Magazine Mercoledì 19 aprile 2006

Avanzi di galera

Magazine - Gli Avanzi di galera erano già usciti – senza amnistia - in formato cd nel 2003 ed ora li possiamo trovare dentro un libro, edito da Guido Tommasi Editore, con l’introduzione di Renato Vallanzasca.
Con 13 Euro si può assaggiare la cucina carceraria; quella fatta dai ‘poco di buono’: una raccolta di curiose ricette, accompagnate da racconti di qualità. Sì, perché il libro, oltre a trattar di cucina, ci svela con ironia la vita all’interno del carcere.
Nato da un'idea di Emilia Patruno, giornalista che coordina la redazione di “Il due”, il magazine online del carcere di San Vittore, Avanzi di galera è diventato un manuale dell’arte di arrangiarsi e insieme la testimonianza di una umanità che cerca di sopravvivere nelle difficili condizioni della prigione.
Prima di tutto bisogna sapere che in carcere in Italia non si va alla mensa comune, ognuno mangia in cella con i compagni, che se va bene sono in quattro o, se va male, in otto. Il fornelletto è una bomboletta da campeggio piazzata vicino alla turca e le posate, proibite, sono costruite con coperchi di barattoli vuoti di latta o dalla formica degli armadietti; il frigo poi è surrogato da una serie di bottiglie in cui scorre l’acqua continuamente, ma è già successo di allagare con questa invenzione un’intera ala carceraria, mentre il forno si può fare rivestendo di carta d’alluminio due cassette della frutta.

in questo caso il rischio è invece di incendiare la prigione. La grattugia invece si fa bucherellando, all’interno con il tagliaunghie, una scatoletta vuota di tonno: un armamentario incredibile per una cucina impossibile.
Non deve essere facile tirare le lasagne con un manico di scopa, cucinare la pizza senza il forno, farsi la pasta alla ricotta senza la ricotta o i dolci senza la farina. Tecnica e fantasia, così, diventano gli ingredienti principali per sopperire alle molte limitazioni della vita in carcere: la ‘sbobba’ è quello che è, e non si possono ricevere più di quattro "pacchi" al mese, con generi alimentari e vestiti per un peso complessivo mensile di venti chili. Poi niente frutta, verdura e alcool, cibi confezionati o acquistabili alla spesa nello spaccio interno.
Le ricette sono sorprendenti: sughi che sanno di carne senza contenerne, merende di pane con melanzane fritte e marmellata di arance, fagioli o pollo immangiabili trasformati in pietanze appetitose, pizze coloratissime e squisite.

I tre capitoli del libro, già dai titoli, sono molto chiari: Gli ultimi saranno i primi, Secondi e secondini e Siamo alla frutta. Nel libro sono raccolte ricette che variano dal "cavolfiore nel cellone" alle "zucchine in salsa dell'ergastolano" fino ai "Tagliolini chiavi in mano".
Il piacere della lettura con l’amaro, che non fa digerire, della realtà carceraria ci aiuta a risvegliare una coscienza assopita dall’abbondanza e dalla noia e ad apprezzare insieme le nostre ignorate comodità quotidiane. Alla fine della lettura possiamo dire che ci siamo nutriti di un cibo molto particolare: la consapevolezza di essere un ’fuori’ che sa guardare ‘dentro’, imparando da questo molte cose. Questi avanzi sono in fondo briciole di vita carceraria che nutrono la nostra mente.

Giorgio Boratto

Avanzi di galera – Le ricette dei poco di buono
Autori: i detenuti di San Vittore
A cura associazione Il Due
Guido Tommasi Editore
Pag. 179, 13 Euro

P.S. Se non lo trovate in libreria scrivete a

Un assaggio? Ecco una merenda tratta dal libro: le famose melanzane con la marmellata d’arancia (pag. 129).
Alchimia del gusto di M.P.
Tutto è cominciato in un pomeriggio d'inverno di qualche anno fa, tra le mura domestiche della casa di mio suocero, il quale, colto da una improvvisa voglia di mangiare una delle sue invenzioni, mi propone un panino del tutto originale. Voi direte, cosa ci può essere di originale in un panino?
Noto che si dirige verso il forno e da lì tira fuori un contenitore con delle melanzane fritte, fin lì tutto normale, dopo di che va nella dispensa e dal cassetto del pane, prende una pagnotta pugliese, siamo ancora nella norma, se non fosse che sempre dalla dispensa prende un barattolo tipo condiriso, ma non era condiriso, era marmellata alle arance!
Con molta cura taglia il pugliese in due e comincia a spalmare la marmellata, con altrettanta cura distende le melanzane fritte, dopo di che mi guarda e dirigendosi verso l'oliera mi dice "ci vuole il tocco finale" e con mano sicura sparge tutto il pane con il pepe. Per un istante ho creduto che mio suocero fosse impazzito, che volesse farmi uno scherzo. Mi sono reso conto che non scherzava solo quando ha addentato con forza il panino.
Ragazzi! Non chiedetemi come fa un insieme di gusti completamente opposti ad accostarsi con tale armonia, ma credetemi è veramente buono!
Provare per credere
Ingredienti per 4 persone
1 pane pugliese
1 kg di melanzane fritte
1 barattolo di marmellata alle arance
Pepe
Buona merenda!

Qui ora una pastasciutta esotica (pag. 77)
Pasta fredda esotica di L. M.
Ingredienti per quattro persone:
tempo di lavorazione: circa 30 minuti
80 gr di pasta tipo ditalini (per persona)
1 melone intero
1 scatoletta di mais
3 ciuffi di prezzemolo
Prendere una pentola, riempirla d'acqua e metterla sul fornello, mandarla ad ebollizione. Nel frattempo prendere il melone, tagliarlo a fette e a sua volta tagliarlo a dadini, tritare il prezzemolo il più fine possibile.
Appena l'acqua nella pentola bolle, inserire la pasta e portarla a cottura, scolare la pasta e metterla in un contenitore di plastica, aspettare qualche minuto per farla raffreddare dopodiché aggiungere il melone fatto precedentemente a dadini, aggiungere il mais e il prezzemolo tritato, amalgamare il tutto, per finire aggiungere o un filo d'olio extra o un filo di aceto balsamico (dipende dai gusti) precedentemente comprato in domandina. Fatto questo chiudere il contenitore e metterlo nel frigorifero comune per almeno un paio di ore. Questa ricetta mi riporta all'estate del 2004: mi alzai la mattina con la voglia di pasta e melone e mi rimase la voglia anche al lavoro, sono un operatore della Out & Sider per Telecom, appena finii il mio turno volai tra i raggi per arrivare alla mia cella e mettermi all'opera.

Preparo il tutto stuzzicando qua e là dadini di melone e chicchi di mais, finita la ricetta le vado a mettere nel frigorifero comune, lavo tutto e me ne ritorno al call center per il turno pomeridiano.
Finito il turno, volo di nuovo per i raggi e arrivo alla mia amata cella, insieme al mio concellino apparecchiamo la tavola, piatti, posate, bicchieri ecc. e mi avvio a prendere il contenitore nel frigorifero comune, ma amara sorpresa il contenitore non c'è piu, ribalto il frigorifero ma niente.
Molto arrabbiato chiedo al mio concellino se ne sa qualcosa ma nega, non sa, fa l'incredulo e si arrabbia pure lui, per farla breve la mia amata pasta si è tramutata in una scodella con latte e Fitness. Il problema è che sono andato avanti per ben altre tre volte a rifare questa benedetta ricetta e ridendo e scherzando non sono mai riuscito a mangiarla, oltretutto smenandoci anche i contenitori di plastica. Un giorno di riposo dal lavoro, deciso più che mai a trovare il colpevole, rifeci la ricetta, la misi nel frigorifero comune e mi imboscai. I miei sospetti si fecero concreti, era il mio concellino che in preda a veri e propri raptus di fame si mangiava tutto e per la paura di essere beccato buttava via anche i contenitori. Beccato in flagranza di reato tra mille e mille scuse, riuscii a fargli promettere che da quel momento in poi lui si sarebbe occupato esclusivamente della pulizia della cella, oltretutto fino a quel momento era stato latitante per le pulizie.
Peccato che il mese dopo lo hanno trasferito!

di Giorgio Boratto

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