Berlusconi‑Prodi: una sfida tragicomica - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 20 marzo 2006

Berlusconi‑Prodi: una sfida tragicomica



Per fortuna è durato solo un’ora e mezza. “Solo” si fa per dire, dato che lo spettacolo mi è sembrato ben più tedioso dei melodrammi che producono a Bombay e che trasmettono nelle innumerevoli sale cinematografiche sparse per tutta l’India. Che se ti capita la disgrazia di doverne vedere uno di questi film, maledici la nascita dei fratelli Lumiere.
Evito di raccontarvi gli affascinanti motivi che mi spinsero in un cinema di Benares molti anni fa, anche perché si rivelarono ben diversi da ciò che prospettavano e poco ci mancò che, seduto in sala, non ci rimasi per sempre. Andò peggio alla mia “amichetta” (mi spiace bellezza, ma nel nostro settore le esitazioni si pagano a caro prezzo), assoldata da qualcuno a cui non stavo simpatico.

Di certo l’altra sera non ho corso gli stessi rischi piazzandomi davanti al televisore della stanza del mio albergo, per assistere al tanto atteso confronto tra i candidati premier Silvio Berlusconi e Romano Prodi, entrambi truccati e imbellettati come star di Hollywood. Nella stanza spoglia l’unico pericolo poteva giungere dall’orribile quadro posizionato sopra il letto che avrebbe potuto, in un impeto di dignità, subire la tentazione di mettere fine alla propria triste esistenza, convincendo il chiodo traballante che lo sosteneva a cedere di schianto. La tragicomica sfida rimbalzante dallo schermo ne sollecitava l’opportunità, ma fortunatamente la natura morta dipinta da qualche anonimo imbratta tele era priva di qualsiasi segno di vitalità, compresi quelli più malsani.

Ho sempre creduto che la differenza più significativa tra le grandi democrazie occidentali e le fragili imitazioni che ciclicamente provano ad insediarsi nel mio Paese andasse ricercata nell’autorevolezza degli uomini alla guida.
Mi sto accorgendo dell’ingenuità del mio pensiero, oltre a convincermi del fatto che il Libano avrà anche l’esclusiva sui cedri, ma quella sulle banane sono in molti a contendersela, e non solo a sud del Mediterraneo. Sarà anche vero che l’Italia è un Paese in crisi, sarà anche vero che soluzioni immediate non se ne vedono e sarà anche vero che un popolo levantino non ama sentir parlare di sacrifici, ma un briciolo di coraggio e di prospettiva da chi si propone come guida, la si dovrebbe pretendere.
A cosa serve parlare del passato, quando le sfide sono nel futuro? A cosa serve tranquillizzare con il tono della voce, se si ha paura di non riuscirci con quello che si dice? Del resto il coraggio è proprio dei giovani e delle donne: quindi, domani, non lamentatevi se il reperto da museo che trionferà alle prossime elezioni, vi propinerà il solito cocktail a base di cinismo.

Andrea Comparini aka Josef

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