Magazine Giovedì 16 marzo 2006

Bisogna fare i conti con Paz

Magazine - Genova. Dalla morte del fumettista , avvenuta nel 1988, gli sono state dedicate molte manifestazioni commemorative: mostre, film, libri, , una scuola materna a Vittorio Veneto (Treviso) e una scuola elementare a San Severo (Foggia) portano il suo nome, come il . D’altronde era o non era il più grande fumettista italiano? Il più pagato della storia? Il più trasgressivo? Proprio nell’anno 2005 si sono svolte le ricorrenze più significative, come ad esempio la grande mostra antologica di Roma; che bisogno c’era ancora di un altro libro?
Rudi Ghedini l’autore di Andrea Pazienza – i segni di una resa invincibile (Bradipo Libri) - che sarà presentato sabato 18 marzo 2006, alle 18 presso la Portoanticolibri, Palazzo Millo da - ha scritto questa biografia, molto sentita, perché con Pazienza doveva farci i conti.

Rudi lo dice subito nelle prime pagine, lui che è stato un figiciotto di campagna, un giovane berlinguerista, di Pazienza non aveva una buona opinione e, con lui, prima o poi doveva misurarsi: Paz era dall’altra parte della barricata; era uno di quel Movimento che lo accusava di avere venduto l’anima alla DC.

Poi per Ghedini c’era un’altra occasione: quella di parlare della sua Bologna e, insieme, anche la speranza di contattare un compagno di quegli anni, Atos Cumani, che alla morte di Paz scrisse a Michele Serra: «Nel ’77 leggevo Il Male, Linus e quindi Andrea Pazienza. Del suo stile mi sono servito per le discussioni e le battute. Andrea metteva d’accordo tutti, figiciotti e autonomi, radicali e moderati e anche chi della politica se ne fregava. Una battuta di Paz e si tornava compagni».
Ghedini parla ancora una volta di Bologna; ha già pubblicato due libri sulla città: Guazzaloca 50, 69% e Bye Bye Bologna. Ma questa volta si parla di della capitale del fumetto, - qui operavano Franco Bonvicini (Nick Carter), Roberto Raviola (Magnus-Alan Ford), Carpinteri, Igort e Giardino - della Bologna rossa, quella del buon governo della sinistra, che veniva additata diversa, un po’ prima che la parola d’ordine diventasse "Paese normale".

E ancora, è la Bologna capitale del movimento giovanile del ‘77, che resterà storicamente il culmine di un processo unico, quello di far diventare i giovani finalmente un soggetto per l’incontro di nuove speranze, nuove esigenze con la politica.
Così Ghedini ha scritto la biografia di una matita pazza; una matita che faceva ritornare ‘compagni’, ritornare giovani in continua trasferta tra una birreria e una tenda in un prato a Reggio Emilia, tra zanzare, musica afro-cubana, frittelle e discussioni.

Non saprei quanto il fumetto può essere letteratura, ma è certo che ha l’immediatezza di illustrare il presente, a volte più di mille pagine. Per questo i suoi personaggi maledetti possono entrare a pieno titolo nella storia del nostro tempo: Pompeo, Pippo, Zanardi, Pentothal sono figli di una stagione breve, intensa e irripetibile; sono emblemi di quel tempo.

Pazienza morirà per overdose di eroina a 32 anni nel 1988. Ghedini lo colloca insieme subito a Julien Sorel, James Dean, Kurt Cobain: giovani legati "dall’intensità con cui ci hanno rappresentato la fatica e il dolore del diventare adulti". Per Ghedini, cui ricordo di avere recensito il divertente , c’è a mio avviso un ulteriore pensiero: quello di fare i conti con un giovane della sua generazione, che rimarrà per sempre giovane, mentre noi cerchiamo di invecchiare male.

Giorgio Boratto

di Giorgio Boratto

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