Magazine Martedì 4 aprile 2006

Baci e abbracci, Claudia

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Vorrei sapere se qualcuno di voi la conosce, ma sono certa di sì. Se vai per strada e ti guardi in giro con attenzione la trovi dappertutto. Non lei. Le sue composizioni floreali, le sue stravaganti poesie, i suoi disegni coloratissimi. Di solito sono cuori e poesie tutte in rima. Il fatto strano è che lei in rima ci parla anche. Per rime o assonanze, ma sempre così. Qualcuno ha capito chi è?

Ricordo precisamente la prima volta che l’ho incontrata. Una tizia davvero inconsueta. Per spiegarvi. Non la definirei una barbona. E neanche una punkabestia. Io non la definirei proprio. Era una giornata di sole, un anno fa o giù di lì, in primavera.
Me ne stavo con la mia amica Maie in piazza De Ferrari a parlare di questo e di quello, sedute vicino alla fontana. Uno di quei momenti che ti godi in una città come la nostra, in cui ti capitano cose che non potrebbero succederti se corressi dietro a un autobus oppure dietro a qualche appuntamento a cui arriverai in ritardo.

Stai lì e guardi la gente che passa, ti prendi il sole e fai due chiacchiere. Una specie di prova di prepensionamento. A parte che forse la pensione non la prenderò mai. Ma non divaghiamo. Ed eccola arrivare. Una tipetta scalza, vestita di tutti i colori che ti sembra uscita da un film di Almòdovar prima maniera, con fiori, cuori, luccichini e tutto il resto attaccati dappertutto. Sui vestiti, sulla testa, sui capelli cortissimi, sulle braccia. Era lei. Melina R.

Si è avvicinata con un sorriso. Ci ha fatto un inchino e ci ha regalato un fiore. Anche Maie ed io le abbiamo sorriso. Ed ecco che lei attacca a parlare, tutto in rima per dieci minuti, una roba che io mai riuscirei a fare. E se tu le facevi una domanda, lei ti rispondeva velocissima e sempre, rigorosamente in rima.
Ci racconta della sua vita, delle aiuole che cura, delle cose che fa per la città. E ci dà consigli. Bevi l’acqua corrente, che rende la gente intelligente, lascia l’acqua stagnante che fa la gente ignorante. Apri il tuo cuore e ricevi amore. Ama la spazzatura, che non è la vera lordura.

Noi zitte ad ascoltare. Poi ci ha lasciato le sue poesiole scritte sul retro di un sacchetto della Rinascente, due cuori fatti con la carta dei sacchetti del pane, due rami di ulivo intrecciate con fiori e torsoli di mela, una manciata di ciliegie e baciandoci due volte sulla guancia e una sulla fronte è sparita così come ci è apparsa all’improvviso. Non senza prometterci che ci sarebbero successe cose bellissime di lì a poco.
Siamo rimaste in silenzio. Poi ho chiesto: Maie, dì un po’, l’hai vista anche tu, vero? E lei, eh sì, l’ho vista. Eravamo come allibite. Mi pareva fosse stata una specie di allucinazione. Ebbene, credeteci o no, ma tre giorni dopo il mio agente mi ha chiamata per dirmi che avevo un editore, che il mio romanzo sarebbe diventato un libro. Ed io ho pensato a lei. Che porti fortuna? Che ne so. Comunque è una persona buona. E stramba, perché no. Ma io non ho paura delle persone strambe. Infatti posso dire che ne conosco un sacco. Forse un po’ stramba lo sono pure io.

E comunque credo sia vero che le persone buone un po’ di fortuna la portino. E poi l’ho incontrata tante altre volte Melina. E ho incontrato un sacco di persone che l’hanno conosciuta. Una volta ho visto due ragazze che camminavano in via Venti Settembre con due cuori disegnati sulla faccia. Melina?, mi è bastato chiedere, e loro, sì proprio lei. E così le ho conosciute. Pare che Melina bazzichi parecchio per i centri sociali. Si fa volere bene da tutti. Regala sempre qualcosa, di quelle che fa lei. Puoi trovare le sue poesie vicino ai bancomat.
Le sue composizioni floreali nelle aiuole o alla base di un lampione. Non so quanti anni abbia. Forse quaranta. Non saprei proprio. È una di quelle persone a cui non riesci a dare un’età. Qualche giorno fa l’ho incontrata in via Roma.

Mi ha raccontato che l’hanno arrestata con l’accusa di imbrattare i muri. Arrestare Melina? Mi sembrava comico. E infatti credo lo sia stato parecchio. Mi ha raccontato che l’hanno fatta salire su una volante per portarla in questura e lei ha tirato fuori dalla sua borsa manciate di petali con cui ha riempito prima la macchina e la questura poi. Mi ha raccontato di aver attaccato cuori e fiori addosso a tutti quelli che incontrava. Sono la vostra stella, giunta per portare la novella, diceva a tutti ballando e spargendo petali. Tentava di convincerli a buttare via le pistole. Dico, te li vedi i tutori dell’ordine? Dopo qualche ora era fuori, naturalmente, e lei era un po’ delusa perché non le sarebbe dispiaciuto andare a conoscere un po’ di detenute a cui portare fortuna.
Vi faccio una raccomandazione. Se la vedete per strada, e vi assicuro che la riconoscete, fermatela e parlate con lei. Non abbiate paura che vi prendano per matto. Chi se ne frega? Il mondo è pieno di matti che se la tirano da normali. Parlate con Melina. È un personaggio incredibile. E sono quasi certa che, se le sorriderete, magari poi vi capita anche qualcosa di bello. Chissà. Forse basta crederlo.

Claudia Priano
di Daniele Miggino

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