Le sfilate sotto la madunina - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 1 marzo 2006

Le sfilate sotto la madunina

Magazine - A Milano si chiama Settimana della Moda – Milano Moda Donna, periodo bizzarro in cui la città viene invasa da fulgide silfidi dal corpo sottile e da enormi borse a tracolla che a passi spediti e lunghe falcate si lanciano alla conquista della città a suon di dondolanti code di cavallo.
Scordatevi la triade Panariello–Blasi–Cabello, dimenticate i fiori della Riviera se non in mazzi e bouquet da stringere tra le braccia a fine sfilata, ringraziando emozionati il variegato pubblico. Gli ospiti famosi ci sono: tante starlette, in realtà, qualche nome illustre e una miriade di “devo esserci”. Non un solo palcoscenico, ma tante passerelle su cui, come durante il 56° Festivalone nazionale, sgambettano modelle, a Sanremo parlanti, qui esclusivamente scalpiccianti mentre a bordo palco si consuma lo spettacolo della continua conquista, da parte di una moltitudine di signore, di uno scatto accanto a Jennifer Lopez piuttosto che al calciatore di turno. La musica? Anche quella non manca: concitata, ritmata, martellante o accennata, non è la protagonista della kermesse, ma un buon comprimario.

Il cosiddetto Circo della Moda ha tolto le tende da Milano domenica, 26 febbraio 2006, lasciando la città orfana delle diafane valchirie. Le metropolitane si svuotano di stangone da un metro e ottanta, sostituite da signori paffuti meno accattivanti. Una fiera infatti è finita, ma un’altra è già cominciata. Si spengono i riflettori sulle feste patinate dei VIP, sulle bizzarrie di Dita Von Teese e del suo più famoso consorte Marylin Manson, si smontano passerelle, spariscono bicchieri di cristallo e magnum di champagne con cui inondare abiti e ospiti. La città torna a quella cupa finta quiete di sempre in attesa del prossimo defilee.

Al contrario del più famoso Festival nazional–popolare della canzone, la settimana della moda milanese non ha la visibilità televisiva della prima serata, è piuttosto uno spettacolo che si consuma nell’arco di tutte le 24 ore della giornata coinvolgendo un’intera città, con le location più tradizionali alle quali si affiancano sempre indirizzi insoliti, non più solo grandi Hotel o Palazzi storici, ma anche capannoni industriali di qualche prossimo nuovo quartiere di moda, oggi ancora etichettato come brutta periferia.

Per una settimana intera una straordinaria passerella ha coinvolto anche il marciapiede di fronte al palazzo di vetro e luce dove lavoro. Ho infatti scoperto che dall’altro lato della strada, in una palazzina anonima di un paio di piani, c’è la sede di una delle più importanti agenzie di moda internazionali.
La scoperta è avvenuta chiedendomi come mai tanti colleghi, in fila come un plotone di esecuzione, si mettessero sistematicamente a fumare o a fare finta di, proprio di fronte al nostro ingresso. Nessun nuovo modello di un ispirato stilista da guardare sognando di indossarlo, insomma, ma una marea di gambe sottili, braccia tornite e book fotografici sotto braccio in un continuo ritmato andirivieni, proprio come su una vera passerella di alta moda, con il sottofondo, non di un brano accattivante di qualche cantante emergente, ma del traffico di una via centrale di Milano e di qualche clacson insolente.
Anche questa è Milano.

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