Concerti Magazine Teatro Carlo Felice Venerdì 24 febbraio 2006

Zitti, zitti. Al piano Richard Goode

Magazine - Un salto di un secolo esatto: dal 1728 al 1828. È quello che propone la lunedì prossimo, ospitando l’americano : "il pianista dei pianisti, un artista superbo, che esegue il repertorio classico con la piena forza del suo cuore e della sua mente”, come lo definisce il Times di Londra. O, se preferite, “un pianista dotato di una vera, romantica libertà di espressione, capace di un profondissimo coinvolgimento emotivo e con un’assoluta padronanza tecnica”, secondo il Washington Post.

Nel 1728 Bach pubblica le sei Partite per clavicembalo, “esercizi per il diletto spirituale di chi ama la buona musica”, così le presentava, (Goode esegue seconda e sesta), in esse fonde con ineguagliata maestria gli stili europei dell’epoca, dando alla luce una musica che non conosce né inizio né fine e combina la perfezione della scrittura ad una generosa espressività e virtuosismi; si alternano con la massima leggerezza, minuetti, burlesche, scherzi, arie, gavotte, ma anche momenti di improvvisazione, perfino un “capriccio” (II Partita) e qualche fuga nascosta qua e là (VI Partita).

Ma la fuga (forma musicale basata su un tema proposto da più voci, con cui Bach s’identifica e che porta a perfezione) è protagonista anche del Clavicembalo ben temperat, pietra miliare come poche nella storia della musica, scritto “per il profitto e per l’uso della gioventù musicale desiderosa d’apprendere”. Ascoltando in concerto l’esecuzione di questi brani, 48 preludi e fughe in tutte le tonalità maggiori e minori (Goode ne eseguirà solo tre “coppie”), si ha la sensazione che in Bach tutto sia già stato composto e che all’interprete non resti più nulla da aggiungere; ma possiamo provare a farci strada in questo mondo pensando a ciascun preludio e fuga, individualmente, come a un miracolo di singole invenzioni con le loro particolari fattezze, e renderci conto che forse Bach è stato il primo a scoprire la dimensione spirituale del dialogo con lo strumento, a tu per tu, nel silenzio del mondo intorno.

L’ultima parte della serata prevede la Sonata D 960 di Franz Schubert (1797 – 1828), che risale ai suoi ultimi mesi di vita, e risente dello stesso clima di cui abbiamo parlato a proposito di , costituendo un impressionante testamento spirituale del grande compositore. L’inventiva melodica non viene mai meno, ma la musica è pervasa da una serena rassegnazione. Le sonorità sono sempre calibrate, mai estreme, piuttosto raccolte e assottigliate nella strumentazione, come s’intende fin dalle prime note del tema del primo movimento. Si prosegue poi con un Andante sostenuto d’attonita, lugubre introspezione, in cui riaffiorano letteralmente i paesaggi di Winterreise, carichi di funesti presagi. Il terzo movimento è una luce, un sogno: un lontano tempo di valzer, velato di nostalgia. Infine, l’Allegro non troppo finale, in cui convivono marce saltellanti, frasi liriche e momenti drammatici: l’ultimo amaro sorriso di Schubert, prima di addormentarsi.



Giovine Orchestra Genovese
Lunedì 27 febbraio 2006, ore 21.00 – Teatro Carlo Felice
Richard Goode, pianoforte
Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)
- Partita II in Do minore BWV 826
dal “Clavicembalo ben temperato”:
- Preludio e Fuga n. 11 in fa magg. (libro II) BWV 880
- Preludio e Fuga n. 2 in la min. (libro II) BWV 889
- Preludio e Fuga n. 4 in do diesis min. (libro I) BWV 849
- Partita VI in Mi minore BWV 830
Franz Schubert (1797 – 1828)
- Sonata in Si bemolle maggiore, D 960
Biglietti da € 25 a € 45, giovani € 10.

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