In arte le signore impazzano - Magazine

Mostre Magazine Sabato 11 marzo 2006

In arte le signore impazzano

In alto 'VB55', un lavoro di Vanessa Beecroft; in basso 'Les portraits des Amants', un'opera di Annette Messager
© Vanessa Beecroft

Magazine - Trento. Marzo in arte è donna. Sarà per via dell’8 marzo? Puro gusto del nuovo? Sarà che le donne praticano l’arte da tempo e con risultati brillanti (anche se spesso scarsamente visibili), sarà che una volta l’anno tutti in fondo se la sentono di puntare l’attenzione sulle molte lei attive, fatto è che dove ti giri incontri l’arte femmina, quella fatta dalle donne per le donne, e non solo. Da nord a sud la penisola guarda al mondo con gli occhiali rosa e chissà cosa vede? A Milano, alla , (fino al 26 marzo) c’è l’inglese Josie McCoy (già alla National Portrait Gallery di Londra) con il suo lavoro sulle espressioni di celebri attrici, per la prima volta in Italia come il surrealismo pop dell’americana Marion Peck, nella galleria romana Mondo Bizzarro, fino al 30 marzo; mentre a Torino c’è Tania Pistone con la sua pittura-scrittura, fino al 2 maggio (galleria Ermanno Tedeschi). A Ferrara e qui si tratta del prossimo futuro, nel Padiglione d’arte contemporanea di Palazzo Massari, il 19 marzo, inaugura Passaggi a Sud-Est – Sguardi di artiste : un confronto sull’Europa dell’Est nel lavoro di otto artiste. Il tour sarebbe ancora lungo, ma qui ci fermiamo per puntare l’occhio su una mostra in particolare Il potere delle donne, aperta al pubblico soltanto ieri sera, venerdì 10 marzo, alla .

Un titolo ironico per una mostra di non sole donne, ma sulla donna e il suo potere tra virgolette. Tre i curatori: due donne e un uomo, per un allestimento all’insegna della pluralità dei punti di vista (incluso quello maschile), nel nome dei diversi modi femminili di fare arte e secondo un femminismo necessario. Luca Beatrice, Francesca Pasini e Caroline Bourgeois hanno scelto tre colori, rispettivamente, azzurro, rosa e grigio attraverso cui declinare le didascalie e permettere al pubblico di rintracciare le loro personali selezioni sul tema. A questo si aggiunge una sezione di documentazione del Centro Franklin Furnace di New York, a cura di Martha Wilson.

Ci accoglie VB54, video del 2004, della genovese Vanessa Beecroft (selezione di Francesca Pasini) dove il nudo nero, in piedi, in catene di una trentina di donne subisce mille modificazioni. Stanche, narcise, seduttrici, annoiate, timorose, smorfiose, pudiche queste cavie umane, in un proliferare di piccoli gesti, generano un brulichio vivace che distrugge la fissità di una postura obbligata e di una condizione. A seguire un labirinto di piccoli spazi, corridoi, scale e anfratti ci porta a tu per tu con la pittura e la Woman with short hair, figurina bidimensionale e bicromatica di John Currin (Luca Beatrice), passando attraverso la Magic Wand di Liliana Moro un tappeto di peluche nero con al centro un vibratore, a punto croce, che evoca violazioni e abusi sessuali sulle donne. Il percorso continua tra foto, video e anche le sculturine che ripercorrono miti e leggende, ma forse anche incubi tra femminilità e animalità, in bronzo e porcellana di Kiki Smith (alcune sue opere sono anche a Biella all’edizione 2006 del Premio Biella per l’incisione Art in the age of anxiety, fino al 4 giugno al Museo del Territorio).

La Galleria è molto affollata, giovani e giovanissimi, bambini si confrontano con l’azione dell’arte delle donne, con un loro caratteristico essere in moto, in una sorta di progressione anche quando il supporto parla di staticità. La serie di foto di Valie Export, ne è un piccolo esempio: il tronco di una donna, dall’inguine alla coscia, in pose successive mostra un tatù-reggicalze agganciato alla pelle. Ma prima di lei, c’è il video di Joan Jonas (pioniera della performance e della video arte - selezione Caroline Bourgeois), predisposto in una variazione allungata del normale tubo catodico: un artefatto di legno caleidoscopio-bara. In My New Theatre la Jonas ci presenta un agire che recupera la ritualità, non racconta ma narra e intervalla l’azione teatrale (consumata in uno spazio chiuso) con una passeggiata in un prato -che seguiamo attraverso la sua ombra proiettata dal sole sull’erba- e un frenetico tracciare segni su pietre. Nella performance c’è una commistione tra un poetico rappresentare e un metaforico rileggere l’ambiente domestico, (individuabile nella ripetizione di gesti che qui sono svuotati del loro senso, resi astratti), ricordato da un gesto piccolo e materno, frettoloso ma efficace, il ninnare con il piede una piccola sedia a dondolo per bambini.

In una certa caotica dispersione delle artiste e degli artisti, che spiazza l'aspettativa iniziale di trovare le tre mostre dei tre curatori, si incontrano casualmente gli individuali femminili nella loro complessità: oggetti del desiderio (Helmuth Newton), donne manager che urinano in piedi (Pissing Woman, di Sophie Rickett), l'artificiosa femminilità da supereroina nella Wonder Woman di Dara Birnbaum (selezione Caroline Bourgeois) o aggressive femministe in vesti di primitive (Ancient world, di Betty Bee). Pertinente e straniante questo caos ci butta nel bel mezzo della mischia che nessuno vuole risolvere, non ci sono vincitori, né vinti (sebbene Luca Beatrice affermi il forte impatto che suscita in lui la sezione curata da Caroline Bourgeois), si parla invece di pluralità, quasi infinita, dell'essere donna e dello sforzo ancora non concluso e ieratico delle donne, di un loro tendere a non completamente riconosci-uto/bile (genera un'ipnotica attenzione, in questo senso, la forte ambiguità/ambivalenza su cui è costruita l'opera, Individuality is a monster, il video spiccatamente teatrale dell'austriaca Astrid S. Klein).

La doccia fredda comunque arriva, più forte che altrove sul finale. In una stanzetta fredda, quasi una cantina dove l’intonaco bianco delle altre sale lascia campo a pietre e mattoni, c’è Regina Josè Galindo, giovane (1974) body artist guatemalteca che, alle 13 di oggi stesso, ha realizzato la sua performance, ora ospitata tra algide mura in un video. Limpieza Social è il titolo sotto cui passa un’immagine pressoché fissa di Regina, nuda, colpita ripetutamente dal getto d’acqua di un idrante manovrato da un giovane. E qui, come nel resto del suo lavoro, il corpo femminile supera la questione sessuale e va a intaccare il tema universale dei diritti civili.

Il potere delle donne
11 marzo - 11 giungo 2006 (h. 10-18, chiuso il lunedì)
Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento
via Bellenzani 46 - Trento - info 0461 985511

www.workartonline.net

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