Magazine Venerdì 31 marzo 2006

L'identikit di Bacci Pagano

Nella foto: Bruno Morchio, autore della saga di Bacci Pagano

Magazine - Il personaggio dovuto alla fantasia dello scrittore genovese Bruno Morchio è ormai celebre: lo testimoniano le migliaia di copie vendute dei tre libri che lo vedono protagonista.

Ma chi è Bacci Pagano e perché è tanto amato dal pubblico? Tentiamo un'analisi, sulla base dell'ultimo volume pubblicato dalla Fratelli Frilli Editori, .

Partiamo da lontano.
Il giallo, ormai, è un genere di culto che viene classificato indifferentemente anche come 'noir', 'thriller', 'poliziesco' ecc.
Gli “esperti” si accapigliano tra loro per distinguere, per esempio, tra giallo e noir. Secondo alcuni, i personaggi e i temi dell'uno e dell'altro sono molto diversi tra loro: nel giallo il protagonista è di norma un poliziotto o un investigatore che indaga su uno o più delitti, si trova alle prese con indizi e sospetti e, alla fine, scopre il criminale e lo consegna alla giustizia (oppure lo elimina senza troppi problemi); nel noir, invece, il protagonista non è un "eroe" o un rappresentante dell'ordine pubblico, bensì uomo comune catapultato in una situazione drammatica, spesso è un deviante o un delinquente, non c'è lieto fine.

Perché questa premessa? Per dire che La crêuza degli ulivi di Morchio non rientra in modo netto in nessuna di queste categorie.
Il protagonista, infatti, non è né il classico investigatore tutto cervello tipico del giallo, né un deviante o un quasi-delinquente tipico del noir. Eccoci, allora, alla domanda iniziale: chi è questo Bacci Pagano? Ce lo dice lui stesso fin dalla prima pagina: «Che giorno è? Probabilmente sabato. Già sabato, e poi domenica. Odore marcio di weekend. Solo come un cane rognoso.
Odore marcio di weekend e di un cane rognoso chiamato Bacci Pagano».

Un cane rognoso, dunque, Bacci è un cane rognoso.
Subito dopo – p.13 - ne abbiamo una descrizione fisica, sempre fatta in prima persona: «Al suo cospetto dovevo avere un’aria alquanto malaticcia, col mio pallore verdastro e la magrezza accentuata dai troppi pasti saltati per il caldo e il malumore».
Quindi: un cane rognoso, dal pallore verdastro e la magrezza accentuata, con una faccia da cui traspare il malumore.
Magnifico! Se ne deduce che l'autostima di Bacci è decisamente molto bassa.
Una caratteristica che ha reso famoso il personaggio di Morchio è che non porta le mutande. Ormai lo sanno tutti. Ma non le porta proprio mai queste mutande? Vediamo: «Intorno alle cinque del mattino ingollai una pasticca di Felison e, dal mobile bar del soggiorno, tirai fuori due bottiglie. Tequila Sauza e Cointreau. Trascinai le mie mutande boxer a righe gialle e blu, un regalino di Mara per qualche mio compleanno, fino al vano cucina» (p. 16).
Allora qualche volta le porta le mutande, magnifiche mutande boxer a righe gialle!

Altra deduzione: Bacci si toglie le mutande per uscire. Non ci sono santi: se in casa ce le ha e fuori no, vuol dire che se le toglie prima di uscire. Il ritratto di Bacci prosegue: un cane rognoso... dal pallore verdastro e la magrezza accentuata... con una faccia da cui traspare il malumore... che esce senza mutande.

Ma andiamo avanti.
Bacci dice di se stesso che è un "collezionista di scopate", e quindi si potrebbe pensare che è un individuo con una straordinaria carica di erotismo, un vero stallone. Niente di tutto questo: alle sue amanti fa l’effetto di un "ansiolitico analcolico", anzi, ancora peggio, fa l’effetto di un “orsetto di peluche. Ecco uno stralcio da p.46: «Valeria mi stava dicendo che aveva bisogno di qualcuno che la aiutasse a vincere le sue paure. Non di un amante, ma di (...) qualcuno, o qualcosa, per lei abbastanza familiare da permetterle, una volta a letto, di lasciarsi un po’ andare. Un ansiolitico analcolico come il Lexotan o il Valium. Qualcosa di più vicino a un orsetto di peluche o a una morbida coperta di Linus, che al mio margarita».

Ultimo tocco al personaggio. Bacci sta parlando con un amico. Seguiamo un brano del loro dialogo:
"«Bacci, non venirla a raccontare a me che vi conosco da una vita. Mara con te è stata fin troppo paziente...». «Vuoi farmi la predica anche tu?». «Niente da dire, con le donne hai gusti eccellenti. Anche questa Valeria merita assai. Minuta ma con tutte le sue cose al posto giusto. E poi, quegli occhi...». Lo sentii sospirare. «È una mia vecchia amica...». «Sì, amica, amica. Tu hai un’idea piuttosto elastica dell’amicizia. È amica come ti sono amico io?». Accompagnò questa frase con un altro ampio gesto della mano, per indicare che lui proprio non voleva saperne di essermi amico in quel modo. «Tu da solo non ci sai stare, eh?». «Veramente, io non so stare in coppia». «Perché no?». «Perché sono un analfabeta dei sentimenti»". (p. 131).
Ecco l’ultima pennellata: Bacci è un analfabeta dei sentimenti. Uno che nella vita sentimentale sbaglia tutto. Lo afferma lui stesso più avanti: «Valeria, io sarò anche la persona sbagliata. Lo sono stato per mia moglie. Lo sono stato per Mara. E lo sono stato perfino per mia figlia. Probabilmente io sono sbagliato, e non c’è niente da fare» (p. 272).

Dice “sono sbagliato”. Si considera uno che è venuto al mondo ineluttabilmente segnato, un fallito, uno sconfitto in partenza. Dalla vita non si aspetta più niente se non un po’ di tranquillità, appunto come un vecchio cane acciaccato che cerca solo una cuccia calda: «Sono troppo vecchio per fare progetti. Guardarmi indietro, e mettere le cose a posto, è già un compito sufficientemente dignitoso (...) Lasciarmi vivere, come un naufrago si lascia portare dalla corrente alla deriva. Senza panico e senza troppe illusioni. Pensando che, prima o poi, un qualche approdo arriverà. E anche se non sarà l’isola del tesoro, sarà sempre un ormeggio dell’esistenza» (p. 227).

Se mettiamo tutto insieme, come è facile vedere, sta venendo fuori il ritratto di uno sfigato perfetto. Allora perché questo personaggio ha avuto e continua ad avere uno straordinario successo presso i lettori? Avanzo una mia ipotesi, chissà se condivisa dall'autore.
La mia impressione è che Bacci piaccia così tanto perché lui è un po’ come il nostro strizzacervelli; di uno così ti puoi fidare (ovviamente se non devi andarci a letto); è uno che in qualche modo ti fa la radiografia dell’anima senza giudicare, proprio come il buon strizzacervelli; a volte ti pone delle domande in un momento che pare sbagliato, ma poi scopri che invece era il momento giusto per te.

Tra il lettore e Bacci si stabilisce una sorta di identificazione, un po’ tipo transfert. E tu lo lasci parlare, gli lasci dire tutto, anche cose sgradevoli, cose che addirittura possono darti fastidio, perché ti fidi, lui non giudica, non fa il maestro, non fa il superuomo: perché non è super in niente, è un compagno di strada che fa un pezzo di cammino con te, poi ti lascia, magari a un incrocio senza pretendere niente.
Dopo, però, quando si è allontanato senti nostalgia di lui e intuisci che in qualche strano modo ti ha persino aiutato anche a capire te stesso.
Eccoti, allora, a quell'angolo di strada, che aspetti il suo ritorno.

Goffredo Feretto

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di Daniele Miggino

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