Critical Mass il traffico delle bici - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 23 marzo 2006

Critical Mass il traffico delle bici

Magazine - Milano. L’appuntamento alle nove e mezza, in centro a Milano. È ormai da due anni che prometto a Marco, ex collega di lavoro dall’inconfondibile accento umbro mai intaccato dal vivere nel capoluogo lombardo, di partecipare con lui alla . E, in questo primo giovedì non particolarmente freddo dopo un inverno che non finisce più, mi rendo conto di non avere più scuse per tirarmi in dietro.
Il giovedì della mia .

La è uno strumento di lotta adottato dai ciclisti di tutto il mondo per rivendicare maggior spazio per le biciclette. Nata a San Francisco nel 1992 e arrivata in Italia - Milano è stata la prima città ad accoglierla - nel 2002, la propone qualcosa di tanto semplice quanto efficace: una “massa” di ciclisti che pedala per la città, “occupando” la carreggiata delle auto. Una massa ingombrante che non può passare inosservata.
Il nome viene da lontano, dal paradiso perduto della bicicletta, la Cina. Nella terra dove la bicicletta è stato fino a poco tempo fa il mezzo di locomozione più usato, oggi può capitare che i ciclisti non riescano a superare la barriera del traffico automobilistico. Soltanto quando si ammassa un numero sufficiente di ciclisti (una massa critica, appunto), le biciclette riescono ad avere la meglio sulle auto e attraversare la strada.

In Italia oggi sono circa una decina le città che vivono la , perchè la Critical Mass non si organizza... è semplicemente una coincidenza, un improvviso incontro di ciclisti che decidono di pedalare insieme, suonando il campanello in vie per lo più molto trafficate…
Marco, la mia guida per la Critical Mass, appartiene al gruppo dei “duri”: ogni giovedì, d’estate o d’inverno, con la neve o con la pioggia, arriva con la sua bici e si unisce alla massa. Una massa di poco più di una decina di persone quando la stagione è particolarmente fredda, ma che con il primo caldo si moltiplica, fino ad arrivare anche a 300 persone.

Monto in sella a una bici prestata e decisamente malconcia: lascio casa e comincio a pedalare verso l’appuntamento con le auto che passano accanto a me. Veloci, indifferenti e padrone della strada. Non uso mai la bici a Milano, ma l’idea di questa comincia a piacermi. Marco è già lì che mi aspetta e comincia a presentarmi tante persone: sono stupita da come questa massa critica comprenda un’umanità così eterogenea.
Ragazzi e ragazze di cui vedo per lo più gli occhi spuntare dalle sciarpe colorate, ma anche organizzatissimi uomini di una certa età, giovani che non fai fatica a immaginare in abito scuro fino a qualche ora prima, gruppi di donne che parlano tra loro, qualche intera famiglia, con bambini al seguito. Si parla insieme, in sella alle bici di qualsiasi cosa. Il tempo, il lavoro, la casa.
Partiamo che sono le dieci passate, riappropriandoci della strada sotto gli occhi di automobilisti talvolta rassegnati, che per lo più si attaccano al clacson a cui però rispondiamo con uno scampanellio forte e costante. Si parla con il vicino, si intonano canzoni, si ride. In mezzo alla massa critica ormai non sento nemmeno più il freddo. E anche i clacson delle auto sembrano più lontani. Per una sera, siamo noi il traffico.

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