Magazine Martedì 28 marzo 2006

Baci e abbracci, Claudia

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Di una cosa sono convinta. Che per poter dire me ne intendo un po’, occorra ascoltarla davvero tutta la musica. E soprattutto per scegliere quale musica sia quella giusta per le tue corde. Me lo ha insegnato tanti anni fa mia madre, quando ero piccola. Tra i 33 giri i 45 in casa nostra si trovava ogni cosa. Dalle canzonette di Antoine, Dino e Sandie Shaw alle canzoni di Paoli, Aznavour, Milva e Bindi. Dai concerti per violino di Mozart alle indimenticabili note di Gershwin.

C’era veramente di tutto, e mia sorella ed io avevamo questo grande privilegio, che ai miei coetanei veniva spesso negato. Ma a te lo fanno toccare? mi chiedevano a scuola, in prima elementare. Sì, rispondevo, me lo fanno usare, basta che io non righi i dischi e pulisca la puntina. Ma va là, che non ci credo. Eppure era vero. A soli cinque anni avevo il permesso di utilizzare il giradischi stereo di casa, quello dei grandi, che veniva usato da loro la sera dopo cena con gli amici.
Avevo anche il permesso di ascoltare, me lo ricordo, Je t’aime…moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, tanto non ci capivo una mazza perché il francese non lo sapevo, ma ricordo che quella melodia e quelle parole sussurrate a me piacevano tantissimo, eccome se mi piacevano.

E poi le opere. Sì, perché mia nonna Mariuccia era un’appassionata e mi raccontava queste storie terribili tipo quella della povera Cho Cho San o la fine di quella sfigata di Violetta, al posto delle favole. Che poi anche le favole sono terribili. Hanno raccontato la storia della piccola fiammiferaia a mio nipote di cinque anni, ha pianto per due ore di seguito. Ma tornando alla musica, devo dire che me l’hanno fatta sentire in gran quantità e poi io ho scelto.
Non compro CD pirata, anche perché le poche volte che l’ho fatto ho preso pacchi clamorosi. Non scarico da Internet perché non sono capace e sono troppo pigra per imparare. E allora ho trovato, da qualche anno, qualcuno che mi vende CD a prezzi buoni e scontati (se sei un buon cliente) e mi fa conoscere musica che va un po’ al di là di quella commerciale, tanto quella è pubblicizzata e te la propinano in tutti i modi. Questa persona è Antonello, ha un negozietto che non ha bisogno di essere pubblicizzato nel centro città (ma a chi interessasse sta in via Cairoli) e conosce praticamente tutto di musica. E musica di tutti i tipi.

Mica è specializzato solo in qualcosa. No, lui è specializzato in tutto. Gli chiedi di jazz e lui ti risponde. Di classica e operistica anche. È una specie di computer se gli domandi qualcosa di cantautori, italiani e stranieri. Ti fa conoscere cose che senti solo raramente qualche volta a Fahrenheit, su Radio3, tipo Lhasa o Klezroym o Susanna Parigi o Zebda. Ti parlava di Bollani e della splendida voce della moglie Petra Magoni, accompagnata solo dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti (Musica Nuda, non ve lo perdete!), quando ancora non se li filava nessuno.

Insomma, Antonello è stato per me un po’ un maestro. Andavo lì e ascoltavo. E conoscevo gente. Questo lo puoi fare. Il suo negozio raramente è vuoto. C’è sempre un gruppetto di adepti che stanno lì e prestano attenzione a quello che lui ti propone. E lui ha pazienza. Da dietro i suoi occhialetti rotondi, ti spiega, ti racconta. E leggende metropolitane narrano di storie d’amore nate sulle note di Tom Traubert’s blues di Tom Waits, di amicizie germogliate all’ascolto del Concerto per Piano no. 2 in fa minore di Frédéric Chopin, di aperitivi consumati dopo un bel Cd di Paolo Conte o Carlo Fava che canta L’ultima volta che vidi i tuoi occhiali. Insomma, il negozio di Antonello è un po’ una via di mezzo tra una ludoteca e una pasticceria dove ti fanno assaggiare un po’ di questo e un po’ di quello. Prendi una cosa per volta, perché tutto non puoi comprare. Però ti rimane il gusto e la voglia di assaggiare altre cose. E di tornare a farlo.

Claudia Priano
di Daniele Miggino

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