Rugby: per saperne di più - Magazine

Outdoor Magazine Venerdì 14 aprile 2006

Rugby: per saperne di più

Magazine - Avendo un’origine comune, molto spesso rugby e calcio vengono accostati e confrontati. In origine, le federazioni rugbistiche avevano quasi sempre anche la definizione "football", nel nome, anche se molte poi hanno semplificato le loro denominazioni. Però, tanto per citarne solo una, la "Rugby Football Union" inglese, ovviamente la più antica, si chiama così ancor oggi.

E dagli accostamenti e dai confronti, molto spesso il rugby esce "vincitore". Non parliamo di quello che le regole dettano per quanto riguarda il gioco: lì vediamo che i due sport sono agli antipodi. Nel calcio, football appunto, si usano i piedi e mai le mani; nel rugby, chi vuole vincere deve sapere usare molto bene le mani, ma i piedi possono essere usati, e spesso dai calci vengono punti importanti. L'ultimo campionato del mondo, ad esempio, è stato vinto dagli inglesi grazie a un drop (che vale tre punti) di Wilkinson, all'ultimo minuto dei tempi supplementari. Australia-Inghilterra 17-20, in Australia. Roba da far scomparire anche la famosissima Italia-Germania 4-3!

Purtroppo, la grande differenza sta nel comportamento dei tifosi. Nel rugby, dopo la partita si va a fare bisboccia insieme. Certo, gli sfottò non mancano, ma la violenza non rientra nel modo di pensare dei rugbisti. O meglio, non nel modo di agire, perché ci sono frasi famose riferite al rugby che lasciano magari un po' perplessi, come il detto irlandese: – «Chi ha giocato in prima linea merita il paradiso, perché l’inferno lo ha già avuto in terra».
Ma sono solo modi di dire.
Nel calcio, invece, gli scontri tra tifoserie avversarie sono diventati la regola, con i questori che devono addirittura far spostare le partite, o farle giocare a porte chiuse o, ancora, con polizia e carabinieri impegnati in tenuta antisommossa contro orde selvagge e scatenate. Troppo, davvero.

Preferiamo la famigliola scozzese vista a Roma, che si faceva fotografare assieme a dei tifosi italiani; i nostri erano vestiti con la maglia della nazionale italiana e in testa avevano un caschetto di plastica con una intelaiatura di fil di ferro. Non per fare a botte, no: il telaio metallico reggeva le bottiglie di birra con lunga e apposita cannuccia. La famigliola suddetta, invece, vedeva la mamma e la figlia avvolte nella bandiera scozzese, e il papà con il regolamentare kilt (come gli italiani, peraltro!). Tutti e tre in maniche corte, mentre faceva un freddo cane, e sembravano tre armadi. Il maschio di famiglia si riconosceva proprio perché era l'unico con la gonna. Da un sito dedicato al rugby, www.teivovo.com , abbiamo tratto questa storiellina, che qualche attinenza con i comportamenti tipici dei maschi calciofili italiani ce l'ha. Ricordiamo ai meno esperti che i Boks sono la squadra nazionale di rugby del Sudafrica: il nomignolo deriva da springbok, la gazzella simbolo del team. Si intitola "I diari sudafricani".

Diario di lei
Domenica 24 novembre Ho visto Steve, ieri sera, e si comportava in maniera veramente strana. Ero stata a fare shopping con le amiche, nel pomeriggio, e sono ritornata un po' tardi; può essere questo il motivo? Il bar era veramente affollato così gli ho suggerito di spostarci da qualche altra parte per parlare un po' in pace. Era proprio distratto e assente e allora gli ho chiesto di andare in qualche posto carino a mangiare un boccone. Durante tutta la cena, non sembrava nemmeno se stesso; sorrideva in maniera forzata, sembrava non prestare la minima attenzione a quel che gli dicevo. Capivo che qualcosa stava andando per il verso sbagliato. Poi mi ha accompagnato a casa e gli ho chiesto se voleva salire da me. Ha esitato, ma alla fine ha accettato.
Gli ho chiesto di nuovo se c'era qualcosa che non andava, ma ha solo scosso la testa e poi ha acceso la tv. Dopo circa dieci minuti di silenzio, gli ho detto che volevo andare a dormire. L'ho abbracciato e gli ho detto che lo amavo moltissimo. Ha fatto solo un breve sospiro e una specie di sorriso. Io sono andata di sopra, nella mia camera, ma lui non mi ha seguito subito. Solo più tardi è salito da me e sono rimasta persino un po' sorpresa quando abbiamo fatto l'amore. Sembrava comunque ancora distaccato e un po' freddo, così ho cominciato a pensare che volesse lasciarmi e, anzi, sono quasi certa che ha un'altra.
Ho pianto tutta la notte.

Diario di lui
Domenica, 24 novembre
I Boks hanno beccato 50 punti di scarto dall'Inghilterra. Non riesco ancora a crederci.

Maurizio Mapelli

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