mai riusciti a metterlo insieme. E penso a questa casa tutta, una casa che è e sarà sempre in fieri come la mia camera che in due anni non ho ancora finito di arredare e che ha ancora qualche quadro appoggiato per terra in attesa di una sistemazione. Guardo questa casa di passaggio dove a testimonianza del viavai di questi anni rimangono oggetti appartenuti a qualcuno che non conosco e targhette cancellate e riscritte sulla buca delle lettere nell’androne.

Ieri ho cancellato l’ennesimo nome e ho lasciato un messaggio al postino avvertendolo che Angelo non abita più qui. Mi chiedo se il nuovo nome da scrivere sarà proprio quello di Cristina.
Suona il citofono.
Una voce allegra e sottile mi saluta e si scusa.
“Entra in cortile, Cristina, scala interna ultimo piano”. Le apro il portone e avverto Stefano mentre passi svelti salgono le scale.

Cristina Stradella

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