Attualità Magazine Lunedì 10 aprile 2006

A piedi nudi dovunque

Magazine - Li ho incontrati una sera, tornando stanca da una lunga settimana di lavoro mentre cercavo di prendere al volo un treno regionale per tornare a casa. Salita su un vagone stipato, prendo posto insieme al mio inseparabile trolley, sui gradini che portano da un piano all’altro. Mi guardo intorno: ci sono ragazzi giovani, gruppi di meno giovani che leggono il giornale e discutono tra loro, borse della spesa, voci di amiche, coppie che decidono quello che faranno nelle prossime ore.
Una coppia discute su cosa propongono per la serata i teatri genovesi. Li guardo: facce comuni, zainetto sulle spalle, maglioni di lana e ai piedi... nulla!

Il mio sguardo un po’ stupito si incrocia con quello degli altri viaggiatori che hanno notato questa stranezza: c’è chi con una gomitata li indica ai suoi vicini, chi sorride e guarda dal finestrino, chi scuote la testa. Loro, imperterriti e indifferenti a tanta curiosità suscitata, continuano a parlare di teatro e di cosa vorrebbero vedere questa sera.
Non riesco a fare a meno di guardarli: piedi nudi sul vagone di un regionale, piedi nudi che hanno rincorso il treno per la Sotterranea di Principe, piedi nudi che – tra poco – scenderanno i due gradini e si ritroveranno sul marciapiede della stazione di Sampierdarena. Manca poco alla fermata, e la curiosità che traspare dai miei occhi si trasforma sulle mie labbra, senza che quasi me ne accorga, nella domanda: “Ma perchè...?”

Entrambi mi sorridono, per nulla imbarazzati e la donna mi risponde che, semplicemente, amano stare a piedi nudi e camminare scalzi. Sono i , anzi gimnopodisti.
Nato in Nuova Zelanda e approdato in Europa dopo aver toccato l’America, il fenomeno del barefooting giunge in Italia nel 1999 con il nome di gimnopodismo. Per dare supporto alla voglia di camminare scalzi, per consigliare e dare suggerimenti a quanti vogliono appendere le scarpe al chiodo, Franco Agripa fonda nello stesso anno il che presto si trasforma in un Club che, ad oggi, conta più di un centinaio di iscritti.

Sono gimnopodisti o barfooters tutti quelli che amano stare scalzi, che vogliono cogliere tutte le sensazioni tattili che il piede può trasmettere e che credono la scarpa un inutile accessorio che si sporca, costringe, viola la libertà del corpo. Il piede nudo, invece, secondo i barefooters, permette di essere davvero liberi, camminare dove si vuole, non avere problemi di cattivi odori, funghi o parassiti.
E per molti, a quanto pare, il passo dalle sensazioni piacevoli di una camminata a piedi nudi sulla spiaggia al camminare scalzi dovunque, è stato davvero breve… I veri barefooters infatti amano camminare scalzi anche nelle città, sugli autobus, nei centri commerciali. L’unico pericolo del praticare gimnopodismo nella vita di tutti i giorni è quello di incorrere – soprattutto nelle strade delle nostre città – in sporcizia, vetri, oggetti taglienti. Ma anche per questo esistono degli appositi kit di primo soccorso, che il vero gimnopodista porta sempre con sè.

Se asfalto e marciapiedi non sono affatto un problema per i barefooters, sembrano invece molto più complesso per loro superare le barriere ideologiche: la società moderna – rinnegando un passato dove l’andare a piedi nudi era la norma - rifiuta lo scalzismo nella maggior parte dei casi. Non a caso, il sito americano dei sottolinea quattro cose che è necessario sapere, per non pensare di essere stravaganti quando si fa una cosa estremamente naturale: innanzitutto, andare scalzi fa bene. Inoltre, non è contro la legge entrare in qualsiasi tipo di struttura (ristoranti, cinema, uffici...) a piedi nudi, non si contravviene a nessuna regolamentazione sanitaria e non è illegale guidare scalzi.
Il gimnopodismo quindi come un ritorno, un sentirsi più legati alla terra, sentendola davvero con tutti i sensi. E un rifiuto di una convenzione che si è fatta consuetudine.

Mi chiedo se la simpatica coppia di barefooters che è ormai scesa da un po’ avrà deciso cosa vedere a teatro questa sera e soprattutto mi chiedo come ci andrà: se “cederà” al compromesso sociale che prevede d’indossare calzature o se persevererà nel desiderio di “tattilità” e attraverserà foyer e sala facendosi solleticare le piante dalla moquette, affrontando a piedi nudi il mondo dei calzati...

Micaela Montecucco

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