Concerti Magazine Teatro Carlo Felice Venerdì 21 aprile 2006

Radu Lupu al Carlo Felice

Magazine - Due tipi molto diversi di romanticismo in musica della prima metà dell’Ottocento. Due pianisti, un tedesco e un viennese. Due straordinari compositori, ciascuno dei quali ha portato a perfezione tutti gli aspetti, le aspirazioni, i moti dell’animo. Insomma due uomini che anche oggi, a distanza di tanti anni, ci parlano e ci raccontano la loro storia in musica. E per farlo si servono del più straordinario pianista-poeta in circolazione: il rumeno Radu Lupu, di scena lunedì prossimo, 24 aprile, ore 21, al Carlo Felice per la .

Nel caso del viennese Franz Schubert (1797–1828) siamo di fronte a un romanticismo elegiaco, ad affetti improntati a malinconia e soavità, a una nostalgia incessante del passato sentito come paradiso di perduta bellezza, a una fuga dal presente, a fantasticherie e rimpianti, a un gusto per le cose umili e anche, talvolta, a un improvviso smarrimento nell’infinito; ma anche a una affabilità tutta viennese, a un gusto sincero del divertirsi e del divertire, di sorridere.
Schubert era fatto così: ci parlava di sé, e del mondo, attraverso una musica fatta di meravigliose e fluenti melodie, che ogni volta sorgono immacolate dal nulla, così belle che non possono fare altro che ripetersi, per provare ogni volta quel brivido, quel rimpianto struggente, quel contatto fuggevole dell’anima con le verità del cuore, al di là d’ogni raziocinio.

Della sua immensa personalità pochi contemporanei si erano resi conto: tra questi c’era il sassone Robert Schumann (1810–1856); pianista e compositore, come s’è detto, ma anche uno dei massimi critici musicali di tutti i tempi, prolifico scrittore di saggi e recensioni, il primo vero “militante musicale”, che prese più volte posizione a favore della nuova musica e flagellò col sarcasmo i conservatori, i pedanti, i parrucconi, i “filistei”, come gli studenti chiamavano i prudenti borghesi. Nella felice sintesi di Nietzsche, “Schumann riuscì a restare in rapporti con il mondo soltanto per mezzo d’incoscienti relazioni musicali”.
La musica, per lui, era un atto di vita: “tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo; troverai l’impronta di tutto ciò nella mia grande Humoreske” scriveva alla fidanzata Clara.

Preparatevi quindi ad ascoltare rapidi cambi di umore, marce, trotti di cavalieri, confessioni e motti di arguzia, arabeschi e romanze; insomma, la vitalità intraducibile dello “Humor”, patrimonio dell’anima romantica tedesca. Ma anche un rapporto tutto speciale con la natura, come simbolo del rapporto tra l’io e il tutto, tra il finito e l’infinito, di cui parlano le Waldszenen (Scene della foresta), in particolare il brano straordinario dell’Uccello profeta, magica rievocazione del mito dell’uccello canoro, che all’uomo rivela nel suo linguaggio i segreti della natura, della vita, del connubio dell’anima con le forze naturali. “La musica – aveva scritto nel 1834 – parla il linguaggio più universale, da cui l’anima è liberamente, indeterminatamente eccitata; ma essa si sente nella sua patria”.



Giovine Orchestra Genovese
Stagione Concertistica 2005 – 2006
Lunedì 24 aprile 2006, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice
Radu Lupu, pianoforte
Robert Schumann (1810 – 1856)
Waldszenen op. 82
Grande Humoreske in si bemolle maggiore op. 20
Franz Schubert (1797 – 1828)
Sonata in sol maggiore op. 78, D 894
Biglietti da € 25 a € 45, giovani € 10.

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