Magazine Martedì 7 marzo 2006

Una provocazione per l'8 marzo

Magazine - Leggendo le considerazioni su la , mi viene da consigliare alle donne la lettura di un libro: Klito (Fazi Editore).
Un libro che dietro una apparente misoginia, si scaglia in verità contro le donne che non hanno imparato niente dal femminismo: sono quelle che sognano di fare le veline, le vallette, e che se non sfondano in tv, ripiegando nel rutilante mondo della comunicazione, nel marketing che è sottovuoto spinto. Quindi non quelle cazzutissime che ti fanno quasi mettere in discussione...

Il titolo del libro è una provocazione, perché in realtà la clitoride è un minipene: dunque l’unico organo che non distingue l’uomo dalla donna. Così afferma il suo autore: Giuseppe Carlotti, alias Benzaldeide, alias Daniele Sandroni, l’alter ego del libro-giovane manager del reparto marketing e comunicazione - che ha tutte le caratteristiche negative di un trentenne d’oggi. Il libro, un libro nel libro, si chiama Klito perché per il protagonista è ritenuto l'unico e solo "organo femminile concretamente degno di menzione". Una provocazione che all’uscita del libro, lo scorso anno, sollevò molte discussioni, con annessi insulti all’autore. Le donne che Carlotti mette alla berlina sono quelle che hanno il problema di apparire, di fare calendari, che seguono trasmissioni come Amici, Uomini e donne e C’è posta per te –le fans della "mariadefilippa", quelle che scimmiottano Sex and the City, le donne in carriera. Donne che dividono gli uomini in chi ha la Porsche e chi il BMW, quelle che forse te la danno se le paghi una cena da 120 euro, quelle a cui è stato promesso il successo e per questo, ora, vanno a scopare in diretta al Grande Fratello.

Allora per Daniele Sandroni, evviva Wanna Marchi e il mago Do Nascimiento, veri mercanti di sogni catodici, veri artisti e intellettuali dell’epoca contemporanea. Daniele, il personaggio del libro che si presenta come Benzaldeide, per richiamare tutta l’acidità in corpo, ha tutte le caratteristiche negative di un trentenne d’oggi, quelli nati negli anni’70.

Con lui assistiamo allo sfogo, tramite le lettere spedite all’extraterrestre, "accasetteventicinque", che comporranno il suo progettato libro, come un lungo amaro blog, facendoci osservare un mondo racchiuso in una palla di vetro, che divide l’umanità in due categorie.
Dove i primi hanno 80 ville e seimila troie da mantenere, mentre i secondi si trovano con un mutuo da pagare ad una banca "sparviera, islamico-sionista, stelle e strisce giapponese". Un mondo diviso tra buoni e cattivi, scemi e saggi, belli e brutti, laziali e romanisti, donne e uomini, misogini e gentiluomini...

È significativo di come dietro l’odio, del protagonista, per le donne, si nasconda in realtà tanta solitudine, frustrazione, e cerchi una metamorfosi transgender a base di Norlevo (la pillola del giorno dopo), Xanax e Prozac per farsi crescere l’utero e gonfiare le mammelle: un modo per non avere più bisogno di quell’oggetto donna, che investiga frugando nelle loro borsette.
Si capisce quanto all’autore piaccia Aldo Nove e Brett Easton Ellis, ma con una prosa alla Fallaci capovolta, il libro è una utile provocazione tra amarezza e divertimento.
Per tutte le donne che sanno ridere di sè.

Giorgio Boratto

di Annamaria Giuliani

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