Concerti Magazine Venerdì 28 aprile 2006

L'Italia non balla più?

Nella foto: la copertina del libro Discoinferno

Magazine - Un'estate di qualche anno fa mi trovo in vacanza in Croazia. Per lasciare la stanza libera a una coppia di amici in ebollizione, una sera mi accodo alla frangia festaiola. Risultato: eccoci in un mega palazzetto sperduto in mezzo al nulla, con un'insegna rossa e nera: Formula 1.
Si esibiva dal vivo il sosia di Corona (ricordate The Rhythm of the night?). Prima di perdere i sensi mi è venuto da pensare: paese che vai, discoteca che trovi.
Già, e quelle italiane come sono? Se volete saperlo è appena uscito il libro Discoinferno. Storia del ballo in Italia dal 1946 al 2006 (, pp. 253 pp., 19 Eu), opera di e Fabio De Luca, due che di musica e di tendenze culturali se ne intendono assai: uno è direttore editoriale di Rolling Stone Italia, il secondo è giornalista (XL e Io Donna di Repubblica) e dj (Radio 2).
Domenica 30 aprile saranno alla Fnac (via Venti Settembre, Genova) per presentarlo al pubblico.

Questa storia del ballo inizia dopo la fine della guerra e arriva all'altro ieri, attraversando varie fasi: liscio, boogie, beat, Elvis, i mitici Sessanta, la febbre del sabato sera, gli Ottanta delle grandi operazioni commerciali, i rave dei Novanta, e la disillusione del 2000.
Si entra nei luoghi in cui la gente balla e ha ballato da sessant'anni a questa parte, con l'aiuto di chi quei periodi li ha vissuti. Tante interviste: da Primo Moroni a Boncompagni, da Freccero a Cecchetto, da Amanda Lear (mitica) a Giuseppe De Rita, il presidente del Censis.

Analizzare le discoteche, il rapporto con il proprio corpo in movimento, può essere anche un modo per aprire una finestra sulla società italiana, sulle mode come sulla politica. Ed è proprio quello che fanno Carlo e Fabio, creando un affresco che va ben oltre l'elenco dei fenomeni musicali e delle hit. In questo libro troverete una ricerca approfondita su come gli italiani intendono il tempo libero (e quindi anche quello lavorativo), sui loro gusti e, ovviamente, su chi li ha fatti ballare fino ad oggi: da Casadei ai Datura, fino ai vari Buddha Bar.

Carlo è appena sceso da un aereo.

Ti piace ballare?
«Molto, soprattuto la domenica pomeriggio».

Ma come, con i pivelli?
«Ma no, questa è una distinzione unicamente italiana, nel libro cerchiamo di spiegarlo. In Italia il divertimento è sempre stato servile, legato al weekend, all'apparenza e all'alienazione rispetto alla settimana di lavoro. Le persone cui piace ballare, invece, ballano sempre: è la gioia di liberare il corpo».

C'è una discoteca che ti ricordi più di altre?
«A Londra, nella seconda metà degli anni Ottanta, ce n'era una che si chiamava Talking loud say something. Anche lì si andava il pomeriggio. Era il periodo della prima riscoperta dell'acid jazz con Gilles Peterson: era bellissimo vedere gente di tutti i tipi ballare solo vecchi successi. E poi il Body and Soul di New York».

Nel libro si trovano molte testimonianze. C'è qualcuno che ti ha colpito particolarmente?
«Il documento più importante secondo me è l'intervista a Primo Moroni, un punto di riferimento della controcultura italiana, anche se ha scritto solo un libro con Nanni Balestrini: L'orda d'oro. Lui parlava, tramandava secondo la tradizione orale. Si è sempre interessato ai movimenti di liberazione del corpo (ed è stato pure campione europeo di charleston e blues figurato n.d.r.). Ciò che è sta scritto nel libro è solo una parte di un colloquio fiume durato tre giorni».

Dagli anni Sessanta in poi le discoteche vengono progettate per proiettare nel futuro. Perché?
«La disco in Italia è sempre stata un luogo d'immaginazione radicale. L'architettura, da quel periodo in poi, mira ad alterare la percezione. Per tanto tempo ci si è immaginati il futuro, ma il nostro 2000 è stato molto più sconvolgente dal vero».

In che senso?
«Nel senso che nessun altro paese Occidentale è in condizioni disastrose come il nostro».

Sotto quali punti di vista?
«Tutti. Compreso il cosiddetto italian style. Nessun altro ha indicatori economici così negativi, anche sulle prospettive, forse qualche paese africano o latino. La politica poi - abbiamo visto le elezioni - è in un declino vertiginoso».

Parli della classe politica?
«No, la classe politica non c'entra con i fenomeni cui stiamo assistendo. Guarda cos'hanno fatto i francesi per il (Contrat Première Embauche: cfr le per la cancellazione delle legge sul primo contratto n.d.r.). Poi loro sono persino eccessivi: leggevo stamattina sul giornale che stanno obbligando Google a fornirgli i codici segreti perché non sono compatibili con alcuni altri software. È una questione di coscienza civile: gli italiani in questo sono dei pessimi spettatori».

A un certo punto nel libro vengono citati vari testi di Pier Vittorio Tondelli, dalla rubrica Culture Club sul mensile Rockstone e dall'antologia postuma L'abbandono. Dite che vi riconoscete nelle sue parole. In che senso?
«Ci piace pensare che lo spirito con cui osserviamo i luoghi, le discoteche, le persone, sia come quello di certe pagine di Tondelli: uno sguardo umano e normale, una presenza un po' a fianco ma partecipe. Come sedersi su uno sgabello e vedere che succede. Io, per esempio, vado spesso in posti che non mi piacciono. Forse c'è un po' di voyeurismo. Ma è sempre una posizione laica».

Potrebbe interessarti anche: , Vincenzo Spera: «Serve un programma europeo della musica dal vivo» , Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese , Sanremo 2018: Leonardo Monteiro con Bianca. Testo e pagella , Festival di Sanremo 2018, i 20 Big in gara e le Nuove proposte , Umberto Tozzi, 40 anni che Ti Amo Live e il tour

Oggi al cinema

La casa delle bambole Ghostland Di Pascal Laugier Horror 2018 Pauline e le due figlie adolescenti, Beth e Vera, ricevono in eredità una vecchia villa piena di cimeli e bambole antiche che rendono l'atmosfera tetra e inquietante. Durante la notte, due intrusi penetrano nella casa e prendono in ostaggio le... Guarda la scheda del film