Il DNA dell'arte latinoamericana - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 20 aprile 2006

Il DNA dell'arte latinoamericana

Nella foto: 'Proteccion', di Marta Pérez Bravo, in mostra a 'En Las Fronteras'.

Magazine - Carlos Jiménez Moreno è uno storico e critico dell'arte, curatore di numerose mostre in Europa e nei Paesi latinoamericani. Omar Pascual Castello è anche lui curatore di mostre d'arte, ma anche artista e scrittore.
I due esperti di arte latinoamericana si sono trovati ieri, mercoledì 19 aprile, a Genova, nella sede della Fondazione Carige per una tavola rotonda organizzata dal e moderata da Sandra Solimano, direttrice del Museo di Villa Croce. Proprio nello spazio che Genova riserva all’arte contemporanea ha sede , la mostra – visitabile fino al 30 aprile 2006 - promossa dall'Istituto Cervantes di Milano con il sostegno della Fondazione Carige.
«Una selezione delle collezioni esposte nel museo spagnolo Extremeño Iberoamericano de Arte Contemporáneo di Badajoz, nell’Estremadura», ha spiegato Solimano. «Le culture latinoamericane, fino ad oggi marginalizzate, sono state rivalutate grazie ad artisti, noti a livello internazionale, che si esprimono attraverso linguaggi di assoluta contemporaneità». propone opere pittoriche, ma anche video e fotografie. Prima che a Genova, la mostra ha fatto tappa a Praga e a Berlino e dopo il capoluogo ligure andrà alla volta di Vienna.

Il colombiano Jiménez Moreno ha raccontato l’evoluzione dell’arte latinoamericana, che oggi attraversa un ciclo di internazionalizzazione. La tradizione pre-colombiana, il periodo coloniale - caratterizzato dall’arte barocca - e le guerre di indipendenza del diciannovesimo secolo, che hanno visto la sconfitta degli spagnoli nell’America ispanica, con la conseguente creazione di nuovi stati nazionali: «era importante allontanare l’arte dalla sfera ecclesiastica», ha spiegato Jiménez, «così sono nate le accademie e i musei».
Città come Santiago, Rio e L’Avana si fecero portatrici del nuovo messaggio artistico. E negli anni ’80 le opere latinoamericane parteciparono alle Biennali di tutto il mondo. Poi, la svolta: «La 51° Biennale di Venezia ha premiato la guatemalteca Regina José Galindo come migliore artista giovane». La performer ha scelto di guardare all’attualità del proprio paese – uno dei meno sviluppati d’America – piuttosto che al passato. La sua attenzione è soprattutto rivolta al tema dell’identità nazionale. «Oggi l’arte è globale e l’Europa si è aperta agli artisti latino americani», ha concluso Jiménez, «ma spesso si teme che, uscendo dal recinto, si perda la propria identità nazionale».

Pascual ha risposto che «l’arte latinoamericana è diventata un fenomeno internazionale quando ha voluto trovare il proprio spazio nel mondo. Spesso gli artisti nati in America latina vivono altrove – magari a New York, oppure a Londra o a Madrid – ma mantengono la loro identità nazionale». Che cosa caratterizza l’arte iberoamericana? «Il valore dato al soggetto e la consapevolezza dell’individuo», ha spiegato Pascual. L’arte latinoamericana è un insieme di linguaggi e di espressioni: nella mostra , ad esempio, si entra in contatto con un melting pot di culture: Ray Smith è uno dei trenta artisti in mostra a Villa Croce: «Smith è nato in Texas, sua mamma è messicana, il padre è basco e la nonna indigena. Lui vive a New York da 20 anni. La sua opera è un riciclaggio, una miscela, la creazione di un nuovo DNA».

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