Della guerra ai nostri tempi - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Venerdì 5 maggio 2006

Della guerra ai nostri tempi

Nelle immagini alcuni momenti dello spettacolo
Cessate di uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Giuseppe Ungaretti, "Non gridate più"

La guerra impazza. È una guerra nuova, lontana, qualcuno si ostina a pensarla giusta. Ma la guerra che negli ultimi anni arriva nelle nostre case è davvero un’altra. E il Novecento, con i suoi scontri mondiali, è Storia. Laura Sicignano, regista e direttrice artistica del , insieme a Alessandra Vannucci, ha voluto proprio scrivere e mettere in scena questa nuova formula armata che assedia il mondo sparsamente. Laura e Alessandra sono partite da un saggio Mercenari S.p.a., di Francesco Vignarca (Rizzoli, 2004) da cui hanno mutuato il titolo dello spettacolo, in scena in prima nazionale al Teatro Duse dal 9 al 13 maggio. «Vignarca fornisce gli elementi di uno scenario inquietante sulle multinazionali della guerra (presenti in Gran Bretagna, USA, Sudafrica, Israele), le cosiddette PMC (Private Military Company). L’idea romantica del mercenario o soldato di ventura è superata da qualcosa di più moderno e efficiente. Una vera e propria industria, tra le maggiori, e in continua espansione negli ultimi anni». Laura e Alessandra, che l'ultima volta ci hanno parlato di , anche questa volta si sono concesse tempo per portare avanti una lunga ricerca sul tema durata un anno. La scoperta dei nuovi soldati (per l'ONU e quindi per l'italia sono fuorilegge) è stata pubblica e mediatica: il 31 marzo 2004 nella città irachena di Falluja quattro operatori di sicurezza di una società statunitense sono stati trucidati dalla folla. In quel momento «il mondo si è accorto che, accanto agli eserciti regolari, una guerra parallela veniva combattuta dagli eserciti privati. E andando a cercare, sono molte le società in grado di schierare migliaia di soldati in qualsiasi parte del mondo. Una pratica che sposta le prospettive e cambia completamente il fondamento dello scontro. Non ci sono più gli stati, posti uno contro l’altro, i veri poteri sono in mano a soggetti più economici che politici».

Un argomento scomodo, di un’attualità ancora troppo attuale. «Sì certo, delicato, sia perché continuano a succedere cose che non possono essere ignorate, sia perché se le notizie diventano così macroscopiche si viene colpiti solo dall’aspetto emotivo della faccenda». Fare informazione, è questo l’obiettivo dello spettacolo, infatti «non c’è niente di inventato», tutto è costruito su una vastissima bibliografia (tra cui La guerra infinita, di Giulietto Chiesa, La nuova guerra mondiale, di Antonio e Gianni Cipriani, Un terribile amore per la guerra, di James Hillman) che comprende anche una parte di fonti «che non possiamo dichiarare e anche documenti piuttosto riservati, a cui abbiamo avuto la fortuna di accedere», a cui si aggiunge un’ampia selezione di materiali dal WEB, un lungo lavoro presso l’ di Roma e testimonianze dirette. «Abbiamo fatto molte interviste alla gente comune per capire quale sensibilità ci fosse. Abbiamo scoperto che le notizie vere non sono conosciute. La disinformazione è spaventosa. La gente non ha più voglia di approfondire, di conoscere veramente come stanno le cose, questo è drammatico perché l’informazione in verità ci sarebbe». Ne risulta una drammaturgia non narrativa fatta di materiali vari giustapposti che svelano e nascondono il nostro contemporaneo.

Laura, che cura anche la regia dello spettacolo, sottolinea che a livello scenico ha optato per un lavoro di astrazione, contro ogni naturalismo «non compare neppure un’arma sul palco», teso a evocare, a «far immaginare scenari. La guerra viene rappresentata come categoria archetipica, insita nell’uomo e nel suo mondo interiore. Dall’Iliade all’Iraq, non mettiamo in scena una guerra o una storia specifica, ma schegge di personaggi (interpretati da Riccardo Croci, Marco Pasquinucci e Maurizio Sguotti), fredde rigorose e brutali, che attraversano gli scenari del conflitto armato ma anche quelli creati dalle notizie che dai campi di guerra si diffondono nel mondo e ne evocano la brutalità, la sofferenza, il sacrificio». Tre sono i livelli su cui si svolge la pièce: il mondo dei manager della guerra, quello dei mercenari o operatori privati di sicurezza calati nei territori caldi e la prospettiva delle vittime della guerra, una «dimensione universale. Una sola figura femminile in scena, la cantante Esmeralda Sciascia rappresenta la sfera delle vittime civili, quel 90% di cui molte sono donne». Su musiche composte da Enzo Monteverde, percussioni di Lorenzo Capello, Sciascia darà voce alla «ribellione, a quel pizzico di follia che di fronte a un mondo glaciale e spietato di una guerra pianificata con strategie di marketing, si attacca con disperazione alla vita».

C’è anche la vicenda di Fabrizio Quattrocchi? Laura esita un attimo poi risponde: «Con Alessandra ci siamo chieste a lungo se inserirla, poi abbiamo deciso che era impossibile tagliarla fuori. In qualche modo se ne parla ma non posso anticiparti nulla. Era impossibile ignorare quella storia».



Teatro Duse, 9-13 maggio (ore 20.30)
Mercenari S.p.a., scritto da Laura Sicignano (anche regista) e da Alessandra Vannucci
Con Riccardo Croci, Marco Pasquinucci e Maurizio Sguotti, con Luca Vannucci e la cantante Esmeralda Sciascia
percussioni Lorenzo Capello
musiche e luci Enzo Monteverde
movimenti di scena Nicoletta BernardiniR scene e costumi di Francesca Marsella

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