Magazine Lunedì 13 marzo 2006

Alessandro Iotti: un poeta genovese

Il pensiero della carne di Alessandro Iotti (Eu 8 - pag.80)

Si respira sofferenza e oscurità, rabbia e coscienza dei limiti dell’esistenza, leggendo i versi raccolti ne Il Pensiero della Carne. La silloge di poesie ruota attorno al concetto di carne, che viene sviscerato dal poeta ligure nelle due accezioni del termine: il lato prettamente edonista e quello, di contro, spirituale, scandendo così le fasi di crescita dell’individuo, dal primo momento di difficoltà - inerme e ‘nudo’ di fronte alla vita -, passando quindi alla fase intermedia e necessaria della scoperta e consapevolezza della coscienza, che tende e sfocia infine all’ultimo definitivo passaggio, quel Nirvana meta agognata da tutti, archè delle nostre esistenze. Un consiglio: prendete una lattina di birra o un bicchiere di vino, aprite la finestra in modo da udire il rumore della pioggia o il brusio silenzioso del sole, e cominciate a leggere. E non abbiate il timore di incontrare immagini forti. (Francesco Dell’Olio)

Muore di mare
Lo sento parlare.
Mormorare nel vento parole confuse,
frasi mozzate dal tempo sovrano.
Sempre lì, a guardarmi negli occhi;
incalcolabile tentativo di mirare al petto,
di succhiare l’ultimo respiro.

Lo guardo.
La mente persa in mille altri pensieri ne solca la
superficie, s’innalza oltre la sua consistenza
evanescente:
“Mi sei rimasto solo tu...”
Un’infinita macchia blu oltre la quale lo sguardo
s’arresta,
oltre la quale il mio mondo cessa di esistere.

Seguo i suoi indicibili movimenti,
sempre uguali, metodici e perfetti:
“Una tregua, te ne prego!”
Eppure mi ostino, cerco di seguirli
fissandone un’improbabile sbavatura, ma niente,
gli occhi si perdono tra le bellezze del suo
dominio intramontabile, spegnendosi
nuovamente.

Lo percepisco.
Questo profumo-odore che satura la mia stanza;
apro gli occhi
un quadro, un mobile,
un qualsiasi orpello che richiami alla mente ciò che sono.
Almeno la parvenza di ciò che dovrei essere.

Nulla.
Gli occhi schizzano da una parete all’altra alla
ricerca di un segno tangibile di ME,

ma vedo solo pareti bianche,
(bianco latte, suggerisce la mente),
in cui sprofondare lo sguardo.
Intanto l’odore ha rappreso le mie mucose
anestetizzando i ricordi,
solo iodio che impregna il mio presente,
solo sale a bruciare ferite dischiuse e mai chiuse.

Sono stanco.
Io e Lui naufraghi in questa vita di niente,
giornate passate a scrutarci per vedere
un segno di cedimento,
un segno di definitiva liberazione.

Arrivo.
Alla fine arrivo.
L’irrefrenabile voglia di una calma piatta ha vinto
l’orgoglio,
la pretenziosa necessità di dominarlo,
di chiuderlo nella mia mente.
Ho sempre tenuto in considerazione tale
eventualità,
privo di rancore gli concedo la vittoria.

Freddo.
Immaginavo un contatto più caldo,
a quanto pare mi sbagliavo.

Scivolo fra le sue braccia,
amante morboso delle mie giornate più sole,
fammi dormire, cullandomi fra onde fraterne
all’alba di un giorno morente.

L’Amplesso della Mente

Non m’importa
Non m’importa
se la luce penetra
nei tuoi occhi;
piacevole lumeggiare
tra enigmatici sussulti.

Il tempo per la luce è passato.
Ancelle notturne
abbracciano corpi radiosi
di ombre passate;
velano l’idea
di un vagito animale
privo di perseveranza.

Stride tra fronde
intermittenti
di una selva interiore
l’urlo
di un cuore sopito
all’inevitabile spegnersi
del giorno,
all’inevitabile amplesso
tra luce ed oscurità.

Non m’importa.

Orribile singulto
tra conati reticenti;
il mio corpo avvizzito
ai piedi del crepuscolo
muore dolcemente.

Anima sconfitta
da vani tentativi
di rivalsa muore,
e non m’importa!

Dai, Scrivi sui soldi!
Schiavi cartacei
dipingono traiettorie
per nulla banali
ma prive d’autorità.

Occhi vitrei
schizzano
in una danza
dall’impercettibile follia
decretando
la fine dei giochi.

Accetto tutto,
sorridendo,
accetto tutto...

Annaspo
negli errori commessi
trascinando
corpo e corpi
inebetiti;
fardelli scomodi
privi
di parvenze apparenti.

L’ideale sbarazzarsene,
perdere
le nostre sicurezze
per abbracciare
imprese più lodevoli.

Brucia.
Bruciami.
Sono la tua sicurezza
la tua Sicurezza di Carta...
di Annamaria Giuliani

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