Magazine Lunedì 8 maggio 2006

Senza posa tra i piccoli editori

Torino. Quando qualche sera fa ci hanno rimbalzato in ben due cinema a Genova, ho desiderato che ci fosse nei dintorni una grande libreria aperta fino a tardi dove perdermi per il resto della serata. Perdermi nelle storie, nelle immagini di copertina, nelle scoperte dei titoli e degli autori: da un po’ di anni uno dei miei passatempi preferiti. Beh quella sera mi sono dovuta rintanare nella mia libreria, tra quei quattro titoli nuovi in attesa che tengo sempre, ma il giorno dopo ho trovato piena soddisfazione. Se infatti per ora di librerie aperte di notte non se ne parla, a Torino la Fiera del Libro (in chiusura oggi, lunedì 8 maggio) ha soddisfatto appieno quel mio desiderio per un tuffo nell’immaginario.

Sono arrivata senza foga e con lentezza ho percorso corridoi e stand fermandomi con gusto profondissimo nella chiacchiera soprattutto con gli editori che non conoscevo. E così ho sfogliato i titoli dall’estremo Oriente della casa editrice (appunto all’estremo dell’Occidente e all’estremo dell’Oriente), scoprendo un gruppo di donne (tra cui Anna Lanfranconi) devote alla causa della scrittura, ma anche dell’arte, passione che a Milano si è concretizzata in uno spazio per la promozione delle attività creative giovanili all’ (via J. Dal Verme, 16). Scorrendo senza ordine, anzi volutamente lasciandomi trascinare dai colori e dai profumi, sono approdata da , di cui ovviamente ho letto quasi tutta la - approfittandomene per acquistare Mercurio che mi mancava – e di cui, caso vuole, in borsa avevo un’altra loro autrice francese , nuova lettura in corso, frutto inatteso della notte senza cinema – della Tuil è in uscita Interdit (2001), sempre per la Voland, selezionato per il Prix Goncourt 2001 e vincitore del Prix littéraire Wizo 2002.

Il contatto con i piccoli e medi editori è piacevolissimo, loro sì che ce ne hanno ancora voglia. Sono entusiasti, si insinuano in nicchie e anse del sapere e della cultura editoriale che qualcuno ha lasciato, altri non hanno proseguito e qualcuno non ha mai scoperto. Di una di queste - la di Roma - mi hanno attirato le copertine della collana Lemming dedicata alla narrativa italiana (spensierate e piene di colore in libri formato tasca-da-giubbotto), la molta passione per la grafica da fumetto, un confesso amore per la musica che sfocia nella collana Soundcheck, e la voglia di far chiarezza sui tabù e la sessualità con la collana Maxima Amoralia, di cui un titolo su tutti è forse Prima pagare poi ricordare. Da cannibale a Frigidaire. Storia di un manipolo di ragazzi geniali, di Filippo Scòzzari. Da Roma alla Sardegna in pochi passi incontro che di arte si vuole prevalentemente occupare, ma un occhio alla narrativa ha anche voluto gettare, creando una nuova collana: : autori dal Medioriente, Sudafrica e Caraibi molto noti nei loro contesti, ma del tutto sconosciuti in Italia e spesso in Occidente, tra cui mi sono fatta consigliare una nuovissima uscita , di Murid Al-Barghuthi, autore palestinese, esule dal ’67. Di questo libro Edward Said scrisse: «Uno dei resoconti più affascinanti e lirici che siano mai stati scritti sulla diaspora palestinese».

Come tutte le fiere - anche se a me quella di Torino fa lo stesso effetto del Paese dei Balocchi – anche questa perde presto di fascino diventando caotica e mancante nei servizi; lo stesso direttore editoriale Ernesto Ferrero se ne lamenta pubblicamente, alle prese con qualcuno che non sta bene, mentre io capisco che i bagni si contano sulla punta delle dita e nessuno sa dove sono.
Certo è domenica pomeriggio, il giorno in cui anche chi non hai mai tenuto un libro in mano si avventura qui e dopo poco va a sommarsi alle orde di grandi e piccini e anche grandissimi e piccolissimi che si ammassano nella speranza di elevarsi? di passare il tempo? di trovare qualche bel libro? Forse. Il piacere scema, ma l’attrazione fatale, quasi richiamo di sirena, continua a catturarmi. Da , di Ravenna, è impossibile non fermarsi un attimo: la musica è altissima i ragazzi sono spigliati e attivi, i curiosi hanno tutti delle facce da veri lettori sarà perché la casa editrice è nata nel ’94 intorno a una ? Loro, di loro, scrivono: «Ci sentiamo lontani da ogni scrittura "cerebrale"...autoreferente e ambiziosamente elitaria» e i loro libri si acquistano online sul loro senza spese di spedizione, c’est encroyable!

Girando con il naso sempre troppo schiacciato in giù a seguire la pista dei libri, riesco comunque a incontrare qualche vecchia conoscenza: la nostra scienziata scrittrice , irrefrenabile da un appuntamento all'altro. Poi pranzo volentieri con la nostra consigliera del cuore , qui nelle vesti di inviata. Mi faccio cogliere indecisa fra un libro 3-6 anni di e uno dai 6 in su di da allo Spazio Ragazzi con , per festeggiare i 25 anni della rivista.

Saluto rapidamente dai Frilli la nostra cara Ludovica (ufficio stampa della casa editrice), che mi presenta l'elegante Goffredo, nuovo editor, mentre incrocio lo sguardo con la signora del noir . Poi mi coglie un momento di lucidità o forse è arrivata la capa, anche lei alla Fiera per presentare l'ultima fatica, Train du reve, della (un po' anche) nostra . «Il suo miglior esperimento narrativo», afferma Laura. E quindi non posso esimermi dal fermarmi allo stand per chiedere quante copie ha venduto dell'altra nostra, . Francesca della casa editrice è efficentissima, il suo SMS mi arriva prima che me lo aspetti: 102 le copie vendutre domenica, un incredibile successo per il libro rosa che piace alle donne tra i 25 a i 40, ma attrae molto anche la generazione BigBubble.

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Oggi al cinema

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