Magazine Martedì 4 aprile 2006

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...amori estranei o... stranieri?

Ciao Antonella sono sempre Marco, perdona anche questa incursione, ma ormai non riesco più a sottrarmi dallo sciorinare opinioni (oggi l'opinionista va di moda...).
Ora ho pensato questo: ci si innamora diversamente a varie età, ovvio ma la tristezza è idealizzare la persona che vorresti "trovare" e la vorresti proprio con determinate caratteristiche. Se questo non accade cerchiamo di convincerci che non esiste e che gli altri sono sbagliati per noi. Non solo, dopo hai quasi l'idea che in età adulta, tutte le persone che incontri, con cui vorresti avere una storia non ti convincono appieno, cioè li senti come "estranei" o conoscenti, non so se riesco a rendere l'idea. È come se l'unica donna con cui hai fuso la tua vita è quella che hai conosciuto quando eri più giovane, come è capitato a me.
Cambiando argomento aggiungo ancora che mi capita di vedere, sempre meno raramente in giro, uomini nostrani accompagnati a donne straniere. Ottima cosa l'integrazione, ma perché avviene questo? Forse le donne straniere sono di poche pretese, deboli e bisognose di un solido avvenire? Oppure, più semplicemente, hanno delle qualità in più e la mente più libera e meno complicata delle "nostre" donne?
Comunque, dietro a tutto questo, noto (per quel che mi è possibile) che vi è qualcosa di profondo, mentre talvolta percepisco il gelo in certe coppie, diciamo, liguri.
Questi sono i fatti secondo me, ai tuoi lettori la parola...
Ti ringrazio del tuo parere sulla mia ultima mail, mi è stata utile.
Ciao, grazie e nuovamente buon lavoro.

Caro Marco,
bentornato, anche perché hai sempre argomenti interessanti. Devo tuttavia sottolineare che, nel caso del dibattito sui single, faccio molte eccezioni e pubblico lo stesso autore diverse volte. Nel caso dei problemi di cuore finirebbe in un dialogo poco stimolante e inutile per gli altri lettori. Bene, mi rimbocco le maniche e affronto i tuoi interrogativi di oggi. Del primo credo di avere già parlato e la risposta la sai anche tu: la prima storia è l’unica possibilità che abbiamo di crescere insieme all’altro, di adattarci –quando è il caso- sin dall’inizio e percorrere tutta la strada insieme. Dopo siamo ormai formati, da noi e dalla vita, le abitudini e le routine sono consolidate ed è estremamente difficile adattarsi, costa un mucchio di fatica. E non tutti ne hanno voglia. Semplice: per essere in due, bisogna impegnarsi in due e insieme!
Aggiungerò un commento sulla chiusura: rientra in qualcosa che invece abbiamo già affrontato insieme: non è propriamente regionalismo, ma provincialismo sì. Che non solo è il contrario di quel cosmopolitismo che tutti auspichiamo, è anche segno di grandissima insicurezza. Diffidare di tutto ciò che è diverso da quello che ci hanno insegnato o, peggio, dichiararlo sbagliato senza neanche provare a capirlo è veramente un brutto segno. Vuol dire che mancano l’apertura, l’elasticità indispensabili per muoversi in un mondo che cambia tanto in fretta e che il difetto è aggravato dall’insicurezza che blocca, frena ogni iniziativa, impedisce di pensare. Del pensare, tuttavia si parlerà un’altra volta. Ti invito a servirti del mio j’accuse contro la mentalità provinciale anche per trarre qualche conclusione sull’argomento donne straniere che, così come l’hai posto, è inaffrontabile. Impossibile generalizzare in questo modo.
E grazie a te per i contributi al mio lavoro,
ciao, antonella

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Gli interventi sulla singletudine continuano alimentando una vera e propria querelle, uno scambio di opinioni manifestato anche in brevi interventi, che vi riproponiamo qui di seguito (dall'ultimo al primo).

antonella.viale
caro orinocoflow, qui sta diventando un salotto... anche tu fai commenti interessanti ma, affezionati o occasionali lettori, perchè non provate a tirare le somme? a rivedervi il dibattito e isolare quei tre o quattro elementi che, messi insieme, diventano solitudine vissuta male? lo so che sarebbe il mio lavoro, ma credo che se lo faceste voi vi sarebbe più utile... ciao, antonella

orinocoflow
Marco, ti chiedi il perché del successo delle donne straniere, deboli (ci credo poco) o semplici che possano essere, un dubbio su cui piazzo la mia fiche. Le "nostre" donne sono effettivamente drammaticamente sofisticate. Però un giorno mi sono chiesto quanto sia sofisticato il sottoscritto: dopobarba in crema senza alcool, solo pilsner alla spina, la macchina con il subwoofer, mi inalbero se sento la parola "carino" e non solo quella, non sopporto i jeans strappati e i brillantini sugli occhi, chiedo sempre Martini Hemingway, detesto l'Hip Hop, ripudio qualunquisticamente i magazines, etc. Morale: non sono più sofisticato delle donne che critico. Questo mi intristisce, perché mi guardo attorno e capisco di fare parte di una cultura di persone solitarie. Sì, generalizzo! Si chiama induzione: si fa un inventario di casi e se ne trae una legge (che poi, é vero, va verificata, ma questa mi dà scarse speranze di non esserlo). Siamo soli, e non ci rassegneremo mai. Ma è sempre più dura.

di Antonella Viale

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