Stabile: la nuova scena teatrale - Magazine

Teatro Magazine Teatro Duse Venerdì 31 marzo 2006

Stabile: la nuova scena teatrale

Nelle immagini due momenti dello spettacolo

Magazine - Al Teatro Stabile di Genova è partita un'operazione dedicata alla nuova scena teatrale italiana. Emma Dante con il suo dramma in un atto, Carnezzeria - al Duse dal 30 marzo al 1 aprile - apre il sipario. Ma di questo spettacolo parleremo fra un attimo, prima vorrei snocciolarvi i futuri ospiti. Ascanio Celestini, l’ormai noto affabulatore, è il protagonista del prossimo appuntamento alla Corte con La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico, dal 4 al 9 aprile e, in contemporanea al Duse, Erri De Luca è interprete e regista di Chisciotte e gli invincibili (dal 4 al 9 aprile).
Segue Una bella giornata di Dennis Lumborg, con Roberto Alinghieri (dal 10 al 13 aprile al Duse), sapiente e toccante monologo su un padre sospettato di pedofilia, in prima nazionale nelle grotte al Festival di Borgio Verezzi nel 2004. Dal 18 al 23 aprile alla Corte arriva Maddalena Crippa in A sud dell’alma e, di nuovo in un gioco di contemporaneità, va in scena al Duse il romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini, con Mariella Lo Giudice.
Chiude Pippo del Bono, acclamato in Francia e noto - ma non a tutti - in Italia, che porta tutto il suo gruppo alla Corte per il musical tragi-comic-poetico Urlo, letteralmente acclamato al Festival di Avignone nel 2004 e salutato da Le Monde come «evento indimenticabile». E a maggio il discorso va avanti con la drammaturgia contemporanea e le mises en espace con gli allievi della Scuola di recitazione dello Stabile, ma di questo vi diremo a tempo debito.

Adesso veniamo a noi e alla prima di Carnezzeria. Pubblico specializzato, attento alla scena emergente ieri sera, giovedì 30 marzo, al Duse: giovani registi, attori, teatranti a vario titolo e alcuni professori. C’era molta attesa, sentita nel fremere di una platea curiosa. Un acclamato silenzio sollecitato da vari «shhh, shhhi» e un interminabile buio hanno anticipato l’inizio dello spettacolo. Poi tra il pubblico un corteo funebre: tre uomini che trasportano una sposa-morta. Fanno il giro della sala, poi salgono sul palco.
I tre ragazzi si danno un gran da fare e all’inizio è solo luce (vedi foto in basso): lumini da chiesa e funerari sul proscenio, una corona illuminata in alto a sinistra sopra la sposa-cadavere, una serie di illuminazioni pendenti a tenda lungo tutto l’arco della scena, come per una festa di paese. Poi la sposa torna in sè, apparentemente solo da un profondo sonno e svela sotto il vestito bianco una grande pancia. Emma Dante racconta infatti del matrimonio combinato da tre fratelli alla sorellina, rimasta inguaiata, calando la vicenda nella più verace cultura meridionale, quella siciliana.

Ninuzza e Paride (il fratello maggiore) dividono la stanza e il letto e spesso nel matrimoniale che fu di mammà, si infilano anche gli altri due fratelli: Ignazio e Salvatore (Tonuccio). Quella pancia, quindi, che Ninuzza porta con ingenuità profonda di bambina mai cresciuta, non è affatto frutto di un errore di gioventù banale, ma colpa condivisa anche se non esplicitata, prodotto di un vissuto che si è lasciato andare oltre, dimentico delle regole. Ma di tabù da svelare o da nascondere in famiglia ce n’è più di uno e in questo atto unico, a tratti forse troppo compresso, emerge anche altro grazie a una manciata di vecchie foto. Più che alla parola il racconto è lasciato alla gestualità, la mimica, il movimento (molto bella la danza-quasi-travaglio di Ninuzza, vedi foto in alto). I tre fratelli tra loro bisbigliano, si inventano giochi per far sorridere la sorella condotta in un luogo lontano da casa, all’appuntamento con il suo sposo.
«È vero Paride che mio marito mi vuole bene? Che è magro e bello? Che anche l’occhio vuole la sua parte, si dice così vero Paride?»
«Ti ama», risponde il fratello maggiore.
L’appuntamento fin dall’inizio parla di morte per via dei chiari simboli in scena: ceri funebri, croce sulla pancia, croce su legno, con bouquet matrimoniale, posto in alto sul proscenio che già sa di lapide e, in fondo, anche questo sposo che dovrebbe arrivare, e che la ama senza conoscerla, atteso quasi quanto Godot, sa un po’ di Gesù.

La naturalezza e l’espressività fortemente regionale nella recitazione danno forza a uno spettacolo creato su geniali quadri, che come flash ci abbagliano in un turbinio velocissimo. Se i fratelli sono colpevoli non è dato sapere e in fondo non importa, la femmina è usata e usabile fino a quando non diventa imbarazzante. Per Ninuzza però la faccenda non si pone, dal suo punto di vista Paride, Tonuccio e Ignazio la rispettano e si preoccupano per lei. Essere femmina significa ubbidire/subire e da bambini anche i figli maschi hanno dovuto provare quest’onta, magnificamente espressa quasi solo a gesti da «Tonuccio vestito da femmina» in un duo-illusionistico con il padre-padrone, più vero del vero.

Carnezzeria di Emma Dante
con Gaetano Bruno, Sabino Civilleri, Enzo Di Michele, Manuela Lo Sicco
scene Fabrizio Lupo
regia Emma Dante
Compagnia Sud Costa Occidentale

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin