Il punto sull'arte di oggi - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 20 aprile 2006

Il punto sull'arte di oggi

Magazine - Ottavo appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it ogni terzo giovedì del mese. Chi si fosse perso i primi incontri si legga le altre . Buona lettura.

Marco questa volta ha incontrato Caterina Gualco, curatrice di mostre di Arte Contemporanea e titolare della galleria Unimedia Modern di Genova.

MR «Caterina, come si riconosce la qualità nell’arte?»
CG «Da un po’ di tempo a questa parte a questa domanda rispondo con le parole del grande scrittore armeno americano Kurt Vonnegut. Il protagonista di un suo romanzo è un pittore che diventa un grande collezionista e quando una giovane estimatrice della collezione gli pone questa questione, lui dice: «Signorina, quando lei avrà maneggiato almeno un milione di quadri, non avrà più bisogno di porsi questa domanda!» Io non ho un’altra risposta!».

MR «L’arte può creare nella società una nuova sensibilità ?»
CG «Io credo che l’arte sia un’assoluta necessità per tener vivo nell’essere umano un desiderio di nuovo, di non conosciuto, di qualche cosa che va oltre il fisico».
È uno degli elementi che dimostra come l’essere umano sia sempre in attesa dell’estasi. Quindi sì, l’arte può avere un’enorme valenza sul piano sociale. Non mi piace parlare della funzione sociale dell’arte perché detesto pensare che una manifestazione umana che esprime, o che dovrebbe esprimere il massimo della libertà, possa essere identificata in una funzione».

MR «Si racconta una storia o si racconta sé stessi?»
CG «Io non sono un’artista, ma penso che l’opera d’arte sia sempre autobiografica. È sempre una visione del mondo raccontata attraverso sé stessi, oppure una manifestazione di come l’artista vorrebbe che il mondo fosse».
MR «Come si evitano le invasioni barbariche?»
CG «Non si evitano. Se seguiamo i corsi e i ricorsi storici, è una delle fasi ricorrenti; ma è salutare per cambiare il mondo, per ricevere linfa nuova. Le invasioni barbariche, non so come le intendi tu, ma dovrebbero essere quelle che rovesciano lo status quo retto sui privilegi di pochi, come accade quasi sempre. Dovrebbero avere una funzione rivoluzionaria, di trasformazione».

MR «Viviamo solo per scoprire la bellezza?»
CG «No, non credo. Però viviamo anche per scoprire la bellezza. È una ragione per cui vale la pena vivere. La bellezza è qualcosa che ti trasmette un senso di benessere. Un bel viso, un bel fiore, un bel quadro…
Da laica come sono, oso dire che in fondo è la manifestazione del Dio. O della Dea. Se parliamo dell’Arte Contemporanea non è un grande momento per la bellezza, negli ultimi anni ci siamo trovati davanti a una tremenda stagnazione. Conosco persone anche giovani che per vedere qualcosa , per manifestare un po’ di entusiasmo, si rifanno agli anni Settanta, e questo ha un significato. Molti giovani artisti svolgono il loro compitino ben fatto, ma difficilmente dicono qualcosa di diverso, o qualcosa che trasmetta un emozione. E poi adesso siamo governati dal mercato, l’unico valore ormai è il denaro. Il denaro è necessario a tutti, l’arte si vende anche ma non è lo scopo per cui viene fatta. Una mostra d’arte è un’altra cosa. Bisogna riportare l’arte al suo significato. Si ha l’impressione che ci sia molto lavoro sulla forma, ma che esista uno svuotamento dei significati. Sembra che ultimamente pensare sia diventato faticoso, ma produrre pensiero significa produrre senso».



è il drammaturgo del . Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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