L'Italia? Sa di vecchio - Magazine

Attualità Magazine Domenica 30 aprile 2006

L'Italia? Sa di vecchio



Mi spiace dirlo, ma mi hanno dato proprio una bella fregatura. Non vorrei sembrare polemico, soprattutto non posso permettermi di essere polemico, ma non so quanto potrò resistere in questa situazione.
Certo, il lavoro è lavoro, ma mi era stato garantito che dopo le elezioni avrei chiuso con la politica italiana per ritornare a fare quello per cui sono stato assunto: l’inviato “molto speciale”. Ora mi vengono a dire che sarebbe opportuno rimanessi ancora un po’ per raccontare questo post elezioni che sta diventando, unico caso al mondo, più traumatico del periodo che le ha precedute.

Opportuno un cazzo! O meglio, opportuno sarà forse per voi, non certo per i miei …… che ogni giorno diventano sempre più gonfi, sensazione che dovrebbero provare anche i cittadini italiani, anche se qualche dubbio in proposito comincio a nutrirlo.
Ogni giorno leggo i vostri quotidiani più autorevoli, ascolto i notiziari trasmessi dalla Rai e da Mediaset e non riesco a farmi una ragione del fatto che le aperture sono costantemente riservate a questi signori che, in modo imperterrito, continuano a comportarsi nello stesso modo della mia Jasmine che, a quattro anni, quando non riesce ad ottenere quello che vuole, fa i capricci.

Mi chiedo come possa un giornalista di spessore continuare a fungere da megafono per questi pseudo statisti da operetta, incapaci di anteporre l’interesse generale alle loro isteriche diatribe. In questo ben coadiuvati da altri figuri che, a dispetto del loro quasi irrilevante gradimento elettorale, considerando lo stesso determinante per le sorti nazionali, lo usano come un manganello per ottenere posizioni di privilegio.
Ciò che però comincia a stupirmi maggiormente è il fatto che voi accettiate tutto questo, non solo con rassegnazione, ma sembrerebbe quasi con consistente partecipazione, considerazione che inevitabilmente mi obbliga ulteriori riflessioni.
Non vorrei sembrare inopportuno e tanto meno poco educato nei confronti di chi mi ospita, ma ritengo doveroso dirvi che il vostro Paese non ha un gran bell'odore. Certo, non ha l’odore di fogne a cielo aperto che si respira in alcuni quartieri della mia Beirut o nelle periferie di Bombay, Maputo, Lima; non ha nemmeno l’odore della carne putrefatta o della frutta macerata che emanano i mercati all’aperto di Saigon, Lagos, Città del Messico; tanto meno quello della benzina raffinata a basso costo propagata dalle marmitte di migliaia di vecchie macchine che intasano le strade di San Paolo, Caracas, Manila.

L’aria da voi non odora di miseria, apparentemente sembra profumare, ma se vieni da fuori, se non sei abituato a respirarla, capisci, magari non immediatamente, che non è così salubre. Certo sarà anche l’inquinamento, ma non è quello a provocare il senso di sgradevolezza. La realtà è che voi tutti vi portate addosso l’odore di vecchio, di stantio, un odore che non provoca disgusto, ma che alla lunga procura un senso di disagio. Un odore meno aggressivo, ma non per questo più semplice da far scomparire, un odore che se non comincerete a considerare inopportuno diventerà il vostro segno di riconoscimento.

Andrea Comparini aka Josef

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