Magazine Giovedì 4 maggio 2006

Emicranie: poesie self‑made

Magazine - Vengo a conoscenza di Andrea Di Eva ed Emanuele Fameli per una casualità. Un amico in comune mi dice che devo conoscere questi ragazzi perché portano dentro la rabbia e la voglia di riscatto da un lavoro che a molti serve per mangiare ma che non contiene tutti come persone. Frammentati, schizofrenici e alienati. È così che spesso ci sentiamo, no? Poi però magari sorridiamo perché siamo pure tipi socievoli, e se li diciamo a voce alta i nostri guai, con ironia, qualcuno non sai perché, li raccoglie e li fa suoi.
È accaduto con loro e con il libro a due mani che hanno creato, in tutti i sensi, producendoselo, impaginandoselo e portandolo in giro per le librerie perché lo potessero mettere in vendita (ad oggi Assolibro e Porto Antico libri). Ed io che mi sento un po’ una Fernandina Pivanina vorrei parlarvi di loro e dei loro fantasmi contenuti in Emicranie. Tecniche di masturbazione mentale.

«Siamo un accolita di rancorosi», esordisce Emanuele per spiegarmi lo spirito del libro, citando Vinicio Capossela. «E questo è il frutto della nostra rabbia. Girando il libro in due parti si possono leggere i testi e le immagini che ognuno di noi due ha scelto» – prosegue Andrea.
Dopo un pranzo, proprio qui a Mentelocale, mi leggo i loro versi e da subito li riconosco. Emanuele ha rabbia e amore dentro. Invoca sentimenti opposti, tristezza e gioia, disperazione e piacere. Piacere anche dei calci presi. C’è odore di ferro nei suoi versi, con uno sguardo verso il mare ma con il sentimento del naufrago e c’è un verso che mi ha toccato più degli altri perché nascosto tra le urla delle sue parole: In mezzo all’olio a sviluppare poesie guido un muletto che libera estro.
Fante, Bukowski echeggiano in lui che nella piccola biografia del libro si descrive così: "Mi occupo di colori, umori, poesia e letteratura, lavoro quando riesco, poco e comunque male".

Queneau e Sanguineti, se i paragoni vogliono essere alti, sono invece i modelli di Andrea. Sanguineti glielo suggerisco io, e mi conferma che dopo aver acquistato Microcosmos ci si ritrova davvero.
Perché Andrea gioca con le parole, anche il suo sguardo sornione, indaga a scoprire nuovi significati, o assonanze, o allitterazioni. I suoi versi fanno tic tac e quando li leggo lo vedo, come fa davvero, prendere lezioni di musica, scivolare da un capo all’altro dell’archetto ed emettere suoni alla Marinetti. Sciò Sciò Satan per un pubblico fedele al televoto, "con i nostri scafandri anatomici arrendiamo le nostre difese all’assedio-libero. Avanti il prossimo".
Andrea è apparso nell’antologia dei poeti italiani emergenti (Aletti Ed.) e con Libero di Scrivere ha partecipato alla 3° edizione della Città dei poeti.

C’è questa voglia di non impazzire dentro di loro, che faccio mia, dove lo scrivere diventa terapia. Perché è durante i loro turni di notte che hanno dato vita insieme a questo libro. Come i gesti rivoluzionari delle azioni inconsuete nei luoghi di lavoro che John Pilson ben ha descritto nei suoi video ora presenti alla : cantare l’opera, saltare sopra le paratie, o - come Andrea ed Emanuele - scrivere un libro a due mani.

Sabato 6 maggio, alle ore 18, saranno a parlare di tutto questo alla Libreria Porto Antico. Io ci vado, perché come loro, sono dalla parte di Spessotto direbbe sempre Capossela, "con i peccati da regolare e le penitenze da sistemare".

Marina Giardina

di Annamaria Giuliani

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