'Nature' svela il segreto sull'QI - Magazine

Cultura Magazine Venerdì 21 aprile 2006

'Nature' svela il segreto sull'QI

Magazine - Quando il prof. Thomas Stoltz Harvey leggerà lo studio del suo collega Philip Shaw, psichiatra del National Institut of Mental Healt (Maryland, USA), scoprirà il motivo del fallimento di tutte le sue ricerche. Leggendo questa ricerca pubblicata sulla rivista “Nature”, si scopre che le dimensioni del cervello non contano per un elevato livello di intelligenza. Non è il volume della materia cerebrale a rendere alcune persone più intelligenti di altre. Ciò che è fondamentale è il modo in cui il cervello si è sviluppato durante il periodo compreso tra l’infanzia e l’adolescenza: uno sviluppo rapido e dinamico.

Utilizzando la tecnica della risonanza magnetica per immagini (MRI), che permette di misurare alcune caratteristiche anatomiche del cervello (come spessore e densità) in soggetti vivi, il Prof. Shaw e colleghi hanno seguito lo sviluppo di una particolare regione del cervello, la corteccia prefrontale, in circa 300 bambini di età compresa dai 6 ai 19 anni, che sono stati suddivisi in tre gruppi sulla base del risultato del loro QI: “medio” (da 83 a 108), “alto” (da 109 a 120) e “superiore” (oltre 121).

La corteccia prefrontale è una regione del cervello importante per molte funzioni cerebrali superiori che caratterizzano la specie umana, come il ragionamento astratto e la progettazione delle azioni, quindi fondamentale per il livello intellettivo. Quello che è emerso da questa ricerca è che esiste una stretta correlazione tra il livello di QI ed il modo in cui si sviluppa la corteccia. Infatti, la corteccia prefrontale dei bambini con un quoziente di intelligenza “superiore” ha la capacità di svilupparsi molto più rapidamente ed in maniera più “plastica” dai 7 agli 11 anni rispetto agli altri.

Il fatto è che se si confronta lo spessore delle corteccia al termine del processo di maturazione intorno ai 19 anni, non si nota alcuna differenza fra i tre gruppi di bambini esaminati. Quindi, ciò che caratterizza un cervello intelligente non è la dimensione finale della corteccia, ma la sua estrema plasticità durante l’infanzia.

Il Prof. Thomas Stoltz Harvey è lo scienziato che ha estratto e studiato il cervello di uno degli uomini più geniali del novecento, Albert Einstein, con la speranza di trovare una spiegazione biologica al suo grande genio scientifico. Tuttavia, i suoi studi post-mortem erano condotti sul cervello adulto, quando ormai la maturazione della corteccia era ultimata. E proprio per questo motivo, il prof. Harvey non ha mai trovato delle differenze significative nelle dimensioni della corteccia di Einstein rispetto alla norma. Grazie a questo nuovo studio, ora Harvey sa che la grande genialità di Einstein non deve essere ricercata nella grandezza del suo cervello, ma in quel complesso processo di maturazione della corteccia a cui partecipano sia la nostra genetica che l’ambiente che ci circonda durante la nostra infanzia. Ma ormai, per il cervello di Einstein, è troppo tardi.

Davide Pozzi

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