Magazine Martedì 18 aprile 2006

Caron: il giallo di Mantova

Il maresciallo Vitale è tornato. Come suo solito, mentre si trova in vacanza o in giro per qualche città d’Italia, inciampa in un omicidio. Anzi due. Stiamo parlando de Il gatto col numero di telefono (Fratelli Frilli Editori), ultima fatica di Antonio Caron, la sesta che ha come protagonista il Carabiniere dal fiuto infallibile.
Giovedì 20 aprile 2006, alle ore 18.00 presso il Forum Fnac (via venti Settembre) l’autore presenterà il suo romanzo noir, il sottoscritto introduce.

Questa volta teatro delle sue indagini è Mantova, dove Vitale va a trovare alcuni parenti. Tutto inizia da un gatto trovato in mezzo alla strada. Vai sapere che riportandolo all’indirizzo scritto sulla targhetta, si finisce in un caso di terrorismo internazionale. Cose che a lui capitano abitualmente.

Caron, con un passato da giornalista e addetto stampa, è il papà di giallisti genovesi. Il suo L’anziano ficcanaso (2001) è infatti il primo della collana noir della Fratelli Frilli Editore. Un sodalizio che prosegue senza intoppi con una media di un libro l’anno. «Scrivere è sempre stato il mio mestiere – dice Antonio – ma a un certo punto ho capito che non sapevo farlo. Ho dovuto ricominciare tutto da capo». Si riferisce al momento in cui ha iniziato ad usare la penna anche, soprattutto, per piacere proprio e in libertà.
È una piccola saga quella del maresciallo Vitale, che ha appassionato i lettori con vendite più che dignitose.

«Fino a due libri fa (La ragazza con il cane al guinzaglio n.d.r.) – continua l’autore – scrivevo a mano. Poi ho scoperto il computer: un bene per uno come me che ritorna cento volte sulle cose scritte, e asciuga fin che può la scrittura». Già, perché l’importante è: «essere chiari, anzi, tu come l’hai trovato? Si capisce?». Sì, si capisce. Non solo, in un periodo in cui il noir è, diciamolo senza malizia, un po’ inflazionato, scrivere una storia che ti tiene attaccato lì è un’impresa. Il gatto… riesce ancora ad ipnotizzare.

Ma chi è il maresciallo Vitale per il suo inventore? «È una specie di angelo vendicatore, mandato dal destino a punire i cattivi e difendere i deboli». Il personaggio è ispirato ad uno realmente esistito: «però era un brigadiere della questura, conosciuto ai tempi in cui mi occupavo di “nera”».
L’esperienza da giornalista, dice, l’ha aiutato molto a capire il suo ruolo nel mondo degli scrittori. «Quando ho iniziato ho pensato: che posso scrivere, romanzi d’amore? No. Fantascienza? No. La scelta è caduta quasi spontaneamente sul giallo». Gli chiedo se si ispira alla cronaca quotidiana. «Sì, alcuni fatti che racconto sono tratti da notizie che leggo sul giornale e che mi colpiscono molto».

Raccontare la trama di un giallo è abbastanza irritante. Sappiate che c’è un intrico per nulla chiaro, ci sono due cadaveri e un maresciallo che, come il tenente Colombo, sente il marcio a distanza.
di Daniele Miggino

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