Magazine Martedì 18 aprile 2006

«Io sono la vera Wilma!»

La settimana scorsa c'è stato il primo scontro diretto fra due rubriche di mentelocale.it. (alfiere del grottesco con la sua tutti i sabati su mentelocale.it), ha risposto alla sua maniera - dispensando umorismo e sarcasmo in dosaggi da cavallo - all'intervento di Claudia Priano su (tutti i martedì), in cui raccontava l'incontro con un simpatica vecchina in ospedale, la Wilma. Lagazzi l'ha trasformata in uno scaricatore incazzato. Alla fine ci ha scritto lei stessa, per rivelare la sua vera identità. Come andrà a finire? E chi lo sa.

Gentilissimo signor o dottor o ragionier Lagazzi,

intanto mi presento. Mi chiamo Wilma Passalacqua, quella che lei cita nella sua ultima rubrica, facendola parlare in prima persona. Mica si fanno queste cose, insomma. E allora, visto che io sono un’assidua frequentatrice del sito di mentelocale.it e spesso leggo anche le sue rubriche, per poter dire che veramente leggo di tutto, mi permetto di scriverle due righe per correggere e puntualizzare, se lei me lo concede, un paio di cose. E allora comincio.

Punto primo: guardi che io mica parlo in quel modo lì come fa lei. Mica uso termini come “smandrappata”, che, per carità, in italiano esiste e, casomai lei non lo sapesse, significa scamiciato, mal messo, nonché sfinito e malridotto. Comunque normalmente non lo utilizzo. C’è un gergo per tutte le età, credo, ed io mi attengo al mio.
Probabilmente lei è molto giovane. La immagino come uno di quei giovanotti che va in giro con il cavallo dei pantaloni sulle ginocchia, come mio nipote, e usa termini come questo. E vabbè. Contento lei. Però vorrei anche farle notare che io non parlo in quel modo lì e in un primo momento mi sono un po’ offesa leggendo il suo pezzo perché alla fine la smandrappata sembro davvero io.

Punto secondo: il pannolone lo porto già, solo la notte però. Sono sicura che non ha bisogno che io le illustri i dettagli. Quando avrà la mia età capirà perché.
Punto terzo: riguarda il suo ma non è vero niente. Tutte balle. Caro il mio Lagazzi, intanto non eravamo al primo piano del pronto soccorso, né al TSO, né chissadove. Eravamo al primo piano di neurologia e non perché io sia matta o la mia vicina di letto altrettanto. O forse sì. Un po’ matta lo è. Ma chi se ne importa. Non lo siamo forse tutti? Lei è completamente esente? Forse che lei è una di quelle persone estremamente equilibrate che non vanno mai in cimbali? Beato lei. Ma il fatto vero che volevo raccontarle è che la signorina della rubrica , che io ho avuto il piacere di conoscere già molti mesi fa in circostanze simili, ha omesso il vero motivo del ricovero, forse perché non voleva troppo ammorbare i suoi lettori. La verità, se la vuole tutta, è che la signorina Claudia ha avuto davvero un collasso, ma soffre anche di crisi epilettiche, e per sua fortuna non è nata cinquecento anni fa, altrimenti l’avrebbero messa sul rogo. Ora al massimo la ricoverano. Succede così, che ogni tanto svenga e le vengano queste crisi. Ma lei non si deve rattristare. La signorina ci convive che è un piacere, perché in corsia, se ti guardi intorno, c’è ben di peggio. E poi io glielo dico sempre alla Claudia. Guarda che anche Dostoevskij era epilettico. E lei se la ride.

Punto quarto: la signorina Claudia non mi ha offerto soldi. Proprio non ne ha, mentre io con la pensione e quello che mi ha lasciato il mio amato marito me la cavo benissimo. Anzi, spero che con il suo libro le cose le vadano meglio. Per ora abita in un buchetto al Carmine e lavora in teatro per campare. E tutto da sola. Da parte mia comprerò molti dei suoi libri e li regalerò ad amici e parenti, perché questo suo racconto, che ho avuto il piacere di leggere durante la degenza, parla anche di gente come me, voglio dire di gente non più giovane e che talvolta si sente sola. Per questo può piacere a gente di tutte le età. Credo sia la sua carta vincente. E parla di musica, anche. E poi lei ci crede. È il suo primo romanzo e glielo hanno pubblicato. Uscirà i primi di maggio. Le consiglio di acquistarne una copia, prima di sparare a zero.

Punto quinto: trovo, mio caro, che i suoi pezzi, come quello a cui mi riferisco, trabocchino, me lo consenta, un po’ troppo della sua carica di testosterone. Guardi che queste donne non sono poi così inette e pasticcione come le descrive lei. Le donne sono diverse. E, le assicuro, hanno sempre una marcia in più. Se lo lasci dire da una della mia età che di cose ne ha viste. E se ci siamo fatte quattro risate sul povero notaio, peraltro uomo intelligente, affascinante e di ben dieci anni meno di me, lo abbiamo fatto soltanto per esorcizzare la malinconia che ogni tanto in ospedale ti prende al petto e ti fa sentire triste.
Comunque la mia amica scrittrice è tornata a trovarmi, e ci siamo fatte due risate sul suo pezzo. Ma lei non si offenda. Tiri fuori il suo senso dell’umorismo, mio giovane amico, che quello nella vita aiuta sempre.

E per finire le do un consiglio. Ne faccia quello che vuole. Chiami la redazione e si faccia mettere in contatto con la signorina Claudia. Mi creda, avrà una bella sorpresa. Inoltre, e mi riferisco al suo testosterone prorompente, le assicuro che la signorina possiede un bello stomaco, come dicevano a me da ragazza, e non mi riferisco al suo apparato gastroenterico. E, aggiungo, due gambe che sembrano due pali telegrafici.
Nel caso, farete cosa gradita se vorrete chiamarmi. Sono un’anziana signora, ma amabile e di compagnia.

Cordialmente e sinceramente,

sua Wilma
di Daniele Miggino

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