Un Peer Gynt semi‑scenico - Magazine

Teatro Magazine Teatro Carlo Felice Lunedì 10 aprile 2006

Un Peer Gynt semi‑scenico

Nelle immagini il Peer Gynt del 1876

Magazine - Immaginate un giovane pianista norvegese che, nella seconda metà dell’Ottocento, viene catapultato dalla mamma in Germania perché impari dai grandi maestri tedeschi l’arte del comporre, e per un po’ ci prova (sfornando tra l’altro un discreto concerto per pianoforte), ma poi decide di tornarsene a casa: questa musica così complessa, seriosa, elaborata, che contiene e riassume un’antica tradizione musicale (Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms) di cui non si sente parte, davvero non fa per lui.

Molto meglio tornarsene nella propria casetta, sperduta fra i boschi di Troldhangen e cominciare a mettere in musica la bellezza un po’ triste e uniforme dei fiordi azzurri, delle nevi eterne, delle cupe foreste di larici, degli spaziosi tramonti alpini, no? E farlo attraverso brani brevi, quadretti, piccole suites, anziché con lunghe sinfonie. Stiamo parlando di Edward Grieg (1843 – 1907), che in questo modo è diventato il maggior compositore norvegese di tutti i tempi. E proprio di Grieg il ha in programma, per la Stagione d’Opera, le musiche di scena scritte per il Peer Gynt dell’amico e grande commediografo Henrik Ibsen. Che, pochi lo sanno, sono uno di quei pezzi che da qualche parte tutti abbiamo già sentito. In televisione, ad esempio: pare che i pubblicitari abbiano un debole per queste incantevoli miniature, che hanno saccheggiato senza scrupoli per le loro trovate.

Comunque, quando la commedia di Ibsen andò in scena a Oslo nel 1876 il successo fu clamoroso e quasi da subito le musiche presero una loro autonoma strada: Grieg stesso, come direttore d’orchestra, girò il mondo e fece di Peer Gynt il suo cavallo di battaglia. Le melodie popolari così spontanee, così immediate e familiari anche all’orecchio meno esperto, che per loro natura non si prestano a lunghi svolgimenti ma si propongono semplicemente per quello che sono e rappresentano; un materiale musicale ingenuo, ma fresco e straordinariamente vitale; una storia fantastica, una commedia dolceamara di un “antieroe” norvegese che alla fine del suo pellegrinaggio per mari, monti, deserti, foreste, uomini, popoli, ritrova se stesso e soprattutto la pace tra le braccia di Solvejg, la donna che l’ha sempre amato e atteso. Tutto questo è Peer Gynt, in programma, come dicevamo, al Carlo Felice, sotto la guida di un vero “specialista” della musica norvegese, il direttore Gabor Ötvös; da segnalare anche l’intervento di Marco Salotti per l’adattamento e la messa in scena del lavoro di Ibsen (che è in versi, non in prosa!). Insomma, come scrisse Grieg nel 1876 pochi giorni prima che l’opera andasse in scena, «la rappresentazione di Peer Gynt può fare del bene qui a Oslo, dove il materialismo cerca sempre di risorgere e soffocare tutto ciò che per noi è sacro e inviolabile. Abbiamo bisogno di uno specchio in cui poter contemplare tutto il nostro egoismo: e quello specchio è Peer Gynt».



Fondazione Teatro Carlo Felice
Stagione d’Opera e di Balletto 2005 – 2006
domenica 23 aprile 2006, ore 20.30
Peer Gynt
Musiche di scena per l’omonima tragedia di Henrik Ibsen
Musica di Edward Grieg (1843 – 1907)
Direttore: Gabor Ötvös
Regia: Fausto Cosentino
Adattamento drammaturgico e collaborazione alla riduzione scenica: Marco Salotti
Biglietti da € 32 a € 100, giovani da € 22 a € 28

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