Pinocchio a teatro e in chiesa - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Mercoledì 8 marzo 2006

Pinocchio a teatro e in chiesa

In alto gli attori Valentina Picello, Pietro Fabbri nel ruolo del burattino e Woody Neri; in basso Fabbri e Di Michele

Magazine - «Qui comincia aprite l’occhio l’avventura di Pinocchio, burattino famosissimo per il naso arcilunghissimo», scriveva Gianni Rodari nella sua versione in rima , La filastrocca di Pinocchio (Editori Riuniti, 1985). Ed è proprio il caso di aprire bene le orecchie e gli occhi, dal momento che il Teatro della Tosse, per il nuovo Pinocchio di Tonino Conte, (dal 15 marzo all’8 aprile 2006 con il titolo Cammina cammina, Pinocchio), ha fatto le cose davvero in grande, coinvolgendo non solo il Museo e la Chiesa di Sant’Agostino, luogo della scena, ma anche il Museo Biblioteca dell’Attore (che mette in mostra il prezioso Teatrino Rissone, di fine settecento), l’Università e l’Arcidiocesi per un percorso tra racconto, storia, cultura, religioni e chiese cittadine. Questa volta non è semplicissimo andare per ordine, ma ci proveremo.

Dieci anni dopo il suo famoso e acclamatissimo spettacolo tratto dal romanzo di Collodi (Carlo Lorenzini), Tonino Conte ha deciso di riprovarsi con questo testo «affrontandolo in modo completamente diverso e senza Luzzati», per riportare sulla scena un romanzo da lui molto amato, «letto a sei anni insieme all’Odissea». L’obiettivo è ben preciso: concludere il suo percorso registico. «Ma allora è l’ultima regia?», gli chiede un giornalista. «Non so se sarà l’ultima o ne seguiranno altre dieci, so che volevo portare alle estreme conseguenze il mio modo di fare teatro, fare uno sforzo per dire l’ultima parola, dopo trent’anni di regie. Sforzarmi di fare una sintesi e, anche, un passo avanti che magari mi porterà a sviluppare uno stile del tutto nuovo. Voglio arrivare a chiudere il ciclo che avevo aperto mettendo in scena uno spettacolo bomba, l’Ubu». Le 14 postazioni scenografiche, costruite da Guido Fiorato sulla «sfida incredibile» lanciata da Tonino, costituiscono le stazioni della laica via crucis proposta per una sacra rappresentazione che vuole essere molto popolare, lungo la quale si sviluppa il racconto. Affrontato come una storia da osteria, l’attacco dello spettacolo è intorno a un lungo tavolo, in un ambiente tipicamente contadino e collodiano che ha richiesto, nonostante le musiche (di Nicola Piovani) restino quelle dell’edizione precedente, una riscrittura per un solo strumento, la fisarmonica (di Franco Piccolo). Sul testo, invece, Conte ci tiene a precisare di aver rispettato al massimo la prosa dell’autore toscano, «ho tenuto le parti dialogate e il più possibile la parte narrativa e descrittiva della sua prosa, perché credo che abbia scritto un grande romanzo, in una lingua straordinaria».

Come dicevamo, va in scena un inatteso connubio tra teatro, università e arcidiocesi. Unite insieme, le diverse realtà daranno vita a una serie di incontri, letture e visite a 18 chiese del centro storico della città, per un esperimento a più voci che intende indagare l’archetipo del figlio ribelle e della sua relazione conflittuale con il padre, presente in Collodi, come nella favola ebraica di Giona, oltre al tema dell'essere nella pancia di un pesce balena o pescecane.
Il primo appuntamento, quindi, è lunedì 13 marzo alle ore 21, (Teatro della Tosse, Sala Dino Campana), per l’incontro inaugurale, La parabola di Pinocchio, a cui parteciperanno Elena Loewenthal, Emanuele Luzzati, Ferruccio Bertini, Edoardo Sanguineti, Tonino Conte, il Cardinale Tarcisio Bertone e Sandra Isetta. Un’iniziativa che deve molto ai libri del Cardinale Biffi (Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico a “Le avventure di Pinocchio”, 1977; , 2005) e alla sua «lettura ampia a felice» - come la definisce Sandra Isetta - delle avventure del burattino senza fili, bugiardo e intraprendente, alle prese con un percorso di formazione, letto come cammino di cristianizzazione di cui vengono segnalati i nessi biblici. L’itinerario attraverso le chiese del centro storico, riservato agli spettatori dello spettacolo, si aprirà il 16 marzo con la visita della chiesa di San Matteo, per ammirarne architettura e lavori artistici in compagnia di Lauro Magnani, a partire dal tema I quattro evangelisti. In generale, gli incontri avranno luogo dal giovedì al sabato dalle 18.45 alle 20. Per ogni incontro Chicco Alcozer, attore, leggerà storie di santi tratte dalla Leggenda Aurea, mentre un giovane o un sacerdote illustreranno i contenuti religiosi legati alla chiesa.

All’interno di questo maestoso progetto si inserisce anche un altro spettacolo dedicato a Pinocchio costruito per i più piccoli (dai 3 anni), Il burattino Pinocchio, (dal 12 al 24 marzo). «Mentre lavoravo all’allestimento con Tonino – spiega Amedeo Romeo, regista - mi è venuta voglia di lavorare ad una cosa piccola, partendo proprio dai bozzetti di scena, che di volta in volta venivano fuori. È uno spettacolo di narrazione anche questo e itinerante, ma costruito su diverse forme del teatro di figura (con un unico attore, Enrico Campanati). Allestito sulla pianta circolare della sala Agorà, il mio Pinocchio è più simile a Ulisse che non a Gesù, è di quelli che le peripezie le vanno a cercare perché non finiscano e non si debba tornare a casa. Pinocchio torna da Geppetto solo al momento giusto, quando è cresciuto. Secondo me questo è un romanzo di formazione».

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Oppure in edicola potete cercare il cofanetto Pinocchio sono io, opera in atti - composto da tre compact disc - di Enzo Guido, autore delle musiche con Fabio Giorgy e dei testi con Eros Rigoli. Protagonista, il celebre burattino, introdotto dal presentatore televisivo Carlo Conti e “tradotto” da 36 cantanti per il coordinamento e la narrazione di Graziella Martinoli.

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