Magazine Venerdì 31 marzo 2006

Apologia dei carruggi

Un labirinto di strade strettissime che si inoltrano coraggiose fra quinte di edifici sempre più belli, ristrutturati, riportati al loro splendore. Ultimamente mi capita spesso di addentrarmi nei vicoli e in occasione di queste esplorazioni mi sento un po’ turista anche nella mia città.
Mi affascinano (e pensare che da bambina li odiavo!), li trovo allegri, pieni di vita e nello stesso tempo misteriosi, custodi di storia, tanto che a volte percorrendoli ho quasi l’impressione di muovermi nel tempo oltre che nello spazio.
Mi colpiscono subito gli odori: acri e violenti, talvolta insopportabili, si alternano a quelli piacevoli. L’odore del legno che mi cattura da un negozio di antichità, quello di solventi e vernice che rivela il laboratorio di un artigiano e quello dolce che mi avvolge mentre mi accosto alla vetrina di una pasticceria. E ancora sapone, spezie, incenso.

Certo converrebbe stare con gli occhi rivolti a terra, in queste strade spesso non abbastanza pulite, ma è impossibile resistere alla tentazione di vagare con lo sguardo a destra e a sinistra, curiosando nelle vetrine dei negozi più caratteristici, dove davvero si può trovare qualunque cosa.
E poi rivolgere l’attenzione ai piani superiori degli edifici, dove le finestre a volte socchiuse svelano un soffitto affrescato, una volta. Ancora più in alto i protagonisti sono i decori rinnovati delle facciate, gli stucchi dei cornicioni. Infine, come un miraggio, il cielo, di cui entrando nel dedalo di vie mi ero dimenticata, di un azzurro che incorniciato dai tetti, a volte così vicini da toccarsi, risalta ancor di più.

Talvolta sulla sommità dei palazzi si possono scoprire incantevoli terrazzi trasformati in veri e propri giardini, con cascate di fiori coloratissimi, piante rigogliose e addirittura pergolati. Ed è facile immaginare la vista di cui si può godere da lassù, i tetti in ardesia e forse in lontananza il mare.

Anche al livello della strada le sorprese non mancano. Attraverso un portone aperto posso scorgere una scala ripidissima e buia e pensare con ammirazione a chi ha il coraggio di salire e scendere da lì ogni giorno, oppure meravigliarmi di fronte a un ingresso imponente, impreziosito da grandi lampadari e marmi lucidissimi. Ma soprattutto mi entusiasma scoprire i cortili, cui la luce che arriva solo dall’alto regala un’atmosfera quasi irreale.

E ancora, il miracolo delle piazze. Si può provare un’emozione unica, quando percorri vicoli strettissimi, a volte non troppo piacevoli per il buio e la sporcizia, e all’improvviso si apre davanti a te una piazza che non ti saresti mai aspettato di trovare lì, quasi uno scherzo o forse un regalo. E che ti sembra immensa dopo essere passato in uno spazio tanto angusto.

Quando riemergo nel traffico, in mezzo al rumore e allo smog, sento di essere cambiata un po’ e desidero già ritornare in quelle strade alla scoperta di nuovi tesori.

Francesca Lavezzoli
di Daniele Miggino

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