Queste tragicomiche elezioni - Magazine

Attualità Magazine Martedì 18 aprile 2006

Queste tragicomiche elezioni



Non poteva che finire in modo tragicomico. Con gli esperti in sondaggi e dati vari, sudati e frastornati nel vano tentativo di giustificare tutte le stronzate spacciate nel corso degli ultimi mesi e dimostratesi tali alla resa dei conti, quelli reali.
Del resto in perfetta sintonia con le stronzate ripetute in modo ossessivo dai vari protagonisti della vita pubblica italiana, che attraverso il feticcio catodico hanno tentato fino all’ultimo di conquistare il voto del POPOLO (maiuscolo solamente in periodo elettorale) con ogni mezzo: fiumi di numeri tra loro mai coincidenti, riproposizione di progetti più volte presentati e mai realizzati e poi promesse, tante promesse allo strano sapore della vaselina.

La cosa più assurda è il pensare che una persona sana di mente a nessuno di questi personaggi mai affiderebbe la contabilità dei propri averi, il proprio destino professionale e forse nemmeno l’organizzazione delle proprie vacanze. Qualunquismo? Disincanto? Chissà, resta il fatto che sono in molti ad esprimere giudizi negativi sui politici e ciò dovrebbe suggerire una qualche riflessione.
Personalmente credo che in partenza le nobili intenzioni animino i più, ma spesso durante il tragitto o ci si ferma (leggasi anche “si viene fermati”) oppure cominciano i compromessi. Uno al giorno, o quanto basti, come fosse una medicina, con il risultato che, alla lunga, ambizione e vanità lavorino di scolorina per cancellare, se non l’anima, almeno l’innocenza. Succede da voi, succede da noi in modo ancor più tragico, succede in ogni parte del mondo, ma non per questo bisogna smettere di scandalizzarsi.

Per fortuna la mia condizione di cittadino straniero mi ha regalato la possibilità di non esprimermi anche se - ad urne chiuse lo posso affermare - la mia preferenza sarebbe andata alla Rosa nel pugno, per la semplice ragione che ho poca simpatia con le ingerenze religiose nella vita politica di un Paese anche perché, da buon mediorientale, so quali sciagure possano provocare.
Capisco che il paragone sia quanto meno forzato, capisco un po’ meno altre cose. Nonostante i miei trascorsi di “lavoratore a contratto” condivido il richiamo alla sacralità della vita umana, ma non riesco a comprendere perché i richiami viaggino spesso a senso unico. A meno che non si voglia sostenere il concetto che l’embrione valga di più di un essere pensante, sorpreso in casa a rubare; che potrebbe anche andar bene, a patto di rivendicarlo con chiarezza. Le omissioni in merito, oltre ad essere poco cristiane, generano sospetto e giustificano le accuse di partigianeria: rammaricarsi di quest’ultime può salvare le apparenze, ma non depura le coscienze.
Comunque sia andata ciò che conta è che sia finita, anche se, fossi in voi, non m’illuderei troppo, in quanto temo che la parola ingovernabilità diverrà presto di grande attualità.

Andrea Comparini aka Josef

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