Concerti Magazine Venerdì 24 marzo 2006

L'Appassionata di Beethoven

Genova. Un allievo di Ludwig Van Beethoven (1770-1827) racconta che un pomeriggio del 1804 il Maestro era rientrato dalla solita passeggiata nei pressi di Döbling (piccolo sobborgo viennese) canticchiando e borbottando qualcosa d’indecifrabile, una sorta di bolli bolli continuo e sommesso; giunto in casa, senza togliersi nemmeno il cappello, Beethoven si era diretto al pianoforte, sul quale era restato curvo un paio d’ore a cercare sui tasti l’idea di quel mormorio inarticolato: e quando, alzatosi, aveva sorpreso l’allievo seduto in un angolo, lo aveva spedito senza tante scuse: "oggi non c’è lezione, ho ancora molto da lavorare!". Stava nascendo la Sonata per pianoforte op. 57 Appassionata, uno dei capolavori del grande compositore tedesco, che il pianista András Schiff propone al pubblico della , lunedì 27 marzo alle 21.

Effettivamente, la passione è materia comune in Beethoven, ma l’Appassionata è il testo capitale di quella visione del mondo: una passione, cioè, domata e messa in forma dal vero lavoro che Beethoven compiva poi a tavolino. Anche per questo, la figura di Beethoven, dal giorno dei suoi funerali (cui presero parte oltre 40mila persone, un evento straordinario per quei tempi) non ha mai smesso di dirci qualcosa: ancora oggi, si siede accanto a noi, ci parla, ci consola, ci incoraggia, ci fa riflettere, piangere, sorridere. Si può dire che con Beethoven l’umanità faccia davvero il suo ingresso nella storia della musica: l’elementare concisione dei suoi temi e dei suoi sviluppi lo porta vicino all’uomo della strada, alla massa che fino ad allora era stata praticamente esclusa dalla musica. Le Sonate in programma, composte dal 1804 al 1810, rendono tangibile, ciascuna con le sue peculiarità, questo spirito di fratellanza, che a volte, come appunto nell’Appassionata, si esplica attraverso un mondo Beethoven-centrico dalle tinte impetuose, fosche, dense, decisamente bellicose; per poi schiarirsi e stemperarsi subito dopo, ad esempio, nel disarmante avvio della Sonata op. 78, carico di affetti e di paterne promesse. In fondo Beethoven, primo libero professionista della storia della musica, che aveva vissuto il suo mestiere come una missione, aveva creato un linguaggio universale, un cosmo sonoro tramite il quale gli uomini vengono trasportati e, quasi senza rendersene conto, si trovano riflessi, nelle loro passioni e nei loro sentimenti più intimi.

A tutto questo András Schiff approda dopo un lungo percorso, che l’ha portato da Bach (di cui è oggi il maggior esecutore vivente al pianoforte) a Mozart e a Schubert. In una lunga intervista (sul programma di sala che la GOG regala a tutti gli spettatori), l’artista fa proprio il motto di Gustav Mahler: "ciò che s’indica come tradizione, in realtà, non è altro che sciatteria". Ecco quindi preannunciarsi, come Schiff stesso spiega, "nonostante le molte esecuzioni sconsideratamente selvagge", un’interpretazione che porrà in risalto "la novità e la freschezza", che nonostante tutto "resistono nel testo, a patto di saperlo leggere correttamente".




Lunedì 13 marzo 2006, ore 21 – Teatro Carlo Felice
András Schiff, pianoforte
Ludwig Van Beethoven (1770 – 1827)
Sonata in fa maggiore op. 54
Sonata in fa minore op 57 “Appassionata”
Sonata in fa diesis maggiore op. 78
Sonata in sol maggiore op. 79
Sonata in mi bemolle maggiore op. 81a “Gli addii”
Biglietti da 25 Euro a 45 Euro, giovani 10 Euro.

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