Il tassista improvvisato - Magazine

Il tassista improvvisato

Attualità e tendenze Magazine Venerdì 7 aprile 2006

Nelle foto alcune scene del film.
© www.zip-films.com/taxistaful/index.html

Magazine - La storia di José R. è simile a quella di molte persone, vittime di un’ingiustizia. La disoccupazione porta spesso alla disperazione. José, invece, decide di ingegnarsi e di risolvere il problema a modo suo: l’uomo, cinquant’anni e un figlio che non vede da ormai due anni, si improvvisa tassista per le strade di Barcellona. Fin qui niente di strano. Se non fosse che le auto guidate di notte da José sono rubate. Per lui si tratta di un prestito: restituisce sempre la macchina dopo averla utilizzata, lasciando nel cruscotto parte del denaro guadagnato, come parziale “risarcimento”.
Ma ovviamente non basta e l’uomo rischia il carcere. Entra così in contatto con un gruppo di persone che, venute a conoscenza della sua storia, provano ad aiutarlo introducendolo nel proprio “mondo” e condividendo con lui il proprio progetto: stanno occupando una casa e lottano contro la globalizzazione, che sta trasformando la città.

Questa la storia raccontata dal regista spagnolo Jardì Solé ne , il film-documentario che la ha presentato sabato 8 aprile 2006 al cinema America. Il regista è stato accolto dagli applausi del pubblico, che ha assistito numeroso alla proiezione: «Dalla disperazione nasce la voglia di reagire», ha spiegato lui, «in Spagna è molto sentito il problema della “precarietà”. Volevo farlo conoscere a tutti, raccontando la storia di un uomo dalla vita spezzata».
E a proposito di globalizzazione, Solé ha dedicato il film a «tutte le cassiere dei supermercati, tanto vicine e insieme tanto lontane dalle persone e dal denaro». A presentare il film è stato Marco Cipolloni, storico del cinema spagnolo e ispanoamericano: «quello del protagonista è un gesto di disperazione e di adattamento al mondo così com’è», ha commentato, «ma nel suo modo di reagire è presente un germe di liberazione. José incontra persone che l’hanno capito, mentre lui non ne è consapevole».

Sono due le lingue utilizzate nel film: il castellano - lingua degli immigrati a Barcellona - e il catalano, la lingua della borghesia e dei locali. Anche in questa scelta sta il desiderio di mostrare una rottura che, a Barcellona, è ancora molto sentita.
Alcune immagini di repertorio, poi, mostrano le azioni dei no global in città. Immagini di comunione miste a quelle di distruzione che anche i genovesi conoscono bene: «non sono un militante», ha risposto il regista ad un ragazzo che gli ha chiesto quanto lui sentisse il problema, «ma il film mi ha influenzato molto. Si può imparare qualcosa dalla storia di José».



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