Magazine Martedì 9 maggio 2006

Le Legere: «Basta noir al pesto»

Un gruppo di autodichiarantesi Legere (poco di buono in genovese) si aggira per le strade letterarie della città divertendosi a mettere un po’ di scompiglio.
È nato con queste molto poco buoniste intenzioni Hanno ucciso Bocca di Rosa (Chinaski Edizioni, 144 pp., 9 Eu), opera prima di un trio di penne effettivamente feroci.
L’antefatto è più o meno questo: della formula noir campanilistico - e compagnia bella, tanto per capirci - tutto pesto, vicoli e Zena, che col suo dedalo di viuzze è luogo ideale per…, Le Legere si sono rotte. A modo loro, cioè di fronte a un aperitivo, hanno iniziato ad ordire il piano di attacco: «Stavamo prendendo un Tequila Sunrise quando abbiamo detto: “dai, perché non scriviamo un noir anche noi?"».

Tre teste diaboliche, altrettanti personaggi, ruoli chiave di questa storia. Fabrizio Sciaccaluga è un cameriere donnaiolo, che non gli devi toccare Zena, il Genoa, la focaccia, il De Andrè eccetera eccetera. Giobatta Perasso, suo amico fraterno, è l’esatto contrario: nichilista, sempre incazzato con tutto e con tutti, odia Zena e i zeneixi. Infine, Antonio Gramsci Parodi detto Pucci, che a dispetto del nome e della provenienza familiare ha un passato e un presente di sgherro filofascista-camorrista.

Una ragazza, che non è prostituta ma fa tutto quello che serve per farla sembrare tale, viene trovata uccisa. È Sonia, detta Bocca di Rosa, ed ha un legame con tutti e tre i maschietti.
Si sviluppa da questo fatto di cronaca un’indagine molto particolare: un misto tra un film pulp a là Tarantino e uno anni Settanta con protagonista Maurizio Merli (che, non a caso viene citato nel libro): ricordate Napoli spara, Napoli violenta?
L’atmosfera è un po’ quella. Non è che si è passati da un estremo all’altro, dal buonismo al cattivismo per forza? «Mah, forse sì. Ognuno ha i suoi miti, e a noi i polizieschi anni Settanta piacciono da matti», dicono.

Violenza e cinismo, ma anche satira. Una fantomatica Pesto editore e la sua punta di diamante, lo scrittore Piero Cattrame, entrano di prepotenza nella vicenda e vengono sbeffeggiati senza pietà. Ogni riferimento è chiaro.
Gli scrittori dicono che Fabrizio, Giobatta e Pucci sono loro alter ego, o quasi. Fabrizio, per esempio, che nella sua faciloneria è persino esagerato, è ispirato a persone vere: «Diciamo che di gente così in dieci anni di stadio, bar e quant’altro, ne ho sconosciuta parecchia. Ho fatto un mix, ma ho inventato molto poco», dice uno degli autori.

Ma che cos’è che non va a Genova? «È come quelle belle donne con due o tre difetti, che alla fine ti fanno scoglionare», dice una Legera. Tipo? «Uno è il mugugno, insopportabile; l’altro è il sospetto e la diffidenza matematica verso chiunque stia cercando di fare qualcosa di bello: come dire “ma cosa pensa di fare ‘sto qui, ma nu me rumpe u belin». Il collega rincara la dose: «È l'amore sfegatato della genovesità per la genovesità che abbiamo cercato di mettere alla berlina».

Hanno ucciso Bocca di Rosa è uscito da pochi giorni a Genova, e sta tastando il terreno in Lombardia. Pare stia vendendo bene. che “Fabrizio Sciaccaluga è una potenza”.
Intanto, chiediamo loro, ci sarà un seguito? «Sì, con Fabrizio che va a fare l’attore porno in Ungheria». Beh, preparatevi.
A prescindere da ogni giudizio sulla querelle noiresca, citiamo un giallo di ambientazione genovese che abbiamo recensito qualche tempo fa, e che proprio buonista non era: se non ci credete andate a vedere di Enrico Superina.
di Daniele Miggino

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