Magazine Lunedì 10 aprile 2006

Il tempo della spesa

Magazine - Erano come quelli del latte, all’inizio, i cartoni del vino. Rettangolari, scialbi. Adesso i bricchi sono invece adorni, affusolati; somigliano sempre più alle bottiglie che hanno smesso di essere. Li appoggia come fossero frangibili, il vecchio, sul nastro del supermercato. La pelle è così sottile, sui dorsi, che le sue mani sono quasi azzurre.
Il tempo della spesa è il migliore della sua giornata, apposta si è profumato e vestito con cura; la sfrutta allora fino in fondo, la possibilità di una conversazione, lunga quanto la corsa degli articoli sul nastro. La commessa compone il sorriso astratto di una nipote in visita obbligata, mentre aiuta l’uomo a scegliere il rame giusto nel portamonete.

Questi biscotti piacciono a mio figlio; qualche volta viene, e allora. La solitudine del vecchio forma una coda, dietro di lui.
L’adolescente di quarant’anni, da venti innamorato a salve del suo angelo custode, con certe macchie di buia golosità sulle falde della giacca, già occupato a firmare i buoni pasto con i quali comprerà per nostalgia mangime in scatola per la tartaruga al guinzaglio di lei ed invece litri e litri di cibo elettrico per la sua virile bulimia.
Una giovane madre di colore prima quasi si perde, dietro alle innumerevoli mani di sua figlia davanti allo scaffale parlante del cioccolato - ti vengono i denti neri, se ne mangi troppo - poi ride, e aggiunge una tavoletta, e poi anche la bambina, alla spesa nel carrello. È vivace, e non va bene: gli immigrati devono essere più sobri degli altri, per passare inosservati sotto le forche del pregiudizio.

Una ragazza ripida si passa il burro cacao sulle labbra. Chiude gli occhi, mentre lo fa. Ha gli stivali neri, e non porta orecchini da quando, aveva undici anni, ne voleva un paio e ne ha avuto un altro. Sua madre, già.
Nel suo cestino, cibo per cani da agricoltura biologica, patatine e succo d’ananas, che brucia. Il suo cellulare squilla, a lungo. I suoi occhi scoloriscono appena, poi passa. Esce dalla coda, e torna con un osso, di quelli che, ai cani, servono a pulirsi la bocca. Ha uno di quei portafogli enormi delle donne, che sembrano un’apertura di credito nei confronti della vita stessa, addirittura.

Matteo Labati

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