Magazine Giovedì 27 aprile 2006

Segnali di Fumetto

Nelle immagini: la copertina ed una vignetta di Maus
© Art Spiegelman
Una famiglia di topi viene decimata. I soli due superstiti, marito e moglie, provano a fuggire in ogni modo ma alla fine, traditi dai maiali, vengono catturati dai gatti e deportati ad Auschwitz.
La storia che Art Spiegelman racconta in Maus è la storia di suo padre, un ebreo polacco, prigioniero del più famigerato campo di annientamento nazista. La sua è una vicenda unica eppure uguale a quella dei milioni di esseri umani sui quali la falce del nazismo si è abbattuta.

I topi di Maus non sono necessariamente simpatici, non hanno – come il Topolino di Walt Disney – orecchie grandi e velleità da apprendista stregone. Si somigliano tra loro e hanno debolezze e paure umane.
Alcuni sono vili, disonesti e traditori altri invece sono intimiditi, vulnerabili e disposti a fare qualsiasi cosa pur di sopravvivere. L’Olocausto raccontato da Spiegelman è feroce come la realtà che fu.
Nel suo romanzo a fumetti non c'è retorica e neppure la pretesa di nascondere i difetti comuni a tutti gli esseri umani.
L’autore racconta del difficile rapporto con suo padre, un sopravvissuto, raccontando in flash back continui quella che fu la vita degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Il padre non è un eroe di guerra e non è neppure un esempio. È avaro, perso in un mondo suo in cui allontana gli affetti, tanto quello del figlio quanto quello di Mala – la sua seconda moglie – trattata quasi come fosse un peso.

L’uso di animali antropomorfi non è nuovo, dalle favole antiche come quella del Lupo e l’Agnello alla Fattoria di Orwell, il ricorso al loro mondo è fondamentale per mandare un messaggio chiaro grazie alla forza della metafora.

Leggendo Maus viene naturale fraternizzare coi topi così come avviene quando Jerry riesce a spuntarla con Tom, ma a differenza dei cartoni animati, non è una risata ciò che chiude il racconto ma l’amerezza, la sofferenza, la vergogna per quello che è stato.
Non si legge Maus solo perché è un bel fumetto, non lo si legge perché – nel 1992 – ha vinto il premio Pulitzer, né lo si legge perché è divertente. Lo si legge anche e soprattutto per ricordare quello che fu, per non dimenticare e per mantenere così la sola promessa che Primo Levi ci ha chiesto di fare quando scrisse Se questo è un uomo.

Consigli per gli acquisti: La prima pubblicazione italiana di Maus risale agli anni ottanta, quando comparve, a puntate, su Linus. Successivamente l’opera è stata pubblicata dalla casa editrice Milano Libri in due volumi.
Se non avete volontà da collezionisti incalliti ma volete solo conoscere uno dei più importanti fumetti mai scritti potrete acquistare e leggere il capolavoro dello Spiegelman nell’edizione tradotta e pubblicata da nel 2000 e attualmente venduta a 12.80 Euro.
Buona Lettura!
di Francesco Cascione

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