Italia vendesi - Magazine

Outdoor Magazine Sabato 29 aprile 2006

Italia vendesi

Magazine - È da cinque anni ormai che sono genovese solo nell'anima, poiché il mio corpo l'ho portato all'estero, prima a Parigi e ora a Stoccolma.
Probabilmente, se mai un giorno tornerò a Genova, sarà solo per fare il turista. Sono stanco della gente che quando dico "eh, sono italiano" mi risponde: "oh, I'm sorry".

L'ultimo è stato Desmond, un mio amico nigeriano che ho conosciuto qui a Stoccolma. Un giorno mi ha mostrato una pagina di un libro di teoria del giornalismo dove l'autore descriveva l'Italia come la Nigeria d'Europa. Si è poi messo a ridere dandomi pacche sulle spalle, con uno sguardo che sembrava dire "benvenuto nel club, brother!".
Allora, visto che ci si avvicina poco a poco al periodo dei saldi mi è venuta in mente un'idea. Una grande idea, per il nostro futuro e per quello del nostro Bel Paese.

Perché non vendiamo l'Italia? Tutta intera o a pezzetti, a prezzo fisso oppure all'asta poco importa, purché qualcuno se la compri.
Inizialmente avevo pensato ad un'invasione. Che ne so, potremmo farci invadere dagli svizzeri oppure dagli svedesi, paesi e popoli ricchi, ben ordinati e un po' noiosi, ma più seri e con un'infinitamente minore propensione alla corruzione e agli 'inciuci' rispetto agli Italiani.
Ma sì, vendiamo il nostro paese, le nostre opere d'arte, la nostra cultura e letteratura che affascina tanto i popoli del Nord, ma anche la Dolce Vita, le Alpi, le spiagge con le angurie e il cocco-bello, la vespa e la Cinquecento, la focaccia, la pasta, la pizza, la Mamma e la Mafia (anche se questa mi sa che non se la compra nessuno).

Qualcuno potrebbe chiedermi il perché di questa proposta bizzarra. Ebbene, l'ispirazione mi è venuta osservando la soap-opera delle ultime elezioni.
Il problema è che fondamentalmente siamo condannati. Non c'è via di scampo. È ricaduta su di noi una sorta di vendetta di Montezuma, che colpisce particolarmente la classe politica italiana. Mio padre diceva: "eh, i politici, bisognerebbe ammazzarli da piccoli!".
Purtroppo non è così facile, perché il politico è subdolo. Resta in incubazione fino alla prima elezione e poi zac! Colpisce più o meno silenziosamente. D'altra parte errare humanum est, ma noi siamo particolarmente diabolici!

Purtroppo l'idea dell'invasione è svanita quando ho realizzato che dopo un certo periodo anche il più severo degli svedesi potrebbe trasformarsi in Bombolo o Pierino, con una Peroni o un quarto di Rosso in una mano e la Gazzetta o il panino con la mortazza nell'altra. E tutto ricomincerebbe daccapo.
Ma come sia possibile che, nonostante la successione di pagliacci che ci hanno governato, noi riusciamo ancora ad andare avanti? Che ci sia la destra, la sinistra o il centro al potere - d'altra parte non c'è una grande differenza, visto che si conoscono tutti e sono tutti amiconi che giocano a Risiko a nostre spese - ci sarà sempre un Baccigalupo che fa la focaccia, un Christianmeyer o un Rizzo che munge le vacche, un Nepi nella redazione di mentelocale che scrive.
Incredibile, non è vero?

Ecco perché l'unica soluzione è vendere, vendere tutto alla gente che le potenzialità sa trasformarle in realtà. Prendiamo Genova, ad esempio: secondo me attualmente le iniziative, quelle vere, quelle che cambiano e migliorano la vita di tutti i giorni, vengono 'dal basso', dalla gente comune, da privati cittadini o da piccoli gruppi.

Bene, io comincerei dall'Expo. "Chi offre di più ?"

Andrea Molinari

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