Concerti Magazine Mercoledì 26 aprile 2006

Radu Lupu: una notte di emozioni

Lunedì 24 aprile 2006 alla un grande poeta rumeno di nome Radu Lupu si è presentato al Carlo Felice e ha declamato i suoi versi in musica. Era una serata molto attesa, , ma che vorremmo provare a raccontarvi a posteriori, perché ci ha letteralmente preso per mano, senza rumore e con grande discrezione, coinvolgendo davvero tutti: dai turisti di Euroflora agli abbonati, ai giovani; perché la musica, la musica di Radu Lupu e con Radu Lupu, è davvero un messaggio che non lascia indifferenti.

Un messaggio che prende le mosse dalle Scene della foresta di Robert Schumann (1810 – 1856), tanti piccoli quadretti di vita vissuta: dall’ingresso nel bosco per riscoprire fiori solitari, luoghi oscuri e radure amene, per poi fermarsi alla locanda, per ascoltare col naso all’insù il canto dell’uccello profeta che rivela i segreti della natura all’uomo e in essa lo ingloba, per poi partecipare a una battuta di caccia tra un agguato alla preda e un canto spensierato, e infine prendere congedo.
Per poi ripartire subito con la Grande Humoreske op. 20, lavoro del giovane Schumann militante schierato contro i "parrucconi" che sapevano solo guardarsi indietro, anziché spianare la strada al movimento romantico. Momenti di grande elegia e dolcezza, alterati a sbalzi di humor, appunto, squisitamente tedeschi, il tutto filtrato attraverso il pensiero di Lupu, un messaggio affascinante e complesso, che necessita di tempo per essere centellinato e ripensato, poco a poco.

Dopo l’intervallo è stata la volta della Sonata in sol maggiore D 894 di Franz Schubert (1797 – 1828); un mondo diverso, e forse ancora più congeniale e vicino alla personalità schiva, introversa di Radu Lupu, un artista che non ha mai rilasciato interviste perché in fondo non ne ha bisogno, c’è il suo pianoforte a parlare per lui, col quale ha un rapporto di totale simbiosi e amore: l’ingresso in una sala al buio, con le mezze luci sul palcoscenico, quasi ad invitare lo spettatore ad ascoltare, più che a guardare.
Un ingresso unico nel suo genere, col pianista che passa dietro al pianoforte, perchè nessuno dimentichi che in fondo lui è solo un tramite, un lettore, un poeta che ci fa rivivere le emozioni del primo romanticismo in musica. E conquista il pubblico riscoprendo con lui i suoni dello strumento, accarezzandolo, non staccando quasi le mani dalla tastiera, dalla fonte sonora, per non smettere neppure per un secondo di abbeverarsene. Schubert dicevamo, con la sua commovente sonata raccontataci da Lupu, con un lunghissimo primo movimento, fatto di magici sospiri, che si stemperano nella quieta rassegnazione dell’Andante; e poi un energico Minuetto cui fa seguito l’Allegretto finale: nel quale ci è sembrato davvero di vedere il volto di Schubert sorridere, e le sue mani che correvano da un capo all’altro della tastiera.

Ma quando l’incantesimo è finito, dal pianoforte si è alzato Radu Lupu, che ha raccolto le ovazioni di un pubblico entusiasta, ma soprattutto sinceramente grato dello straordinario viaggio musicale che si era appena concluso.

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