Ventotto anni dopo il caso Moro - Magazine

Teatro Magazine Teatro del Ponente Martedì 14 marzo 2006

Ventotto anni dopo il caso Moro

In alto Nicola Pannelli, co-autore, attore e regista dello spettacolo "La tragedia negata. Le BR, Moro, gli altri"

Magazine - Genova. Tutto è cominciato con . Poi è stata la volta di . «Fin da subito ci è parso che gli anni di piombo fossero rimossi come un trauma», afferma Nicola Pannelli, direttore artistico, autore, regista e attore all’interno dell’associazione . E ora è giunto il momento di La tragedia negata. Le BR, Moro, gli altri, in scena al Teatro Cargo, giovedì 16 marzo 2006, ore 21. Ventotto anni precisi dopo il sequestro Moro, avvenuto il 16/3/1978 quando un nucleo delle BR sequestra il presidente della Democrazia Cristiana, puntando per la prima volta dritto al cuore dello stato.

I tre spettacoli fanno parte del progetto anni di piombo, condotto da una «collettività prettamente individuale», dove ognuno si misura in primis con l’argomento, poi con se stesso, quindi con gli altri. Nata tra Genova e il Piemonte in risposta al G8 e in generale come riflessione sulle emergenze e le ferite dell’attualità, l’associazione oggi comprende 17 persone, dai 24 ai 40 anni, che indagano «l’aspetto umano e certo politico di alcuni fantasmi della nostra storia recente, per mettere in luce le pulsioni intime e verificare da vicino quali le scelte possibili, in simili frangenti», evitando ogni semplificazione ma anche facili dietrologie. Il gruppo che tra i liguri e i piemontesi ospita ormai anche qualcuno da Firenze, Palermo, Roma e dal Veneto si è creato intorno alla figura di Pannelli e ai suoi laboratori di narrazione, anche se oggi la direzione artistica è diventata un comitato e la «dittatura sul proletariato» di Pannelli ha come unico scopo far sì che si occupi degli argomenti in un determinato modo: la tragedia invece del melodramma, collocarsi in un testo per far parlare gli sconfitti, senza avere paura. Una scelta di campo, culturale e artistica, che li porta verso le storie recenti della Palestina, della Colombia e presto, forse, della Cecenia.

La narrazione a cui il gruppo tende non ha il carattere della moderna orazione-civile, ma si traduce in quello che loro definiscono «una moderna “non-recitazione narrativa», o qualcosa di simile ad un teatro-documento di vecchia memoria. «Si parte da una figura umana, si cerca di capire chi era, come è oggi, cosa diceva in quel momento storico e in che luogo della mente e dell’anima alla fine è atterrata, perché ci sono tante differenze che vale la pena conoscere». Fare teatro a significa affrontare un lungo periodo di studio, dopo aver raccolto il materiale, «a quel punto di solito ognuno ha i suoi particolari strumenti di comprensione e anche un atteggiamento personale da rivolgere all’argomento. Poi la questione da affrontare è come intendiamo raccontare questa storia, e qui l’unica regola è mantenere l’attenzione sull’argomento principale».

In questo caso, ne La tragedia negata il testo è una rielaborazione e un adattamento di diversi materiali riorganizzati dallo stesso Pannelli, da Luigi Albert e Francesco Ferriera: pagine scritte da ex-brigatisti (tra cui Brigate rosse, una storia italiana, di Mario Moretti; Il prigioniero, di Anna Laura Braghetti e Mi dichiaro prigioniero politico, di Giovanni Bianconi), l’intervento di Andreotti in parlamento, brani dalle lettere di Moro, un piccolo intervento del Papa. «In questo spettacolo c’è la faccia sfacciata dei figli che dicono ai genitori: ce l’avete raccontata proprio male questa storia». Sulla scena, ispirata ai lavori artistici di Fracis Bacon (ideata e realizzata da ), tutto avviene in modo un po’ mostruoso, via narrazione e voci registrate, all’interno di una persona sola (Nicola Pannelli). «Su tutto scendono in maniera ironica e scandalosa i Sex Pistols», gruppo che raggiunse l’apice del successo nel ’77. «Di loro ho un ricordo a colori, mentre la vicenda di Moro è per me tutta in bianco e nero». Con questa scelta Pannelli, mi spiega di aver voluto accostare due punti di vista coesistenti: da un lato quello che porta con se la necessità di capire una storia mai o mal raccontata; dall’altra una reazione, mettere la musica a tutto volume. «Tanto forte la seconda, quanto forte la necessità di comprendere».

E a maggio, ancora il 16, Pannelli e Carlo Orlando, sempre per , presentano un loro testo Di eroi, di spie e altri fantasmi, il quarto della serie sugli anni di piombo, sulla storia di Guido Rossa e delle Brigate Rosse a Genova, in scena tra le mises en espace del Teatro Stabile di Genova.

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