Magazine Lunedì 10 aprile 2006

Maurizio ti amo. Tuo Luca

In alto la copertina dell'ultimo romanzo dello scrittore
Quando per la prima volta l’ho chiamato al cellulare mi ha colpito il suo «Come stai?». Ivan Cotroneo la fa durare a lungo questa espressione, ormai svuotata e frettolosa, e già ti mette di buon umore. È estremamente spigliato e gioviale, mai eccessivo o ammiccante: un amico che dovevo incontrare e che già mi aspettava.
Romano di residenza (dal ’90) e napoletano di nascita, Ivan è l’autore di Cronaca di un disamore, (Bompiani): «un romanzo dell’Ottocento – come scrive Fernanda Pivano sull’Elzeviro del Corriere della sera (15 dicembre 2005) - ambientato oggi: romantico e moderno».

Una storia d’amore che finisce. Una relazione tra due uomini di portata universale: appagante per intensità, proprio perché dettagliata nell’intimo sentire del protagonista e tradotta in un percorso di sofferenza dolce e amaro, quasi quanto l’amore stesso.
Giovedì 13 aprile, Ivan questa storia la porta a Genova, al teatro dell’Archivolto (ore 18.30), è il suo secondo romanzo, dopo il felice esordio Il re del mondo (Bompiani, 2003), che presenta in compagnia del direttore di Palazzo Reale , diventato amico di penna, l’attrice Cristina Cavalli, che leggerà alcuni brani e la sottoscritta.

Formatosi al Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, Ivan esordisce con alcune sceneggiature: Il vassoio davanti alla porta, da un racconto di Moravia, che gli vale il premio Moravia nel ’93, Fino in fondo un cortometraggio con cui vince il Premio Saint Vincent nel ’95 e, nello stesso anno, Copisteria Cicerone (premio su Storie d’amore di Terni). Proprio in quell’anno comincia il lavoro di traduttore per Bompiani: «Una collaborazione nata per caso. Ho scritto una lettera alla Bompiani per un mio interesse su una traduzione di Pulp Fiction, in cui facevo alcune considerazioni e Elisabetta Sgarbi mi ha chiamato. Sono diventato consulente editoriale e ho letto Le ore di Michael Cunningham prima ancora che uscisse in America».
Così oggi è il traduttore e amico di Cunningham, ma anche di Hanif Kureishi (nonché di tre sceneggiature: Prêt-à-porter di Robert Altman, Four Rooms di Quentin Tarantino e Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci). Ma la scrittura per Ivan è anche canzone, cinema (tra cui Chimera, regia di Pappi Corsicato, Paz! di Renato De Maria) e Tv: è nel team di autori della trasmissione di Serena Dandini Parla con me.

Ma veniamo al libro. Luca e Maurizio - Mau come lo chiama Andrea - si incontrano per lavoro e con il pretesto di un I-Pod entrano in amicizia, diventando presto amanti. L’amore però in Mau finisce prima di quello che Luca si sarebbe immaginato. E così il libro ci accoglie con un Luca assediato dagli amici, che sembra in uno stato di coma. Forse morto? Tutt’altro, Luca ha perso il suo amore senza sapere perché, ma non si perde il gusto di riviverlo nei luoghi, nei tempi e nei modi che sono ancora tracciati sulla sua pelle, sui muri, sui motorini legati insieme e su una traccia registrata con il cellulare di Mau che russa. Luca non si lesina il dolore, ripercorrendo quasi i singoli minuti della sua storia, in una scansione disordinata e ossessiva del tempo che è profondamente interiore.

La storia non procede per veri flashback, ma per parti del corpo, per odori e stati della mente che sono tutti dentro Luca contemporaneamente. Una cronaca fatta di indizi, non un diario e infatti il titolo - ricorda Ivan - è tratto dalla raccolta di poesie di Cesare Pavese Poesie del disamore, ma anche dal film di Antonioni Cronaca di un amore.
Il presente si dilata, ma tutto quello che è attuale, le voci degli altri, i rumori, il lavoro, la geografia dei luoghi per Luca non contano. Per lui è presente solo la loro versione filtrata e vissuta nell’amore, il resto appare. Un viaggio intimista dove si vuole assaporare l’esperienza piacevole, ancora una volta, prima che sfugga per sempre dalla pelle.
Ai momenti di grande intensità, Cotroneo contrappone alcune pause strategiche, dove il mondo là fuori continua a ronzare: «sono cinque pezzi propriamente giornalistici – mi spiega Ivan – inseriti per spezzare momenti molto forti, con una certa carica ironica e surreale». Ricavati da riviste scientifiche e letture su internet, inizialmente queste digressioni (tra cui una sulle carpe koi, sull’omosessualità, sul baby-genio Brandenn Bremmer, sul comportamento degli innamorati) erano otto e solo a testo pronto Ivan li ha collocati, perché per il resto preferisce scrivere le sue storie «dall’inizio alla fine, in sequenza, dopo un lungo lavoro di raccolta appunti» e solo un minimo di revisioni, tagli e spostamenti.

Ne Il re del mondo, si narra la storia di Andrea sarò-famoso e di un mondo tutto teso all’apparire, al mostrarsi, all’aderire alla moda e dove è il comparire sul piccolo schermo a decretare l’entrata nell'esistenza, nel mondo. Un lungo racconto algido, dove cova una rabbia profonda mai espressa e mai consciamente rivelata (à propos, nel '99 Cotroneo ha scritto un vademecum sulla rabbia, Il piccolo libro della rabbia, Bompiani).
«Il primo romanzo – dice Ivan – è su un mondo che mi fa rabbia e che dovrebbe farci arrabbiare. Lì non ho lasciato nessuno spazio ai sentimenti, però sono un romantico e volevo scrivere di un eroe dai toni ottocenteschi, capace di svenire e sentirsi male proprio come in quella letteratura, di cui nutro una grande passione: Adolphe di Benjamin Constant, per fare un esempio».

Sono mille e una le domande che gli faccio, ma qui taglio, a parte la domanda di rito: a cosa stai lavorando? «A una raccolta di racconti e a una commedia teatrale, Vieni a letto con me, sui 30enni e il sesso».

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