Magazine Giovedì 23 febbraio 2006

Segnali di Fumetto

Nelle immagini alcune copertine di Hammer.
© www.spaziojml.it
Premessa:
è stato probabilmente il miglior fumetto di fantascienza degli anni novanta.
Ora vi racconto perché.

Quando alla Fiera del Fumetto di Lucca del Novembre del 1994 vidi il Numero 0 ero curioso. Stava nascendo, edito dalla , un nuovo fumetto di fantascienza. Erano anni d’oro per i fumetti; un albo costava 2700 Lire, 1 Euro e 40 centesimi del nuovo amatissimo conio.
Era un periodo di grande sperimentazione per il balloon nostrano e si esploravano strade che lo avrebbero cambiato in meglio dopo un lungo periodo di staticità.
In questo contesto, Hammer era ricerca, originalità e soprattutto qualità lontana dalla . Una grande sfida insomma.

La squadra che assemblò astronave, equipaggio e viaggi era formata da disegnatori di talento: Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi (in arte Majo), Luigi Simeoni, Andrea Mutti e Stefano Vietti. Il risultato era tanto eccellente che la chiusura prematura lo ha trasformato in un vero e proprio cult.

Hammer demolisce gli schemi classici. Nessuno è Il Capo tanto che protagonista è l’astronave, non l'equipaggio. Quest'ultimo comincia a formarsi solo a partire dal secondo numero, La Caccia, forse il più bello della serie.
I tre protagonisti della serie: Helena, Colter e Swan non sono bravi ragazzi. Quando li incontriamo la prima volta sono tutti e tre incarcerati su una stazione orbitante. Nessuno è vittima di errori giudiziari, sono colpevoli. Punto. Non sono politically correct e soprattutto quel gran fetentone di Colter, piccolo, sporco e cattivo, è odioso, e per questo lo si ama alla follia.
La novità era proprio questa, finalmente c'erano eroi che vivevano di espedienti, personaggi noir in giro per la galassia.

I tre compagni di sventura scoprono, attraverso i poteri cibernetici di Helena, un'hacker formidabile, di essere ingabbiati in una realtà virtuale. Vi ricorda qualcosa? Pillola blu o pillola rossa?
Quando nel 1999 incontrammo il primo episodio di Matrix il deja-Vu fu tale da folgorarci. Io e i miei amici, conoscevamo la Matrice prima della famiglia Wachowski. Fu come scoprire il treno ai tempi di Leonardo, avete presente Non ci resta che piangere?
La domanda che molti a questo punto si fanno è: come è possibile che un fumetto di qualità e unico nel suo genere, se si esclude il bonellinano abbia chiuso i battenti dopo solo tredici mesi?
Ovviamente per colpa di Nathan Never.
I maligni raccontano che la Bonelli non volesse concorrenza e che per questo fece agli autori un’offerta che non potevano rifiutare: passare in blocco ad occuparsi di Nathan Never.
La verità è - raccontano gli autori - che la Casa delle idee avrebbe garantito un trattamento che alla Star - in riduzione di budget - veniva a mancare.

Fatto sta che la squadra che aveva messo su Hammer si trasferisce in blocco all’Agenzia Alfa. Il congedo è una grande storia corale di forte impatto: L’ultimo sogno vede infatti all’opera 3 sceneggiatori e 5 disegnatori.
Dopo un anno, i nostri tre eroi si dividono e ognuno va per la sua strada.

Forse un giorno si rincontreranno: nel frattempo, ogni tanto, prendo la pillola rossa e vado nella tana del bianconoglio assieme a quelle tre incredibili canaglie.

Consigli per gli acquisti:
Hammer non è rintracciabile nell'uffico arretrati . Vista tutta l’acqua che è passata sotto i ponti le bancarelle sono un’ottima alternativa a vaglia, raccomandate e prezzi maggiorati.
In Piazza Colombo e nelle librerie specializzate troverete i 13 albi a poche decine di centesimi. Il vero affare in questi casi è sempre in agguato. Tutta la serie a meno di 10 euro non è solo un sogno, ma una possibilità, soprattutto se si conoscono i negozi giusti e si ha voglia di una sana negoziazione, sempre consigliata per divertimento e risultati.

Buona Lettura!!
di Francesco Cascione

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