Magazine Venerdì 5 maggio 2006

120 candeline per il Secolo XIX

Nella foto sopra: la presentazione della mostra
Nella foto sotto: i primi visitatori

Magazine - Nostri telegrammi particolari:
Corre voce che il Ministro Taiani [sia] stato fischiato come telegrafato ieri sera, voglia provare anche quelli di Foggia, dove dovrebbe tenere un discorso
L’on. Grimaldi percorrerà in lungo e in largo le Calabrie
Si è detto che Depretis voglia cercare occasione per svolgere il suo programma a Roma. La notizia non è confermata anzi potrei assicurarvi che ciò non avverrà

Quelle riportate sopra sono le prime parole del Secolo XIX: data 25/26 aprile 1886 - edizione della sera. Da allora sono passati 120 anni di storia e qualche migliaio di anni luce. Questo simbolico compleanno viene festeggiato dal primo quotidiano ligure con una mostra - I secoli della modernità. 1886-2006 Un giornale, una storia. Il Secolo XIX in 120 anni - inaugurata venerdì 5 maggio 2006 nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale.
L’esposizione resterà aperta al pubblico dalle 9.00 alle 19.00 (giovedì fino alle 22.00), gratuitamente, fino al 26 maggio 2006.

«120 anni sono tanti per un’impresa qualsiasi, tantissimi per un giornale, ancora di più per una famiglia alla guida di un giornale», dice l’editore Carlo Perrone, discendente di quel Ferdinando Maria che tirò su il quotidiano sul finire dell’Ottocento. In realtà, la famiglia ne diventò proprietaria il 25 aprile (ancora una volta) del 1897, rilevandolo dal fondatore Ferruccio Macola.
Oggi i Perrone e l'ultimo direttore Lanfranco Vaccari stanno affrontando l’epoca della rivoluzione multimediale: «un passaggio fondamentale - dice l’editore - dato che ormai il 40% dei liguri ha internet in casa e il 90% dei giovani dai 14 ai 24 lo utilizza abitualmente».

Vaccari non è genovese. Com'è il Secolo XIX visto da un occhio esterno? Che apporto ha dato e dà a Genova, alla Liguria e all'Italia? «In 120 anni questo giornale ha cercato di raccontare l'Italia e il mondo a questa città e viceversa - dice il direttore - nonostante abbia una diffusione regionale, il peso specifico di Genova nella geografia politica ed economica va ben oltre».

Le ultime innovazioni del Secolo vanno verso internet (vedi ) e verso la radio (vedi ). Come mai puntare su un mezzo innovativo e un altro che ha anch'esso, come il giornale, più di cent'anni? «Si tratta di un trend mondiale - continua Vaccari - la scelta è tra considerarsi un media globale, e quindi utilizzare tutti i mezzi che si hanno a disposizione, oppure limitarsi ad essere editori di carta stampata. La radio è un media relativamente nuovo, anche se nato nell'Ottocento. Inoltre, è protagonista di una rinascita evidente: è molto seguita dai giovani».

Alla presentazione della mostra c’era anche Piero Ottone, direttore dal 1968 al 1973, un monumento del giornalismo italiano. Tra i suoi titoli di prima pagina è presente in mostra quello che urla Genova Resiste, dopo l’alluvione del Settanta. Ma gli chiediamo anche del futuro. Come ha cambiato e come cambierà il giornalismo sul web? «Ah, questo è un grande problema. I giornali e il giornalismo cambiano continuamente e continueranno a farlo: il difficile è capire dove vanno».

In piena crisi della carta, però, il Decimonono snocciola anche alcuni record. Di recente ha infatti raggiunto le 670.000 copie (oltre il 40% dei liguri, circa il 75% del lettori), dice l'editore. Le ragioni di tanto successo vengono dalle parole di Carlo Rognoni, un altro ex direttore (1987-1992): «La Liguria è una tra le Regioni più acculturate d’Italia, i numeri lo confermano; e poi il Secolo XIX è sempre stato caratterizzato da un’indipendenza totale dell’editore dai poteri politici o economici, il che lo ha reso assolutamente libero. Ciò non vuol dire che non prenda posizione, anzi, ma che lo fa in perfetta coscienza e responsabilità». Sotto la direzione di Rognoni il Secolo XIX ha raggiunto il record storico di copie vendute.

La mostra - curata da Ombretta Freschi - riporta alcune delle oltre quarantamila prime pagine (calcolo approssimativo) del giornale, le più significative, accanto ad alcuni cimeli, litografie e filmati d’epoca della , dove è custodito l’archivio privato dei Perrone. La famiglia - proprietaria dell’Ansaldo per circa un ventennio - ha avuto un ruolo cruciale in città. Sergio Maria Carbone, presidente della Fondazione, sottolinea il legame storico tra le due realtà: «L’industria e i servizi sono stati momenti fondamentali nello sviluppo della Liguria: questo momento di ricordo e di memoria serve anche da stimolo per il futuro».

di Daniele Miggino

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